December 13, 2019

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Con riferimento agli elettori, cioè a persone fisiche che si prendono la briga di recarsi a votare – perché è questo che dice loro la coscienza e, in subordine, la Costituzione – che senso ha l’operazione aritmetica che sto per enunciare?
Or dunque, considerato che gli elettori di Brindisi sono 73.948 e che i votanti al ballottaggio del 24 giugno sono stati 30.046 (cui si aggiungono 156 schede bianche, 455 nulle e 7 contestate) si ricava la percentuale del 40,63% (quella retrospettiva, invece, è del 60,73%).

In particolare i consensi raccolti dall’ing. Riccardo Rossi sono stati 16.658, pari al 56,61% (fonte: quotidiano.net).

 

Questo, sempre in termini di aride cifre, vuol dire che si è espresso in suo favore solo il 56,61% di un misero 40,63%! Sono stati cioè solo 16.658 i cittadini che hanno approvato il programma di Rossi. Pochini. Molto pochi. Pochissimi per esultare, per proclamare – in controtendenza con i risultati nazionali, una affermazione del centrosinistra – e per certificare un inizio di cambiamento.
Infatti, oltre alla cifra statisticamente irrilevante ai fini di un vero cambio di tendenza, c’è da capire quale sia il valore da attribuirle per poter parlare di un convinto consenso. Cominciamo quindi a chiederci perché 43.902 concittadini non si sono recati ai seggi.

La giornata contraddistinta da un’anomala tramontana bagnata da improvvisi scrosci di pioggia non favoriva certo l’invito di craxiana memoria a recarsi tutti al mare. Né la città, esauriti frettolosamente tutti gli eventi estivi, eccezion fatta per i Campionati italiani di moto d’acqua e hydrofly, offriva altre attrattive per ammazzare la domenica. Si può quindi concludere che questi cittadini abbiano volutamente disertato le urne, oltre che per una sempre più radicata disaffezione allo strumento principe della democrazia – il diritto-dovere del voto – per il timore di avallare una situazione potenzialmente esplosiva.

 

Viceversa cosa ha spinto la restante parte a rinunciare allo shopping domenicale nei Centri commerciali? E, soprattutto, cosa li ha convinti a votare Rossi e non Cavalera? Fatta salva la schiera dei fedelissimi, per gli altri dev’essere stato il presentimento che la presenza di troppi volti noti nell’altra coalizione avrebbe potuto condannare Brindisi ad un’altra esperienza commissariale.
Che poi tanto negativa non è stata. Se si pensa che in appena undici mesi il dott. Giuffrè e i suoi sub-commissari hanno risolto problemi che, dalle precedenti amministrazioni, venivano bollati come irrisolvibili. Quale quello dei rifiuti – la madre di tutti problemi – che, agli occhi dell’intero Paese, ci ha etichettati peggio della gente del Terzo mondo. Per non parlare del risanamento del bilancio, con un ritorno in utile, dopo anni di perdite, di BMS e Fondazione del Teatro. Della messa in regola del dormitorio di via Provinciale per San Vito, altra vergogna paragonabile a quella dello stazionamento degli schiavi del Terzo millennio nei Centri di accoglienza. Delle trattative con la beneamata (!) Enel per l’illuminazione del parco del Cillarese e della S.P. 41. Eccetera, eccetera.
Anzi, no. Mi piace sottolineare anche l’impegno del Commissario nel campo della cultura senza la quale – non sono io ad affermarlo – una città, una società sono destinate a un declino irreversibile. In quest’ottica è stata “salvata” dall’obbrobrio del cemento la fontana Tancredi, la fontana dei Crociati. E, nelle ultimissime ore del commissariamento, il monumento ai Caduti brindisini scolpito dal “nostro” Edgardo Simone.

 

Quando, nella seduta consiliare del 25 settembre 1926, il sindaco Serafino Giannelli diceva che «…la città deve finalmente sciogliere il suo voto e rendere onore alla memoria dei brindisini caduti in guerra con un’opera che riesca degno ricordo e più degna apoteosi del loro sacrificio e pegno tangibile della riconoscenza e gratitudine cittadina…» non avrebbe mai potuto immaginare che, a distanza di anni, quei blocchi di candido marmo che la mano di Simone aveva elevato alla gloria dell’Arte, sarebbero degradati, più che per il nero delle croste, delle patine biologiche, dei depositi di guano e dell’atmosfera inquinata, per l’irriconoscenza dei figli di quei cinquecento Eroi.
Ebbene, a salvare questo capolavoro, oltre che simbolo delle nostre radici, non è stato uno dei tanti sindaci che si sono succeduti dal 22 novembre 1931 – anno della solenne inaugurazione alla presenza del re Vittorio Emanuele III – ma un Commissario prefettizio siciliano!

