January 20, 2026

Antonio Calò, in arte Bungaro, è un affermato cantautore conosciuto in tutto il mondo, nato a Brindisi.

Ha scritto canzoni per numerosi artisti italiani e internazionali ricevendo numerosi premi e riconoscimenti. Si distingue anche per la sua passione per il cinema firmando alcune colonne sonore di film successo come “Perfetti sconosciuti”, vincitore de “Il Ciak d’Oro” e il “Nastro D’Argento” e la canzone “In Viaggio” interpretata da Fiorella Mannoia per il film documentario “I Bambini Sanno” di Walter Veltroni.

Bungaro, inoltre, organizza e dirige diversi masterclass rivolti ai giovani artisti. Elegante e raffinato, la musica è un viaggio che attraversa la sensibilità dell’artista con grande ispirazione e finissimi accordi. Con eleganza e spessore, ha scritto pagine importanti nella storia della musica d’autore italiana.

Le radici e la Terra di Puglia sono complici della follia creativa di Bungaro. Nei concerti e sui dischi, il vernacolo è sempre stato al centro della musica proposta. Spesso intimo e poetico, Bungaro sa divertire ed emozionare in un ascolto leggero e profondo. Guidato da una dote innata, la creatività, l’approfondimento e la sperimentazione, il linguaggio e la musica dell’artista brindisino ricamano paesaggi pieni di storie e visioni. Bungaro è stato ospite di Radiazioni Cult Musica Poesia Resistenza. Riportiamo una parte dell’intervista realizzata a Ciccio Riccio.

Marco Greco: Ti ami definire un “artigiano della musica”. Puoi spiegarci questo concetto?
Bungaro: Questo termine mi è stato definito da Ernesto Assante e Gino Castaldo, due grandi giornalisti musicali. Ne sono fiero, onorato e orgoglioso di questa intuizione che hanno avuto nei miei confronti tanti anni fa. Ho sempre lavorato come fanno gli artigiani. Mi piace scrivere con ispirazione e coraggio. Continuo ad essere curioso, cercare soluzioni anche all’interno dell’amore, un motore troppo importante della vita. Senza di quello nulla ha senso. L’amore universale per una figlia, una madre, per gli amici. Come dice una canzone: “Imparare ad amarsi per poter amare gli altri.

M.G.: Ricordo con piacere i nostri numerosi incontri in radio, dove il tuo talento cominciava a farsi largo. Quando hai deciso e forse anche compreso che avresti fatto della musica la tua professione?
Bungaro: L’ho deciso in maniera naturale, perché quando hai una vocazione e un sentimento ti rendi conto che quando sali sul palco sei nel posto giusto e sei stato scelto da qualcosa più grande di te. Sono arrivato a Roma a fare la gavetta. Oggi questo termine sembra una parola antica e noiosa. Ma è quella che fa la differenza dentro la vita e negli occhi delle persone. Oggi, dopo molti anni di esperienza e di musica, di discese e risalite, faccio ciò che mi piace. Progetto dischi, a volte anche impossibili ma poi si realizzano. Esce qui il famoso artigiano e si capisce che amo ancora questo lavoro.

M.G.: Hai scritto canzoni per molti artisti italiani e internazionali, tra cui Ornella Vanoni scomparsa di recente. Che ricordo hai della cantante milanese?
Bungaro: Avevo un rapporto bellissimo, imprevedibile e divertente. Ho lavorato con lei anni addietro. Ornella era una artista unica, intelligente e straordinaria, anche se impegnativa. Il mio carattere mi ha aiutato ad avere la sua fiducia fino a fare dei tour musicali insieme e a condividere un rapporto di amicizia con grande confidenza. Mi manca molto perché ci sentivamo spesso nonostante la sua vita intensa televisiva. Sono stato un privilegiato a conoscerla profondamente, con quella potenza che aveva sul palco, orgogliosa di essere Ornella Vanoni.

M.G.: Conservi orgogliosamente le tue radici. Nei tuoi lavori discografici e durante i concerti il vernacolo è diventato una costante. Ricordo con piacere la tua prima canzone dedicata a Brindisi, il cui testo recitava “Sta città avà cangiari”. Quanta musicalità, poesia e melodia è presente nel nostro dialetto?
Bungaro: Vado spesso in Brasile a suonare con artisti internazionali. Ovunque vada porto in giro la mia Terra e le sue canzoni. Anche nei prossimi tour ci saranno brani cantati in vernacolo. La mia Terra è sempre presente nella mia mente e nel cuore. E’ diventata un’esigenza cantare e ricordare da dove sono partito. Nella scrittura del dialetto brindisino ho trovato delle cose meravigliose.

MARCO GRECO

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