July 11, 2020

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Chiesa di San Benedetto
30 Dicembre 2019 ore 20,30
“In cytaris vel etiam in organis”
Peppe Frana Federica Bianchi
Peppe Frana: liuto medievale, chitarrino
Federica Bianchi: clavisymbalum

 
Lunedì 30 dicembre alle 20,30 nella Chiesa si San Benedetto a Brindisi il secondo appuntamento della Rassegna internazionale nelle chiese dell’Arcidiocesi di Brindisi–Ostuni de I suoni della Devozione diretta da Roberto Caroppo.

L’interazione tra il liuto e gli strumenti a tastiera è ampiamente documentata nelle fonti tardo-medievali ma è tuttavia raro ascoltare questa combinazione in concerto, specialmente in forma di duo strumentale: questo programma si propone di ricostruire, immaginandola, una prassi esecutiva perduta in cui il liuto a plettro e il clavisymbalum si intrecciano in intavolature, diminuzioni ed improvvisazioni sui temi di alcuni capolavori della musica precedente il Rinascimento.

 

L’interconnessione tra i repertori liutistici e tastieristici del XV secolo trova la sua più chiara espressione nella biografia di Conrad Paumann (c.1410 – 1473): cieco dalla nascita, Paumann fu virtuoso del liuto e dell’organo, supervisionò la compilazione di raccolte di repertorio organistico ed è a lui attribuita l’invenzione della notazione tedesca per liuto: incarnò l’eclettismo e la vocazione sperimentale dei grandi musicisti del cruciale momento della storia della musica occidentale in cui emerse la pratica dell’intavolatura.
“Intavolare” vuole dire adattare una pre-esistente composizione polifonica all’esecuzione su
uno strumento capace di riprodurne le varie voci simultaneamente e, con l’acquisizione della tastatura avvenuta nel corso del XV secolo, il liuto si affianca ai primi strumenti intavolatori quali l’organo liturgico, l’organo portativo e i cembali arcaici, come rivelato dall’espressione “in cytaris vel etiam in organis”, vergata a commento di una composizione del codice Buxheimer.
Questo programma esplora l’interazione tra strumenti intavolatori nell’interpretazione dei repertori del XIV e XV secolo, presentando esempi tratti dalla letteratura organistica medievale italiana e mitteleuropea e adattamenti originali di repertorio vocale e strumentale coevo nel tentativo di recuperare la pratica compositiva al fianco di quella esecutiva.

 

Programma:

Ligiadra Donna (Ciconia – intavolatura)
Non arà may pietà questa mia donna (Landini/Codex Faenza)
Costantia (codex Faenza)
Non al suo amante (codex Faenza)
Istampitta Tre Fontane (codex London – British library add. 29987)
Magnificat Sexti Toni (C.Pauman?/Lochamer Liederbuch)
En Avois (C.Pauman?/Lochamer Liederbuch)
Wach auff mein hört leicht dorther (C.Pauman?/Lochamer Liederbuch)
Mit ganczem Willen Wunsch ich dir (C.Pauman?/Lochamer Liederbuch)
La harpe de melodie ( J.Senleches – intavolatura)
Istampitta Isabella (codex London – British library add. 29987)
Amis tout dous (P.De Molins – intavolatura)
Blance Flour (codex Faenza)

 

Federica Bianchi:

Intraprende gli studi pianistici all’età di otto anni, diplomandosi brillantemente sotto la guida della prof.ssa Gea D’Atri. Dal 2001 si accosta alla musica antica e si dedica completamente allo studio del clavicembalo, diplomandosi nel 2005 con lode e menzione d’onore al Conservatorio di Firenze sotto la guida della prof.ssa A. Conti. Nello stesso anno, presso l’Università degli studi di Firenze, consegue la laurea in Filosofia con massimo dei voti e lode. Si perfeziona in clavicembalo, basso continuo e tastiere storiche con Gordon Murray alla Universitaet fur Musik di Vienna e consegue il Master cum Laude al Conservatorium Van Amsterdam sotto la guida di Bob Van Asperen e Richard Egarr. Riconosciuta come uno dei grandi talenti della sua generazione è vincitrice di alcuni dei più prestigiosi concorsi internazionali dedicati alla Musica Antica: primo premio e premio speciale della giuria al concorso internazionale di clavicembalo “G.Gambi” di Pesaro, primo premio al “Goettingen Haendel Competition”, premio Weichlain al “Biber International Competition”, terzo premio al concorso europeo di clavicembalo “P. Bernardi” di Bologna. Prima clavicembalista italiana selezionata come clavicembalista e organista dall’ Accademia Barocca Europea d’Ambronay (2008), e dall’ Orchestra Barocca Europea 2009 (EUBO) ha lavorato con alcuni fra i maggiori interpreti della musica barocca quali P. Mullejan, L.U. Mortensen, E.Onofri, J. Tubery, E. Higginbottom. Ha collaborato e collabora con ensembles quali Il Pomo d’Oro, Les Musiciens du Louvre, Le Musiche Nove, L’arte dell’Arco, European Baroque Orchestra, Amsterdam Baroque Orchestra, Spira Mirabilis, Concerto de Cavalieri, La Fonte Musica e con artisti quali Marc Minkowski, Franco Fagioli, Joyce DiDonato, Vivica Genaux, Max Cencic, Stefano Montanari, Philippe Jarousski, Maurice Steger, Simone Kermes, Riccardo Minasi, Karina Gauvin, Federico Guglielmo, esibendosi come solista e continuista nelle più prestigiose sale da concerto, Musikverein Vienna, Konzerthaus Berlin, Melk Barocktage, Haydn Festival Eisenstadt, MAFestival Bruge, Kanazawa Japan Concert Hall, Alte Oper Frankfurt, Parigi Salle Gaveaux, Opera Royale Versailles, Wigmore Hall e Barbican Theater London, Auditorium National Madrid, Theatre des Champs -Elysèes Paris ecc.
Dal 2012 ha intrapreso con l’ensemble La Fonte Musica (Diapason D’Or 2017) un percorso di ricerca sulla musica tardomedievale, approfondendone la prassi storica attraverso lo studio di tastiere quali il clavicymbalum e l’organo gotico.
Ha inciso per Decca, Deutsche Grammophone, Sony DHM, Erato, Warner, Alpha e Brilliant Classic.
E’ cofondatrice e direttore artistico di “Mesotonica”

