February 27, 2021

Brundisium.net
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Sig. Presidente,

in seguito al risultato elettorale che lo ha visto riconfermato presidente della Giunta Regionale della Puglia, è maturo il momento in cui potrà dare priorità all’ascolto dei cittadini rispetto ai burocrati apicali che negli anni scorsi l’hanno costretta a rappresentare posizioni indifendibili, suo malgrado.

 

Nel 2015 Lei ha ereditato dalla Giunta Vendola una legge di riordino dei consorzi di bonifica (L.R. 4/2012) frutto di una rappresentazione irreale e non veritiera da parte dei burocrati, cui all’epoca fu data carta bianca.

 

Ed è così che Lei, nel 2015, ha dovuto affrontare la emissione problematica dei contributi di bonifica (ormai aboliti dall’anno 2000) dal 2014 venendo indotto a dover difendere un genus di tributo di bonifica del tutto inesistente rispetto ai presupposti impositivi fissati dal R.D. 215/33, per “opere a farsi in futuro”: Previsione al limite dell’illecito atteso che i contributi di bonifica sono notoriamente il rimborso della spesa sostenuta dal consorzio, e rimasta a carico del bilancio dello stesso per opere che hanno causalmente prodotto un vantaggio di natura fondiario sui terreni assoggettati a contribuzione. Pertanto la legge vieta assolutamente di liquidare ed incassare contributi di bonifica in virtù della mera previsione di opere future a farsi non in corso di realizzazione.

 

Le chiediamo di fare, quindi, una operazione verità, in seguito alla quale Lei, Presidente, avrà modo e motivo di annullare i contributi di bonifica formati dal 2014 in poi.

 

Le rammentiamo che sulla base delle attestazioni degli UU.TT.CC. si evince come i consorzi di bonifica, a seguito della legge di riordino del 2012, hanno ripreso l’attività solo “formalmente” senza svolgere in concreto le attività previste nei piani di bonifica. Del resto gli stessi atti amministrativi prodromici alla instaurazione del potere impositivo sono addirittura successivi all’anno a cui la contribuzione si riferisce!

 

L’aspetto più grave su cui la burocrazia regionale ha taciuto, inducendo in errore la programmazione politica regionale, è quanto sia stata esaltante, efficace ed efficiente l’attività di difesa del suolo e di manutenzione idrogeologica del territorio in Puglia dal 2003 al 2013 a cura dei Comuni, in seguito del recepimento del decentramento amministrativo di cui al D. Lgs 112/98 (LL.RR. da 17 a 22 del 30/11/2000). La Puglia in seguito a ciò è stata esemplare a livello nazionale divenendo la punta avanzata di una stagione di riforma della bonifica (Basilicata, Molise, Campania, Emilia Romagna).

 

Nonostante che la Regione Puglia si è fatta carico del pagamento degli stipendi dei dipendenti dei consorzi di bonifica, tale esborso (presentato come debito dei consorzi ma in realtà una partita di giro considerato che questi sono enti strumentali regionali) è stato comunque INFERIORE – producendo una enorme economia alle casse regionali – rispetto agli esborsi che la stessa Regione sino al 2003 ha sostenuto per i piè di lista delle manutenzioni di difesa del suolo “eseguiti” sul territorio regionale. Da tale anno, da quando alla difesa del suolo vi hanno provveduto direttamente i Comuni, sono stati risolti definitivamente annosi problemi idrogeologici che si trascinavano da decenni senza che i consorzi riuscissero a dare soluzioni. Si pensi all’allagamento del centro abitato di Mesagne, alla messa in sicurezza del Canale Reale a Latiano, alla eliminazione degli allagamenti sulla via per Grottaglie a Francavilla Fontana col ripristino del Canale Pendinelle, alla eliminazione delle esondazioni del Canale Patri a Brindisi, al corretto displuvio delle acque del Canale Infocaciucci tra San Pietro Vernotico e Torchiarolo. La competenza comunale ha consentito ad Ostuni di realizzare – precedente assoluto a livello nazionale – il primo riuso di reflui affinati mercé la gestione diretta dei terreni beneficiari (mentre tutte le gestioni del riuso dei reflui da parte dei consorzi di bonifica, quale quello di San Pancrazio Salentino, non decollano e l’acqua si perde). E tutto ciò mentre i cittadini, dal 2000 al 2013, non hanno pagato contributi risparmiando milioni di euro.

Il decentramento ai Comuni ha aperto ad una esaltante stagione di soluzione di criticità. Ed il tutto ad un costo degli appalti di gran lunga inferiore rispetto ai Q.T.E. per le stesse opere dei consorzi di bonifica. Mentre il riordino dei consorzi legiferato nel 2012 sta creando situazioni paradossali quali: La intermediazione burocratica del consorzio di bonifica per la gestione del Parco Fluviale lungo i 43 km del Canale Reale, area di riserva ambientale e rinaturalizzazione, in cui un ente predisposto per il miglioramento fondiario quale il consorzio di bonifica sta come il ladro messo a sorvegliare la cassaforte! Il mancato affidamento della gestione corretta degli acquedotti rurali e irrigazioni, sempre a causa della intermediazione degli enti di bonifica.

 

Intanto ai proprietari dei terreni, e non solo (anche per i fabbricati rientranti nel perimetro del servizio idrico integrato comunale), vengono recapitati addebiti di contributi di bonifica per una attività mai svolta dai consorzi di bonifica e, quindi, come attestato anche dai provvedimenti delle Commissioni Tributarie, del tutto nulli. A tal proposito è gravissimo che non si tenga conto come l’onere tributario costituito dai contributi di bonifica deve essere inserito nella determinazione e valutazione del più ampio carico complessivo tributario, reale e personale, di ogni Comune (è sempre il D. Lgs 112/98 a prescriverlo all’art. 66!) così che esso sia equilibrato e armonico. Ciò non viene fatto: i Comuni sono esclusi dalle decisioni sul potere impositivo da parte dei consorzi.

 

La burocrazia regionale tra il 2012 ed il 2015 ha taciuto la realtà vera della difesa del suolo in Puglia e ha pensato di operare una restaurazione della intermediazione burocratica di costose stazioni appaltanti inefficienti, andando a far cancellare alla chetichella di nascosto la norma di attuazione della competenza esclusiva dei Comuni in materia di difesa del suolo con riguardo ai piani di bonifica, con un’anonima ed all’apparenza insignificante Lettera i) del comma 1, dell’art. 40 – Abrogazione di norme, della L.R. 13/03/2012, numero 4 – Norme di riordino dei consorzi di bonifica, che dispone l’abrogazione dell’art. 16 – Disposizioni per il contenimento della spesa dei consorzi di bonifica) della legge regionale 7 marzo 2003, n. 4, che faceva soggiacere l’attività dei consorzi di bonifica al concerto, cioè al consenso preventivo, dei Comuni. I quali, per inciso, dal 2003 al 2012 non hanno mai dato il concerto ai consorzi di poter operare!

 

Tutto ciò premesso e considerato, contiamo su di Lei, Sig. Presidente Emiliano affinché i perimetri di contribuenza ed i piani di bonifica siano annullati e, di conseguenza, siano annullati i contributi di bonifica emessi dal 2014 in poi e sia restituita unitarietà, efficacia ed efficienza alla cura del territorio, restituendo la piena operatività alla competenza dei Comuni in fatto di difesa del suolo.

 

Comitato Cittadini per la difesa del territorio
coordinatore, Antonio de Franco

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