January 26, 2026

Confesercenti Brindisi esprime soddisfazione per lo studio dell’Osservatorio Reti e commercio locale, promosso da Nomisma e Percorsi di Secondo Welfare, che fotografa con chiarezza un fenomeno da tempo noto e dibattuto: la progressiva riduzione dei negozi di vicinato e la trasformazione della rete commerciale italiana.
“Lo studio conferma, con dati autorevoli, ciò che come associazione sosteniamo da anni” afferma Michele Picciirillo Presidente della Confesercenti della provincia di Brindisi. “La desertificazione commerciale non è un allarme astratto, ma un processo reale che ha già inciso sulla morfologia delle nostre città, sulla qualità della vita nei quartieri e sulla tenuta della rete di prossimità, cioè quell’insieme di negozi e servizi quotidiani – alimentari, bar, tabaccai, ferramenta, botteghe – che garantiscono presenza, sicurezza e vita nei quartieri. Quando questa rete si indebolisce, si indebolisce la città stessa”.
La vera novità che emerge dal rapporto riguarda però il “fenomeno Puglia”. A differenza di altre aree del Paese, la regione mostra una dinamica peculiare: alla progressiva riduzione delle attività di commercio tradizionale corrisponde una crescita significativa delle attività di somministrazione – bar, ristoranti, locali legati al cibo e all’accoglienza.
“Non siamo di fronte a un semplice cambio di insegne” sottolinea Michele Piccirillo . “È una trasformazione strutturale: il commercio al dettaglio arretra, mentre avanzano le attività legate al food e alla ristorazione. Questo è dovuto certamente alla brillante capacità degli esercenti pugliesi di interpretare i cambiamenti, ma anche – e in modo sempre più evidente – all’incremento dei flussi turistici, alimentato in particolare dallo sviluppo dell’extralberghiero”.
Confesercenti Brindisi invita però a leggere questi dati con lucidità: “Da un lato, è un segnale di vitalità: la Puglia ha saputo cogliere l’opportunità del turismo e trasformarla in impresa. Dall’altro, non possiamo ignorare il rischio di uno squilibrio: se il commercio di vicinato arretra troppo e la città si regge solo su somministrazione e turismo, la struttura economica e sociale diventa più fragile, più esposta alle stagioni, alle mode e agli shock esterni”.
Ed è qui che l’associazione introduce un concetto chiave: la città esposta. “Una città fatta solo di locali e case vacanza non è una città più viva: è una città più esposta. Esposta alle stagioni, perché funziona solo quando arrivano i turisti. Esposta alle mode, perché basta un cambio di tendenza per far crollare i flussi. Esposta agli shock esterni, come abbiamo visto con la pandemia. Ed esposta alla perdita di residenti, perché quando il commercio arretra e i servizi quotidiani spariscono, le persone se ne vanno. Una città così non cresce: si sbilancia”.
Proprio alla luce di questi dati, Confesercenti Brindisi richiama anche la proposta avanzata nelle scorse settimane sulla chiusura domenicale generalizzata.
“Lo studio Nomisma conferma la fondatezza della nostra posizione: una domenica uguale per tutti – negozi di vicinato, GDO e centri commerciali – con l’unica eccezione dei beni e servizi essenziali. La domenica pesa in modo marginale per gli esercizi di prossimità, mentre rappresenta fino a un quinto delle vendite settimanali dei grandi poli commerciali. È proprio questa asimmetria a generare squilibrio. Una chiusura domenicale generalizzata ristabilirebbe condizioni di concorrenza eque, riducendo il vantaggio strutturale dei grandi operatori e restituendo dignità al tempo delle famiglie che tengono aperti i nostri quartieri”.
Per Confesercenti Brindisi, il “fenomeno Puglia” va quindi governato, non subito. “La capacità degli imprenditori pugliesi di adattarsi è un valore, ma non può sostituire le scelte di programmazione. Servono politiche che mantengano in equilibrio le diverse funzioni della città – commercio, ristorazione, accoglienza e turismo – evitando che una sola prevalga sulle altre e indebolisca la vita quotidiana dei centri urbani”.
“Accogliamo con favore lo studio dell’Osservatorio” conclude l’associazione. “Ora nessuno può più dire di non sapere. I dati ci sono: sta alla politica decidere se limitarsi a prenderne atto o usarli per costruire una strategia che tenga insieme sviluppo, equilibrio e qualità della vita nei nostri territori”.

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