Quasi cinquemila voti che oggi non hanno rappresentanza istituzionale e otto ex amministratori locali esclusi dal voto per il rinnovo della Provincia. È questo il quadro ricostruito oggi dal Nuovo Quotidiano di Puglia, che riporta l’attenzione sulle conseguenze politiche delle crisi interne alle amministrazioni comunali e sulle rigidità della normativa che regola le elezioni provinciali.
Secondo quanto riferito dal quotidiano, sono 4.756 gli elettori che tra il 2021 e il 2023 hanno votato candidati poi eletti nei consigli comunali di quattro città della provincia di Brindisi e successivamente nominati assessori. In diversi casi, però, quelle esperienze in giunta si sono concluse prima del previsto.
Il risultato è un paradosso istituzionale: quegli amministratori oggi non ricoprono più alcuna carica elettiva e, avendo lasciato il seggio in consiglio per entrare nell’esecutivo, non potranno partecipare al voto per eleggere il presidente e il consiglio della Provincia. Una sorta di “ghigliottina politica” che attraversa schieramenti e città.
Tra i casi più emblematici citati dal quotidiano c’è quello di Gianluca Quarta, esponente di Forza Italia, eletto nel 2023 a Brindisi con 1.294 preferenze personali, il risultato più alto nel suo partito. Dopo l’ingresso nella giunta guidata dal sindaco Pino Marchionna, anche lui è stato poi sostituito a seguito delle tensioni interne alla maggioranza.
Nella stessa situazione si trovano anche altri tre ex assessori del capoluogo: Massimiliano Oggiano (Fratelli d’Italia), Luciano Loiacono (Casa dei Moderati) e Antonio Bruno, eletto nella lista civica del sindaco. Tutti avevano ottenuto centinaia di preferenze ma, dopo la fine dell’esperienza in giunta, sono rimasti senza ruolo istituzionale.
Proprio Quarta, nelle ultime ore, è tornato sulla vicenda con un lungo intervento sui social dal titolo “La presa della Bastiglia (parte 1)”, nel quale ricostruisce la sua versione dei fatti.
L’ex assessore ringrazia innanzitutto il quotidiano per aver riportato la vicenda e rivendica il proprio risultato elettorale: ricorda di essere stato il consigliere comunale più votato della storia di Forza Italia a Brindisi con 1.296 preferenze, nonché il candidato più suffragato degli ultimi anni a livello provinciale.
Secondo la sua ricostruzione, all’indomani delle elezioni comunali del 2023, proprio in virtù di quel risultato elettorale gli fu chiesto di entrare in giunta. In quella fase, sostiene, la coalizione e il sindaco Marchionna avrebbero firmato un documento politico con l’impegno a rispettare la volontà degli elettori, evitando di sostituire chi era stato scelto direttamente dal voto popolare.
Quarta afferma che, mentre l’amministrazione lavorava e venivano raggiunti risultati amministrativi, sarebbero però iniziati incontri riservati tra alcuni consiglieri, descritti come «riunioni carbonare», per studiare il modo di estromettere gli assessori più votati e fare spazio ad altri esponenti politici che, secondo lui, avevano ottenuto molte meno preferenze.
Nel suo racconto, il momento decisivo arriva all’indomani del G7, evento che – sottolinea – sarebbe stato gestito «in maniera encomiabile» dal settore dei lavori pubblici. È proprio in quel periodo che, secondo Quarta, si sarebbe concretizzata quella che definisce la “presa della Bastiglia”.
«Quella stessa mattina – racconta – fu presentata una mozione di sfiducia nei nostri confronti».
Quarta riferisce anche di un confronto diretto con il sindaco Pino Marchionna, che – secondo il suo racconto – gli avrebbe anticipato la decisione durante una cena, spiegandogli di dover «pensare a se stesso» e di non poter fare altrimenti, pur riconoscendo che si trattava di una scelta fuori dal comune e in contrasto con la volontà popolare.
«Questo mi turbò molto – scrive Quarta – e feci subito presente che avrebbe comportato la distruzione del centrodestra e soprattutto della volontà popolare».
Ma, aggiunge, «capì subito che nulla lo avrebbe scalfito dall’ambizione e dalla necessità di restare agganciato alla sua carica».
Da qui la sua lettura politica di quanto accaduto: una “presa della Bastiglia”, appunto, che avrebbe ribaltato gli equilibri usciti dalle urne.
Nel post Quarta sostiene che oggi in consiglio comunale siedano esponenti che hanno ottenuto «un decimo» delle preferenze raccolte dagli assessori poi sostituiti e che, senza il contributo elettorale di quei candidati, non avrebbero avuto la possibilità di essere eletti.
«Brindisi e i brindisini vanno rispettati», scrive, accusando l’attuale assetto politico di essersi trasformato in una sorta di “oligarchia” che continuerebbe a reggere l’amministrazione attraverso nuovi equilibri e alleanze politiche.
L’ex assessore arriva anche a lanciare una sfida pubblica: se quanto afferma fosse falso, auspica che qualcuno lo quereli, così da poter ribadire la sua versione dei fatti davanti a un giudice.
Infine Quarta allarga il ragionamento al funzionamento delle amministrazioni locali e alla legge elettorale comunale, che a suo avviso finirebbe per rendere i sindaci dipendenti dalle dinamiche interne ai consigli comunali.
Il suo intervento si chiude con un messaggio rivolto agli elettori: chiede scusa a chi lo ha sostenuto per averli portati, a suo dire, a commettere un errore politico, promettendo che una situazione simile «non avverrà mai più».
