July 21, 2026

“Creare sinergia in ufficio per poi fare canestro insieme sotto le stelle, dimostrando che lo spirito di squadra non ha confini. Oggi intervistiamo il dott. Maurizio De Nuccio, Direttore Generale dell’ASL Brindisi, che ha vissuto in prima persona il torneo di basket Over 45 ‘Addò Giurgola’ sul playground serale di Piazza Santa Teresa. Non solo come manager, ma come giocatore al fianco della sua squadra aziendale. Un’esperienza che racconta come il benessere professionale, la complicità nel tempo libero e la passione sportiva si fondano per costruire un gruppo solido, capace di fare squadra tanto nei corridoi della sanità quanto sul cemento del campo da gioco.”

Dottor De Nuccio, Lei partecipa al torneo “Addò Giurgola” con la squadra dei dipendenti ASL. Qual è il motivo principale che vi ha spinti a scendere in campo?
Abbiamo deciso di scendere in campo perché crediamo che la salute si promuova anche con l’esempio. Lo sport è prevenzione, benessere, condivisione e rappresenta un linguaggio universale capace di unire le persone. Partecipare a questo torneo significa essere vicini alla comunità anche al di fuori degli ospedali e dimostrare che la ASL è parte integrante del territorio.

 

Come Direttore Generale della ASL, Lei promuove quotidianamente sani stili di vita. Giocare in prima persona è un modo per dare il buon esempio?
Assolutamente sì. Chi ricopre un ruolo istituzionale deve essere il primo a credere in ciò che propone. Se chiediamo ai cittadini di fare attività fisica, di prevenire le malattie e di adottare corretti stili di vita, dobbiamo essere noi i primi a metterli in pratica.

 

In che modo lo sport praticato, anche in un torneo Over 45, si trasforma nel più potente strumento di prevenzione medica?
L’attività fisica è una delle medicine più efficaci che abbiamo a disposizione. Riduce il rischio di tante patologie, migliora la salute mentale, favorisce la socializzazione e aumenta la qualità della vita. Non esiste un’età giusta per fare sport: esiste solo la voglia di prendersi cura di sé.

 

La vostra squadra è composta interamente da dipendenti della ASL. Quanto conta lo sport per fare “gioco di squadra” anche dentro le corsie degli ospedali e negli uffici?
Conta moltissimo. In campo impariamo ad ascoltarci, a sostenerci e a fidarci l’uno dell’altro. Sono gli stessi valori che ritroviamo ogni giorno nel lavoro di squadra tra medici, infermieri, tecnici, amministrativi e operatori sanitari. Lo sport rafforza il senso di appartenenza e migliora anche il clima lavorativo.

 

Sul campo i ruoli gerarchici si azzerano: il Direttore Generale diventa un compagno di squadra come gli altri. Che valore ha questo tipo di integrazione aziendale?
È uno degli aspetti più belli di questa esperienza. Sul campo non esistono scrivanie o incarichi, ma persone che inseguono lo stesso obiettivo. Questo crea relazioni autentiche, rafforza la fiducia reciproca e contribuisce a costruire una squadra ancora più unita anche nella vita professionale.

 

C’è un aneddoto divertente o un momento di spogliatoio che fotografa al meglio lo spirito di questo gruppo di camici bianchi in calzoncini?
Le battute non mancano mai. C’è sempre qualcuno che si sente ancora un ventenne e qualcun altro che scherza sui piccoli acciacchi dell’età. Ma la cosa più bella è vedere persone che ogni giorno lavorano in reparti diversi ritrovarsi insieme con entusiasmo, ridere, divertirsi e fare gruppo. È questo il vero successo.

 

Il torneo “Addò Giurgola” è un appuntamento molto sentito nel brindisino. Cosa rappresenta per la ASL Brindisi essere presente e attiva sul territorio anche attraverso eventi ricreativi?
Significa confermare che la sanità non è fatta solo di ospedali e ambulatori. Essere presenti in eventi come questo vuol dire promuovere salute, dialogare con i cittadini e costruire un rapporto di fiducia con la comunità. È un modo diverso, ma estremamente efficace, di fare prevenzione.

 

Oltre all’aspetto agonistico, questo torneo ha una forte valenza sociale. Quale messaggio volete lanciare alla comunità locale?
Che sport, salute e solidarietà possono e devono camminare insieme. Non è un caso che, in occasione della finale, sarà presente anche l’autoemoteca della ASL Brindisi per promuovere la donazione del sangue. Vogliamo dimostrare che anche un evento sportivo può trasformarsi in un’occasione per salvare vite umane.

 

Dal punto di vista prettamente sportivo, qual è l’obiettivo della squadra dei dipendenti ASL in questo campionato Over 45? Puntate alla vittoria?
Quando si entra in campo si cerca sempre di vincere, ed è giusto che sia così. Ma il nostro obiettivo più grande è rappresentare con orgoglio la ASL Brindisi, divertirci, stare insieme e trasmettere un messaggio positivo. Se poi arriverà anche la vittoria, sarà una soddisfazione in più.

 

Questa esperienza virtuosa diventerà un appuntamento fisso? Avete in mente altri progetti che uniscono i dipendenti ASL attraverso lo sport e la solidarietà?
Assolutamente sì. Questa non è un’esperienza occasionale, ma un percorso che vogliamo continuare a sviluppare. In questi mesi abbiamo già disputato una partita all’interno dell’Istituto Penale per i Minorenni di Bari insieme ai ragazzi detenuti, abbiamo giocato con bambini e ragazzi di famiglie immigrate e partecipato a tornei dove sport e solidarietà sono stati protagonisti. Continueremo a promuovere iniziative di questo tipo perché crediamo che lo sport sia uno straordinario strumento di inclusione, prevenzione e crescita sociale. La vera vittoria non è soltanto quella sul campo, ma riuscire a costruire una comunità più sana, più unita e più solidale.

Giada Amatori

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