December 13, 2019

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… i romanzi si leggono tutti d’un fiato …
la storia, con i suoi intrecci, ti deve prendere …
se sono scritti bene e la vicenda non è particolarmente inverosimile allora devi sentirti parte di ciò che accade in quelle pagine …

 

certe volte ti ritrovi nei pensieri di un personaggio …
in altre in una frase, nella descrizione di un gesto …
entri in un mondo parallelo al tuo per uno o due o tre giorni …
non sempre è un bel viaggio …
ma vale sempre la pena partire e scoprire, strada facendo se è tempo perso o no …

 

certi viaggi li fai e li rifai e ti piacciono sempre …
altri sono un tormento già appena metti il piede fuori da casa …
entri nel mondo delle emozioni e lì , si sa, non c’è bussola che tenga …
quando interrompi la lettura basta un segno di sospeso e basta …
una pagina piegata, un post it, un segnalibro …

i saggi invece sono un’altra cosa …
con questi devi rapportarti in tutt’altro modo …
il tema deve interessarti e all’autore devi riconoscere l’autorità di poterne parlare …
c’è un nesso forte fra argomento trattato, scrittore e lettore …

 

anche questa è una partenza ma è come se fosse un viaggio per lavoro … quando torni devi saperne di più, devi aver capito qualcosa che prima ti sfuggiva …
una sfumatura dimenticata, un approfondimento inaspettato, una declinazione nuova, uno spunto originale …
e vanno letti anche in modo e tempi diversi …

 

certe volte si accumulano in colonne sul comodino …
in altri casi rimangono lì da soli e vengono ripresi solo quando quell’ultimo concetto ti si è ficcato bene nel cervello …
si possono fare due o tre e a volte quattro viaggi assieme …
insomma qui non ci vuole la bussola ma carte nautiche e ragionamento …
per loro serve la matita giusta per sottolineare, l’evidenziatore, il post it con l’appunto scritto piccolissimo …

 

in questo scampolo indeciso di primavera non ho trovato spazio per nessun viaggio dell’anima …
il clima cittadino e quello nazionale spingono a riflessioni su temi generali … non c’è molto spazio per il privato …
sto leggendo tre libri diversissimi fra loro e tutti e tre egualmente interessanti … oggi li ho riguardati e soppesati, accarezzati e sfogliati mentre mi chiedevo quale aprire e quale re iniziare …

 

quando li ho acquistati ho provato la sensazione di essere sballottolato da un tema all’altro e di essere anch’io una vittima di questa nuovissima sindrome da esclusione per la quale bisogna sapere tutto di tutto attraverso le scorciatoie della saggistica a buon mercato o dei fascicoli settimanali sulla psicologia, sui Vichinghi, sull’antica Roma, sulla fisica spaziale o sul riscaldamento globale … sono tre saggi piacevoli … “Teoria della classe disagiata” di Raffaele Alberto Ventura, “La misura eroica” di Andrea Marcolongo e “Era di maggio” di Giampiero Mughini …

 

li sfoglio per rivedere di ognuno a che punto sono e per quale oggi mi sento più portato …
riprendo tre frasi sottolineate, ognuna da un saggio diverso …

 

primo libro, prima frase …
“L’uno (Giasone) partiva per tornare a casa e salvare il padre; l’altra (Medea) rifiutava il padre e partiva per non tornare più … entrambi non più ragazzi, non più figli ma uomo e donna adulti, anzi eroi. “Eroe” per i greci, era chi sapeva ascoltarsi, scegliere se stesso nel mondo e accettare la prova chiesta ad ogni essere umano: quella di non tradirsi mai” …

 

altro libro, altra frase :
“Siamo in due a ballare il tango, il me stesso di adesso e il me stesso di cinquant’anni fa. E come fanno i ballerini di tango, non ci guardiamo in faccia né ci parliamo… quel me stesso di cinquant’anni fa di cui per certi versi sono fiero, per altri ne sono un giudice severo. Un tipo con cui ho fatto i conti a lungo. E quando anni fa ho scritto Compagni addio era a lui fondamentalmente che davo un addio. Ossia alla mia giovinezza” …

 

terzo libro, terza frase :
”La classe disagiata (i giovani) è come incatenata ad un’educazione che la costringe a desiderare un’esistenza che non può permettersi … oggi non si deve più parlare soltanto di ineguaglianza dal punto di vista della distribuzione delle risorse , bensì riflettere sulla ripartizione asimmetrica di opportunità di vitadal punto di vista culturale e psicologico, insomma sulla diseguale distribuzione della dignità sociale” …

 

tre frasi, tre libri diversi, tre approfondimenti nuovi … diversi? …

 

Non tanto a ben guardare …
forse anch’io, come tantissimi altri genitori, ho un solo pensiero e una sola domanda …
ce la fanno i tanti nostri M. ed L. ? …
in che mondo vivranno?
Come faranno ad essere felici?
Saranno se stessi?
Cadranno?
E se cadranno sapranno rialzarsi? …
e alla fine mi viene in mente una poesia …

 

“Bene, vediamo un po’ come fiorisci,
come ti apri, di che colore hai i petali,
quanti pistilli hai, che trucchi usi
per spargere il tuo polline e ripeterti,
se hai fioritura languida o violenta,
che portamento prendi, dove inclini,
se nel morire infradici o insecchisci,
avanti su, io guardo, tu fiorisci.”

 

Un caro saluto da
Apunto Serni

 

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