August 18, 2018



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Sara Bevilacqua rappresenta il teatro a Brindisi. Attrice e regista, è autrice di diversi spettacoli teatrali all’insegna dell’impegno civile. L’ultimo si chiama “Intrecci”, attività curata dall’Ass.ne “Io Donna” nell’ambito del progetto di rete “Trame Solidali”. L’artista è stata ospite della trasmissione radiofonica Radiazioni Cult Musica Poesia Resistenza. Riportiamo di seguito una parte dell’interessante intervista realizzata negli studi di Ciccio Riccio.

 

Radiazioni – Il Laboratorio Teatrale interculturale “Intrecci”, da te ideato e condotto, ha visto la partecipazione di donne migranti e donne italiane attraverso un percorso di sperimentazione di lavoro corporeo. Quanti incontri sono stati organizzati?

Bevilacqua – Abbiamo fatto dieci incontri e due mesi di lavoro. Siamo partiti in punta di piedi, semplicemente da uno sguardo con la compagna che avevamo di fronte. Il linguaggio del corpo ha fatto il resto. Nel giro di pochi minuti abbiamo saltato tutti gli step andando direttamente agli abbracci, alla condivisione, ai sorrisi e ai canti. Ognuno di noi era un diamante che si è donato all’altro.

 

Radiazioni – Il nome “Intrecci” si ispira al monologo di Paola Klug: “Intrecciare i capelli per intrappolare il dolore e lasciare fluire la tristezza nel vento”. Le storie di alcune di queste donne sono piene di violenza. Quanto è stato difficile far esprimere il loro dolore e la sofferenza?

Bevilacqua – Non è stato chiesto di raccontare le loro storie. Durante il percorso abbiamo lavorato sui giochi teatrali. Siamo tornati bambini nel giardino dell’infanzia. Il mio principale obiettivo era quello di recuperare il loro ricordo più dolce e delicato. Siamo andati a ripescare il ricordo della loro Terra e delle persone che più amavano. Uno degli ultimi incontri è stato quello della confidenza attraverso l’esperienza di raccontarsi e di andare nel profondo. Una vera sorgente, una confessione a cuore aperto.

 

Radiazioni – Ad ogni donna è stata chiesta una parola chiave. Tutte queste parole messe insieme sono esplose sotto forma di rinnovamento e forza. Da questa esperienza viene fuori la capacità delle donne di affrontare e recuperare un evento traumatico o un periodo di difficoltà, la cosiddetta resilienza. Quali parole sono state le più usate?

Bevilacqua – Molte di noi dicevano: bellezza, amore, forza, condivisione, accoglienza e coraggio. Si è parlato di situazioni estreme come attraversare il deserto, trovarsi a tredici anni come quarta moglie di un settantenne, la prigionia in Libia, l’arrivo in un’altra Terra. Durante il Laboratorio le donne africane erano sorprese di vedere le persone sedute per terra, senza scarpe, in piena libertà a giocare con loro. In Africa si dice che i bianchi sono razzisti. Alcune di loro non pensavano che mai avrebbero potuto toccare una ragazza dalla pelle bianca.

 

Radiazioni – La volontà di lasciarsi alle spalle una condizione a volte insostenibile è una scelta per migliorare la propria vita e la propria condizione. Quanto può aiutare l’arte per un processo di integrazione o per la partecipazione alla vita civile?

Bevilacqua – La musica, la scultura, il teatro possono essere uno strumento. L’arte ti mette nelle condizioni di non avere barriere, frontiere e nessun tipo di pregiudizio. E’ questa la forza del Laboratorio Teatrale. Con questo progetto siamo andati veramente oltre. Si continua ad aiutare le donne del Laboratorio cercando di insegnare loro la nostra lingua per tutte le necessità.

 

Radiazioni – Il percorso di “Intrecci” si è concluso attraverso un lavoro fotografico di Mimmo Summa e le riprese video di Daniele Guadalupi con la colonna sonora del documentario curata da Amerigo Verardi. Cosa raccontano gli scatti e le immagini?

Bevilacqua – Sono tutti degli artisti sensibili, straordinari e invisibili. Sono entrati in un gruppo di donne che si conoscevano da pochi mesi senza rompere l’equilibrio con le telecamere e la macchina fotografica. Gli scatti di Mimmo Summa sono stati realizzati in diverse fasi del Laboratorio avendo la capacità di cogliere la vita in quell’istante e di raccontare una storia in quello scatto. Daniele Guadalupi ci ha seguito per le strade di Brindisi, pronto ad immortalare tutti i momenti più importanti.

 

MARCO GRECO

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