July 18, 2019

Print Friendly, PDF & Email

Il Forum “Per cambiare l’ordine delle cose” della provincia di Brindisi sostiene la presa di posizione del sindaco della città di Brindisi sull’apertura del porto, che ribadisce il concetto che in uno stato civile i porti sono aperti e ricorda pubblicamente la vocazione dei brindisini all’accoglienza.

 

Infatti nel 1991 tanti cittadini aprirono le case a tanti propri simili fuggiti dall’Albania e, 21 anni fa, “nonna Teresa” all’emiro del Qatar, nella semplicità di gesti che nella nostra tradizione “non si negano a nessuno”. Tale vocazione è stata confermata di recente dall’apertura da parte dello stesso sindaco di un centro di accoglienza per far fronte al gelo per i senzatetto e i dimenticati e dalla distribuzione da parte di volontari di abiti invernali, da novembre ad oggi, per i più bisognosi nonché, lo scorso novembre, dalle testimonianze rese alle forze dell’ordine, dopo i pestaggi di due ragazzi di origine africana avvenuti in città, che hanno fatto arrestare gli autori.

 

Cogliamo nella dichiarazione di apertura del sindaco Rossi, insieme alla sollecitazione alla ospitalità e all’accoglienza, già presente nella storia della città, l’appello a non perdere l’umanità di gente che, proprio perché vive sul e del mare, è sempre stata una porta di scambio e incontro con l’Oriente, e a realizzare con dignità il ruolo di ponte tra popoli, preoccupandosi di migliorare con intelligenza le proprie condizioni di vita a favore di chi il territorio lo vive e di chi vuole viverci e può contribuire al suo sviluppo. Il Consiglio comunale di Brindisi aveva già, inoltre, approvato un ordine del giorno chiedendo la sospensione del decreto sicurezza.

 

Innumerevoli sindaci e presidenti di regioni (Piemonte, Toscana, Emilia-Romagna, Calabria, Umbria, Lazio e Basilicata) contestano il decreto. In esso, come appena dichiarato dal presidente dell’Umbria e precedentemente dal Consiglio Superiore della Magistratura, si evidenziano profili di “palese incostituzionalità che vanno ad impattare su tutte le più importanti materie di legislazione regionale quali salute, assistenza sociale, diritto allo studio, formazione professionale e politiche attive del lavoro e l’edilizia residenziale pubblica”. Con la conseguenza che “i vari diritti riconosciuti, soprattutto mediante la legislazione regionale, come il diritto alle cure mediche e ad usufruire dei servizi sanitari, il diritto allo studio, comprese le provvidenze per gli studenti universitari, la formazione professionale che viene erogata soprattutto agli immigrati, con benefici per l’occupazione dei nostri giovani, o vengono compromessi o ne viene aggravato l’esercizio, per cui il percorso all’integrazione viene interrotto determinando insicurezza sociale”.”

Insicurezza che inevitabilmente si ripercuote nei territori provinciali e comunali.

 

Se la dialettica tra una giustizia e una sicurezza auspicate per tutte e tutti, da costruire insieme nei diversi territori valorizzando diversi contributi in percorsi complessi ma possibili (e l’esperienza di Riace lo ha dimostrato) e una giustizia e una sicurezza ridotte a parole vuote sventolate da alcuni per una campagna elettorale continua, si pratica sulla pelle di 49 persone sofferenti e provate dalla permanenza nel disastro libico e che da troppi giorni non toccano terra, diventa impossibile non prendere posizione.

 

Non possiamo tacere il senso di vergogna e la coscienza di perdita di umanità, della nostra umanità, davanti allo spettacolo di consultazioni tra Stati, proposte di separazione tra componenti di famiglie, polemiche sui porti, dure opposizioni motivate dalla crisi economica che non permetterebbe persino di accogliere solo 49 esseri umani in balia del mare, impauriti per la loro sorte, pedine di un gioco che li riduce a oggetti. Persone che possono, se accompagnate, presto contribuire alla crescita sostenibile, laboriosa e collettiva del Paese, di cui tutti avremmo bisogno e che tardiamo a costruire.

 

Forum provinciale di Brindisi per cambiare l’ordine delle cose

No Comments