November 29, 2025

E’ in corso nella giornata di oggi, 29 novembre, la demolizione di un vecchio edificio posto sulla via Provinciale per Lecce. Un edificio delle linee architettoniche tipiche del XIX secolo, semplici, austere e prive di particolari ornamenti. Un’immobile che ai più è qualcosa di anonimo e fatiscente.

Eppure quell’immobile ha rappresentato per oltre un decennio l’aspirazione della salvaguardia del vino brindisino diventando la sede della società denominata UNIONE VINICOLA BRINDISINA.

Le difficoltà commerciali derivanti da guerre commerciali, dazi, e imposizioni legiferate dai Governi esteri nei confronti dei vini italiani, spinsero nel maggio del 1888 i produttori e vinificatori di Brindisi a unire le forze e a costituire la società che oggi potremmo definire quale consorzio di secondo grado anche se non poteva avere questa denominazione in quanto di successiva concezione.
Essa venne costituita il 22 luglio 1888, con atto notarile trascritto il successivo 17 settembre presso il tribunale di Commercio di Lecce sotto forma di società anonima cooperativa per azioni a capitale illimitato. Il manifesto con cui fu comunicata la nascita della Società riportava il seguente testo:

CITTADINI
La crisi vinicola attraversa la Nazione .— Questa crisi, più sentita nell’Italia Meridionale, è tale da impensierire, specialmente la città nostra, ove la produzione del vino è la principale , quasi l’unica industria da cui dipendono i più vitali interessi dei cittadini. Occorre quindi cercare ed adottare dei provvedimenti che valgano a scongiurarla, od almeno ad attenuare le tristi conseguenze. Con questi intendimenti, i sottoscritti costituitisi in comitato promotore, dopo larga discussione e maturo esame dei fatti, hanno riconosciuto che il miglior provvedimento da adottarsi, perché di più facile e pronta attuazione, è quello di una costituzione di una società vinicola avente per iscopo lo impianto di un grande stabilimento enologico con annesse distillerie. Quali i vantaggi di tale provvedimento, voi rileverete dalla lettura dello schema di Statuto sociale appresso trascritto e che a suo tempo sottoposo all’approvazione dell’assemblea dei soci. Quando dalle nostre uve, con metodi razionali che con l’arte e la scienza , avremo ricavato un vino di tipo costante, otteremo al certo il suo smercio sui grandi mercati Nazionali e Esteri, E quando provvederemo all’estrazione dell’alcool da quei vini che rimanessero invenduti o che fossero invendibili, la crisi vinicola potrà essere scongiurata. Per l’attuazione della proposta però è necessario, indispensabile, il concorso pecuniario della gran maggioranza dei proprietari dei vigneti; ma la misura del concorso è ben limita, in confronto ai vantaggi che ad ogni socio deriveranno e ciò anche perché, legalmente riconosciuta la società, non le mancherà, siamo certi, l’appoggio e la cooperazione del Governo e di provvidi istituti di credito
CONCITTADINI
Fiduciosi e uniti, procediamo innanzi nell’opera intrapresa. Mostriamo con largo e spontaneo concorso di saper comprendere l’utile e la potenza dell’associazione. Ed i nostri vigneti che si costano privazioni e sacrifici, quest’unica industria per la quale abbiamo profuso i nostri capitali, i nostri risparmi, ci darà ancora e sempre un prodotto rimuneratore.

Brindisi 28 Maggio 1888
IL COMITATO PROMOTORE
Filomeno Consiglio, Luigi Passante, Antonio Tarantini, Luigi Carlucci, Elgirberto Dionisi, Federico Rollini, Carlo S. Resta, Pietro Montagna, Biagio Palumbo, Serafino Giannelli, Giuseppe Lisco, Cosimo Guadalupi Nervegna, Federico Balsamo, Eugenio D’Ippolito e Vincenzo Rodriguez.

 

L’UNIONE si dotò di uno stabilimento ubicato a circa 1 km fuori Porta Lecce della capacità di 6.000 ettolitri in botti da cantina e 2.500 ettolitri in botti da commercio, ed è proprio l’edificio che oggi verrà demolito. Il consorzio durò poco più di un decennio e formalizzò la sua liquidazione volontaria nel 1901 probabilmente a causa del diffondersi della fillossera, un afide degli apparati radicali della vite che falcidiò la nostra produzione vitivinicola riducendola drasticamente proprio nei primi decenni del 1900.
L’edificio venne messo in vendita e passò nelle mani della marina militare con ulteriori successivi passaggi fino alla sua odierna demolizione.
Informazioni tratte dal volume Storia dell’agricoltura di Brindisi

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