October 1, 2020

Brundisium.net
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So benissimo che con questo articolo non rispetterò la deontologia giornalistica. Perché? Perché non potrà essere obiettivo. E probabilmente sarò deferito al Consiglio di Disciplina Territoriale. Ma la cosa non mi preoccupa più di tanto. Ho tutte le carte in regola per difendermi.

 

L’intervista è stata fatta a John Brown III (discendente di qualche dinastia monarchica? Non credo perché l’America è sempre stata liberal-democratica).
Brown è l’ala della Happy Casa Basket Brindisi che milita nel massimo campionato nazionale di serie A. E quando si è tifosi come il sottoscritto e “mostri” come questo signore, non si possono mettere le briglie alle parole, che vanno veloci più del pensiero perché, in automatico, collegano l’impresa di questi guerrieri di oggi a quelle della Libertas Brindisi di tanti anni fa. Allora, specie in occasione della stracittadina contro l’Assi Brindisi, erano stracolmi gli angusti spazi del palazzetto di via Ruta, così come oggi sono insufficienti quelli del PalaPentassuglia. Che impresa acquistare un biglietto allora, ma anche adesso!

 

Ma parliamo dell’intervista. Perché a quattro mani? Perché, come in una sonata al pianoforte, le note giungono più chiare e vanno a finire direttamente nel cuore di chi ascolta. E perché, anche se lo spartito è lo stesso, l’interpretazione si arricchisce di due tocchi di mano diversi.
E di chi sono le due mani che ho voluto vicino alle mie? Di un ragazzo brindisino: Gabriele Biamonte. Un ragazzo che, tifosissimo com’è della New Basket Brindisi e inserito nelle squadre minori, mi ricorda i tempi eroici del palazzetto “F. Melfi” di via Ruta.

 

Ma prima di passare all’intervista sarà bene fornire qualche informazione che non si trova nemmeno nella grande enciclopedia Wikipedia.
John Brown (Giovanni Marrone per gli italiani) è nato e cresciuto a Jacksonville, in Florida. Questo il suo percorso giovanile: Arlington Country Day School di Jacksonville – Body of Christ Christian Academy a Raleigh e la Olds Christian School.
Completa le High School ad High Point University dove diventa il secondo atleta di sempre della storia dei Phanters a vincere al primo anno il titolo di migliore Freshman della divisione Big South ed essere inserito nel primo quintetto di conference.
Praticava come hobby e sport il Lacrosse il primo anno alle High School, ma non più qui in Europa. Vive da solo ma dagli Stati Uniti riceve ogni tanto la visita della ragazza o dei familiari.

 

INTERVISTA

“Le uniche domande importanti sono quelle che uno si fa da solo” diceva Graham Green. Posso conoscere la domanda che più spesso ti rivolgi e la risposta che ti dai?

John: La domanda che mi pongo più spesso è “sono bravo abbastanza per competere ai più alti livelli?” Solitamente mi rispondo di si…

 

Oggi ad intervistarti saremo in due. La cosa particolare è che l’altro è un ragazzo brindisino che l’anno venturo frequenterà il Liceo Scientifico. Si chiama Gabriele Biamonte. Lo riconoscerai perché, quando non studia si allena con la sua leva Happycasa BR e frequenta il PalaPentassuglia. È un under 14 elite fortemente malato di tifo, tifo da basket. Quando lo vedrai dagli un “cinque”, lo farai felice. Ma poi credo che parlare ai ragazzi piaccia anche a te. O no? A proposito hai notato differenze sul modo di vivere tra Roma, Brindisi e Treviso (Nord – Centro – Sud)? Tre differenti realtà cestistiche e di modi di vivere. Quale di esse si avvicina di più a John Brown?

John: Nelle varie città in cui ho giocato le differenze sono poche.

 

L’intervista a quattro mani provoca le stesse emozioni di una sonata a quattro mani al pianoforte. A te piace la musica? Sei mai andato al Teatro Verdi di Brindisi ad ascoltare un’opera o a gustarti un concerto?

John: Purtroppo non sono riuscito ancora ad assistere ad uno spettacolo al teatro; sono peró stato ospitato!

 

“The times they are a-changin”, i tempi stanno cambiando, come diceva Bob Dylan. È così? John, in che direzione sta andando il mondo? Cambierà? In bene o in male?

John: Il mondo è come inaspettate montagne russe… io vivo col principio di rispettare chi mi rispetta e amare chi mi ama.

 

Non voglio sapere se sei democratico o repubblicano, ma solo se approvi la politica ambientalista del tuo Presidente.

John: Trump non è il mio presidente… comunque non ho interesse verso la politica.