 

E sapete come si è espresso Marco Piovella, il tecnico (settentrionale!) della Lighting and. che, insieme ai restauratori ha curato la nuova, bellissima illuminazione del monumento? Ha detto: «…perché Brindisi è bella. Perché la gente di Brindisi lo merita. E soprattutto perché Brindisi ha una storia importante, da tramandare, da custodire e da mostrare in tutta la sua bellezza a chiunque la visiti. Sia arrivando da terra. Sia arrivando da mare».

 

Ebbene, il direttore della testata BrindisiReport definisce “soluzione proconsolare” quella cui si ricorre quando viene meno la fiducia nel governo elettivo della res publica, ovverossia quando si predilige una gestione commissariale a quella democraticamente scelta dai cittadini. Ed è giusto che la pensi così. Non c’è dubbio che si tratti di una forzatura. Una soluzione che induce a inquietanti accostamenti ai periodi storici neri compendiabili nel pensiero della carota e del bastone. E che Platone descriveva come il trionfo della tirannide sulla democrazia.

 

Ma quando la realtà conduce a un vicolo cieco e gli strumenti democratici si dimostrano insufficienti a uscire dall’impasse, allora ci si ottura il naso e si sceglie la soluzione proconsolare. Con la speranza che, al più presto, si ritorni al buon governo. Quello fatto dai cittadini che sentono la necessità di provarci ancora una volta.

 

Ma torniamo al significato da attribuire al ballottaggio. Il direttore di BrindisiReport, nel suo editoriale del 26 giugno, parla del “trionfalismo situazionista” del presidente Michele Emiliano che, da Mosca, non ha tardato a far giungere il suo illuminato parere: «Siamo l’unica regione italiana nella quale la coalizione, sia pure nelle sue varie forme, ha saputo prevalere in modo schiacciante sia sul M5S sia sul centrodestra, portando a casa una vittoria di 10 a 1». E anche in questo caso Orlandini ha visto bene.
Perché, “caro” Presidente, non credo proprio che a Brindisi abbia veramente vinto il centrosinistra. Vede, caro Presidente cui non è mai stato a cuore il bene di questa città (perché?!), i risultati vanno letti con la cartina al tornasole dell’onestà intellettuale, altrimenti è meglio astenersi da qualsiasi commento.

 

A Brindisi, a mio avviso, ha vinto la paura. Sì, proprio la paura! Paura che si potessero ripetere da subito gli errori del passato prossimo e di quello remoto.

 

Chi ha votato non lo ha fatto col pensiero rivolto alle idee sui valori storici della destra e della sinistra. Né a quello che hanno strombazzato i capi dei partiti nazionali che solo in queste circostanze si ricordano di questa provincia da tutti dimenticata. I pochissimi che hanno votato la coalizione di centrosinistra lo hanno fatto soppesando quale tra i due mali sarebbe stato il minore. E, giustamente, ha vinto Rossi che però, con i fatti, deve ora guadagnarsi la fiducia di quel 59,36% che non ha votato e, se possibile, anche di quel 43,39% che ha votato per il suo ex avversario.

 

Mi auguro, da brindisino che ama la sua città, che le prime parole pronunziate dall’ing. Rossi siano quelle che possano contraddistinguere il percorso (il più lungo possibile) che si accinge a intraprendere: «…Con noi non ci saranno spartizioni, è finito il tempo della divisione degli incarichi in base all’appartenenza politica. In altre parole, l’essere di questo o quel gruppo, è superata dalla condivisione del programma… In secondo luogo che in Giunta entreranno professionisti da intendere come persone che in determinate materie e settori hanno competenza…».
Sul piano pratico questo significherebbe che il manuale Cencelli è fuori moda. Auguriamocelo!

 

E ora una nota personale. Signor Sindaco, per correttezza deontologica devo ricordarle che tempo fa, in occasione della partecipazione della Cittadella della Ricerca al Progetto Enea sul “Divertor Tokamak Test Facility”, dalle pagine di questa testata, espressi il mio parere contrario a quello che, onestamente, consideravo e tuttora considero una rischiosa avventura per un territorio che porta ancora le sofferenze degli sfregi che gli hanno fatto.
I fatti, per come si sono svolti, a meno di improbabili esiti di qualche ricorso, si sono risolti con una decisione che giudico positiva. Mi preme sottolineare che comunque questa diversità di opinioni non inficia assolutamente la considerazione che nutro per lei e la speranza che lei rappresenti realmente, a livello locale, questo rinnovamento di cui tanto (troppo!) si parla e di cui questa città ha assoluto bisogno.

 

Guido Giampietro

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