La presa di posizione del Partito Democratico di Brindisi merita un chiarimento doveroso, che parte da una constatazione di fondo: il mio intento non era certo quello di accusare il PD di aver voluto avallare un ribaltone — anche se in passato fu un tema a loro molto caro e apprezzato —, bensì di smentire categoricamente che i dem vi si siano prestati.
Su questo il PD ha ragione da vendere: ha mantenuto la barra dritta, rifiutando seccamente ogni proposta e dimostrando coerenza. Tuttavia, che quei tentativi di inciucio e quegli abboccamenti siano realmente avvenuti, questo è un fatto assolutamente certo, almeno fino al 2024.
Questa spasmodica necessità derivava dall’insofferenza verso Fratelli d’Italia, un sentimento che ho vissuto dall’interno come ex assessore della Giunta Marchionna.
In decine di incontri, il sindaco in persona mi ha manifestato (e non solo a me) apertamente e ripetutamente la sua insopportabilità nei confronti di FdI e, in particolare, dell’attuale segretario cittadino Massimiliano Oggiano.
Per Marchionna il problema di Oggiano era la “troppa voglia di apparire” (a suo discapito?); una lettura miope, perché in realtà, forse si trattava di voglia di fare?
Idem per Loiacono e altri finiti nel tritacarne delle poltrone per gli stessi motivi.
Voglia che oggi che oggi salta tragicamente all’occhio se confrontate con il vuoto e l’impalpabilità di chi ne ha preso il posto. Tranne poche e rare eccezioni in un clima di nulla cosmico alcuni assessori, faticano sette camicie.
Il mio plauso al PD, dunque, era un riconoscimento al fatto di non aver ceduto a certe logiche.
Complimenti (questa volta).
Ma contestualmente, a quel PD, va mossa una critica: non essere stato abbastanza incisivo nel contrastare un’amministrazione fallimentare. Forse i dem dovrebbero quasi ringraziare Marchionna: con la sua impalpabilità e le sue manovre, il sindaco si sta rivelando il miglior alleato del centrosinistra, avendo distrutto definitivamente il centrodestra brindisino.
Guardando al mio ex partito e agli alleati, lo spettacolo è aimè desolante. Sentire oggi il consigliere Luperti vantarsi in Consiglio comunale dei suoi grandi consensi è paradossale.
Confermo che abbia preso voti, ma ricordiamoci chi era e da dove viene: è stato il candidato sindaco alternativo e acerrimo oppositore della coalizione di centrodestra, arrivando a denunciare in campagna elettorale lo stesso Marchionna per presunta incompatibilità.
Eppure, per mera necessità di sopravvivenza e disperazione numerica, lo stesso Marchionna ha dovuto ingoiarlo in maggioranza. Il risultato? Oggi Luperti è di fatto il capo di questa amministrazione, mentre i Moderati — la lista che ha contribuito in maniera determinante alla vittoria del sindaco — sono stati letteralmente fatti fuori, strappando loro persino l’assessorato per cederlo al gruppo di Luperti.
Bravo Luperti per capacità politiche di rigenerarsi. Davvero complimenti.
In tutto questo marasma, mentre i palazzi della politica sprecano il tempo in giochi di sopravvivenza, tatticismi e spartizioni di potere, la città reale continua a fare i conti con un degrado e un’immobilizzazione intollerabili. Basti pensare alla drammatica situazione dei lavoratori dell’ADI e della SAD (Assistenza Domiciliare Integrata e Sociale), che ogni mese faticano a percepire gli stipendi, mandando avanti tutto unicamente per amore e dedizione verso i pazienti che seguono. O ancora, allo stato di totale abbandono in cui versano le strade pubbliche, ormai ridotte a un colabrodo. Per non parlare del turismo: se Brindisi oggi respira ancora un minimo di attrattività, lo fa esclusivamente beneficiando del lavoro meritatamente svolto dall’amministrazione precedente, mentre l’attuale esecutivo è totalmente incapace di programmare un vero rilancio. Su questi dossier, così come su tutte le altre vertenze vitali per il territorio, regna il buio più assoluto. I cittadini chiedono risposte e fatti, non l’ennesima sceneggiata sulla pelle della città.
Brindisi non merita questo scempio amministrativo fatto di poltrone, riposizionamenti e silenzi complici. Il tempo dei giochi di palazzo deve finire. L’unica via d’uscita seria resta la fine di questa agonia e il ritorno della parola ai cittadini.
Dott. Gianluca Quarta