 

Nostalgia, dal greco “nostos”(ritorno) e “algos” (dolore) = ritorno del dolore. Tu provi nostalgia per gli affetti lasciati in America? Cosa ti manca? Che cosa c’è a Brindisi che lì non c’è? E viceversa?

John: La cosa che mi manca del mio paese è la mia famiglia.

 

 

Sei d’accordo con quanto disse JfK: “Non chiedetevi cosa l’America può fare per voi, ma cosa voi potete fare per l’America”?

John: Conoscendo la storia del mio paese è difficile concordare o meno con questa affermazione.

 

“Dove andiamo? Non lo so ma dobbiamo andare”. Sei d’accordo con quanto scritto da Jack Kerouac in “On the road”?

John: Concordo pienamente. Se inizi qualcosa nella vita, devi essere pronto per andare fino in fondo.

 

Verresti a Brindisi in occasione dell’inaugurazione del nuovo Palazzetto?

John: Se venissi invitato farei il possibile per essere presente.

 

Proporrò alla Società NBB che il numero della tua canotta, insieme a quello dei “grandi” da qui passati, venga “congelato”. Sei d’accordo?

John: Anche solo pensare che venga ritirato il mio numero è un incredibile onore per me. Amo questa cittá con tutto il cuore. Se mai si realizzasse una cosa del genere sarebbe il punto più alto della mia vita.

 

Pensi alla NBA o non ti ha mai veramente interessato?

John: Non penso per niente all’NBA.

 

Gabriele: Nel basket è difficile confermare lo stesso roster l’anno dopo. Quanto è difficile cambiare compagni di squadra ad ogni stagione?

John: Per me non è difficile, dal momento che mi piace avere opportunità di incontrare nuove persone con cui poter stringere nuovi rapporti.

 

Gabriele: Al termine dell’ultimo incontro della passata stagione ti sei “macchiato” di un gesto rimasto nel cuore di tutti i tifosi brindisini salutandoli e baciando il parquet del PalaPentassuglia. In estate poi, quando oramai nessuno ci avrebbe più scommesso, sei spuntato fuori in un video con le ciabatte rosa, annunciando il tuo ritorno a Brindisi per un’altra stagione, infiammando nuovamente il cuore dei tifosi. Cosa rappresentano i tifosi brindisini per Giovanni Marrone?

John: In queste ultime due stagioni hanno rappresentato per me tutto e più di tutto.

 

Tra tutte le città che hai visto in Italia dove ti piacerebbe vivere?

John: Mi piacerebbe vivere in una città tranquilla, magari in campagna dove si gode la quiete.

 

Non ti parlerò di mare perché so che sei circondato, ad occidente, dallo spettacolare Golfo del Messico e, ad oriente, dall’Oceano Atlantico. Ma quando, non molto lontano dalla tua città natia, transita un uragano tropicale che effetto ti fa?

John: Non sono pessimista, penso che prima o poi passerà.

 

Gabriele: Qual è il miglior piatto gustato a Brindisi?

John: Il mio piatto preferito è la pasta alla carbonara.

 

Gabriele: Mi sono trovato, quale addetto al parquet, a passarti la palla durante il riscaldamento pre-partita. Ho notato nei tuoi tiri una tecnica particolare. Saresti disposto ad aiutarmi nel migliorare il mio tiro alla fine di una tua seduta di allenamento? Un domani avrei modo di raccontare ai miei figli di Giovanni Marrone.

John: Sono sempre disponibile soprattutto verso i ragazzi.

 

Vorrei rivolgerti, anche a nome di tutti tifosi, una preghiera. Quando, per acciuffare una palla, fai quelle spettacolari scivolate sul parquet tieni sempre sotto controllo la tua velocità e la distanza dai paletti pubblicitari. Meglio una palla persa che un campione azzoppato. Promesso?

John: Gabriele, é più forte di me: io ci provo sempre.

 

Conoscevi personalmente Kobe Bean Bryant? L’arma in più che, nel basket, Bryant ha chiamato “Mamba Mentality” è stata l’ossessione. La provi anche tu questa ossessione? Che sapore ti dà?

John: Per me la mamba mentality significa semplicemente “il duro lavoro ripaga sempre”.

FINE INTERVISTA

 

Diceva Freud che il sogno è il tentato appagamento di un desiderio. Aggiungo che per me è quello che rende più bella la vita. E allora sogniamo. E se lo facciamo alla grande vediamo che riusciamo a sognare anche lo Scudetto!

Nota dell’autore: Considerate le mie attuali precarie condizioni fisiche e le difficoltà incontrate nei collegamenti con gli USA, rivolgo un particolare ringraziamento a Francesco Caiulo, a Stefano Rossi Rinaldi, a Gianfranco Tomei e a Mario Giampietro per il prezioso contributo fornitomi

Foto: Maurizio De Virgiliis

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