 

Peppe Frana

Appassionatosi in giovane età al rock d’oltreoceano e oltremanica, diventa presto l’incubo dei migliori insegnanti di chitarra elettrica del circondario. Ventenne viene folgorato dall’interesse per le musiche modali extraeuropee attraverso la musica di Ross Daly e intraprende lo studio dell’oud turco e di altri cordofoni a plettro durante frequenti viaggi in Grecia e in Turchia, dove frequenta alcuni tra i più rinomati maestri: Yurdal Tokcan, Omer Erdogdular, Murat Aydemir, Daud Khan Sadozai, Ross Daly stesso.
Dall‘incontro con i membri dell’Ensemble Micrologus scaturisce l’interesse per la musica del medioevo europeo e per il liuto a plettro, di cui diventa presto uno dei più apprezzati solisti e insegnan- ti, specializzandosi nel repertorio trecentesco Italiano.
Dal 2013 al 2015 studia liuto medievale presso la Schola Cantorum Basilensis sotto la guida di Crawford Young, inaugurando la sua prima esperienza di studio musicale accademico.
È laureato con lode in filosofia presso l’Istituto Universitario “L’Orientale” di Napoli.
Collabora stabilmente con molteplici artisti e progetti musicali nell’ambito della musica antica, orientale ed extracolta e svolge una florida attività concertistica in tutto il mondo.
È il direttore artistico di Labyrinth Italia, attualmente in tournee con Vinicio Capossela.

 

La chiesa di San Benedetto

La chiesa di San Benedetto è un edificio sacro romanico che si trova a Brindisi. Aperta al culto, è stata sede della Parrocchia di Sant’Anna e di San Benedetto. Ad oggi è rettoria della parrocchia Cattedrale.
Esistente forse già prima dell’XI secolo, il monastero delle Benedettine di Santa Maria Veterana fu largamente beneficato nell’XI secolo da Goffredo, conte di Conversano e signore di Brindisi, e dalla moglie Sichelgaita.
Nel corso del XVIII secolo fu abbandonato il vecchio monastero, che si sviluppava su tre lati del chiostro medievale, per la costruzione del nuovo, ad occidente dell’antico complesso. La nuova struttura occludeva così la facciata da cui fu smontato il portale e ricostruito sulla fiancata destra. La presenza delle Benedettine ebbe termine nel 1866 allorché, in conseguenza di provvedimento soppressivo, abbandonarono il monastero, attuale sede della Polstrada. La chiesa, con il chiostro più antico, venne invece consegnata all’arcivescovo di Brindisi per divenire sede della parrocchia vicariale già in Sant’Anna. Nel corso del XX secolo ha subito rimaneggiamenti e inversioni di direzione, fino a un restauro (anni cinquanta) che ha eliminato e disperso gli altari barocchi.
Ambulacro del chiostro A destra si leva il massiccio campanile romanico (XI secolo) a trifore e ad arcatelle. Nel fianco, corso da arcate cieche su pilastri, è un interessante portale incorniciato da una fascia intagliata a intrecci viminei, con architrave a figure appiattite (Scene di combattimento tra uomini e draghi) (XI secolo) sormontato da una nicchietta.L’interno, nuovamente restaurato di recente, si presenta nella ridefinizione del XI-XII secolo, secondo lo schema delle chiese a cupole in asse diffuso in Puglia: la navata centrale è coperta da quattro volte a crociera, con larghi costoloni, le laterali sono a quarto di botte. Le colonne di marmo hanno ricchi capitelli romanici (XI secolo): quattro sono di tipo corinzio ed uno, quello posto sulla prima colonna di sinistra, rappresenta buoi, leoni ed arieti a teste unite.
Vi si trova una Adorazione dei pastori di Jacopo De Vanis (1570). Nel locale adiacente (ex sagresti-a), adibito a sezione del Museo Diocesano, sono esposti: una statua settecentesca di San Benedet-to in cartapesta: una statua, pure in cartapesta, di Sant’Anna con Maria bambina; una tela con l’Assunzione della Vergine, forse del XVII secolo; una Madonna col Bambino (Madonna della Neve), pregevole scultura in pietra policroma recentemente attribuita all’ambito di Stefano da Putignano (inizi del XVI secolo).
Chiostro romanico della ex-abbazia
Da questo ambiente si accede al grazioso chiostro quadrato dell’ex monastero, cinto da portico a quadrifore con colonnine poligonali e capitelli a stampella, alcuni dei quali figurati (XI secolo), altri di restauro. Nella parete che lo chiude a levante sono i resti del palazzo abbaziale di Santa Maria Veterana. Scavi nei bracci del chiostro hanno evidenziato edifici di età romana.

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