June 30, 2026

L’Appia Wine che si è svolta nei giorni scorsi è stata una buona notizia per Brindisi. Va riconosciuto il merito del Comune, della Fondazione Nuovo Teatro Verdi e dell’AIS per aver proposto e organizzato, in poco tempo una manifestazione capace di mettere insieme due elementi che appartengono profondamente alla storia di Brindisi: la Via Appia e il vino. Non capisco le polemiche e ne’ mi appassionano le dietrologie rancorose e politiciste.

Ma proprio perché l’iniziativa è riuscita, credo sia arrivato il momento di compiere un ulteriore e necessario passo in avanti.
Le città crescono quando riescono a trasformare gli eventi in progetti, le occasioni in strategie, le intuizioni in alleanze durature. Appia Wine non dovrebbe restare soltanto una manifestazione ben organizzata. Può diventare il punto di partenza di una nuova politica di valorizzazione del vino e dell’identità di Brindisi.

Il settore vitivinicolo sta attraversando una fase complessa. Cambiano i consumi, aumentano i costi, cresce la competizione internazionale. Pensare che ogni impresa possa affrontare da sola queste sfide è ormai illusorio.

Produttori, distributori, ristoratori, operatori turistici e istituzioni fanno parte della stessa comunità economica. Se una parte della filiera si indebolisce, inevitabilmente si indeboliscono tutte le altre.

Per questo penso che anche Brindisi debba darsi un obiettivo ambizioso: costruire un vero Patto del Vino.

Non un accordo commerciale tra aziende, ma un’alleanza territoriale. Un impegno condiviso per fare del vino uno degli strumenti attraverso cui raccontare la città, accrescere la qualità dell’offerta turistica e sostenere lo sviluppo economico. È uno degli obiettivi della neocostituita associazione Appia Wine Road che ha messo assieme 7 cantine del territorio interessato dall’attraversamento dell’Appia.

Quando un visitatore entra in un ristorante di Brindisi dovrebbe trovare, prima di tutto, i vini di questo territorio. Non per spirito di appartenenza o di chiusura, ma perché è così che si racconta una comunità. Chi visita le Langhe incontra i loro vini. Chi visita il Chianti trova il Chianti. Chi arriva a Brindisi deve poter conoscere il Negroamaro, il Susumaniello, la Malvasia Nera e le altre produzioni che raccontano la nostra storia.

Il vino non è soltanto un prodotto agricolo. È paesaggio, cultura, lavoro, agricoltura, accoglienza. È uno dei modi più autentici attraverso cui un territorio costruisce la propria reputazione.

Brindisi possiede oggi tutte le condizioni per fare questo salto di qualità. Ha una tradizione vitivinicola millenaria, aziende che stanno investendo, produzioni biologiche sempre più apprezzate e un patrimonio unico rappresentato dalla Via Appia, riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio Mondiale.

Questa opportunità, però, richiede una nuova capacità di fare squadra.

Per questo rivolgo una proposta all’associazione Appia Wine Road, alle associazioni di categoria, ai produttori, ai distributori, ai ristoratori, agli operatori turistici e alle istituzioni: convocare entro il prossimo autunno gli Stati Generali del Vino di Brindisi.
Un momento di confronto aperto dal quale possa nascere il primo Patto del Vino di Brindisi, con pochi impegni concreti: valorizzare i vini del territorio nella ristorazione, promuovere la formazione degli operatori, costruire percorsi di enoturismo, rafforzare la collaborazione tra imprese e programmare insieme la crescita di Appia Wine.

Il riconoscimento UNESCO dell’Appia ci consegna una grande opportunità. Sta a noi trasformarla in sviluppo, lavoro, nuova occupazione e attrattività.

Le città non crescono soltanto grazie agli investimenti pubblici. Crescono quando una comunità decide di condividere una visione.
Il Patto del Vino può essere una di queste visioni. Non per il futuro delle singole aziende, ma per il futuro di Brindisi.
Brindisi è nata come porto. Per secoli ha esportato merci, cultura e vino nel Mediterraneo. Oggi può tornare a fare del vino uno dei simboli della propria identità e della propria economia. Ma questo futuro non appartiene a una singola azienda: appartiene a un’intera comunità.

 

Carmine Dipietrangelo
Tenute Lu spada

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