March 8, 2026

Ci sono, nella vita di tutti noi, momenti di “INtrascurabile felicità” che restano a lungo scolpiti nei nostri cuori.

Per un’alchimia misteriosa, per una contingenza fortunata, o semplicemente perché quel “momento” che tanto ci colpisce è frutto di un qualcosa di oggettivamente bello e gratificante.

 

È quanto successo venerdì pomeriggio nell’open space dei Media Porto in occasione della presentazione di “IZZA PAPA!”, ultimo libro di Marco Greco, noto giornalista, scrittore, storico speaker radiofonico e grande intenditore di musica, edito da Brundisium.net e stampato dalla Minigraf di Brindisi in un formato tascabile quasi identico a quello del mitico Diabolik.

 

In una sala gremita da un pubblico attento e partecipe, con una cornice di gente rimasta eroicamente in piedi per quell’ora e mezza che è davvero volata, si sono alternati voci di commento e narranti, performance poetiche e una musicale, straordinaria, proposta dalla nostra Paola Petrosillo, artista folk di grande talento.

Dopo il sobrio saluto introduttivo del direttore Maurizio Pesari, ha preso la parola Mimmo Saponaro, autore della bella postazione, il quale, dopo aver illustrato la genesi del progetto, il senso dell’intera operazione e il contenuto dei temi proposto all’autore, ha poi continuato, perfetto cerimoniere, a fare da moderatore e a intervenire ancora saltuariamente per osservazioni e chiose salaci quanto opportune.

Non ha mancato, tra le altre cose, di chiarire come il lemma “Izza” sia un’interiezione di tipo bonario, amicale, immune da ogni sfumatura volgare. Sono d’accordo, anzi mi verrebbe d’aggiungere che “Izza” è più che altro un intercalare e che, il geniale e pudico inventore del termine l’abbia derivato tramite cambio vocalico dal più esplicito “Azz! di derivazione partenopea … Insomma una parolina desemantizzata e usata con una funzione ludica, un po’ come i famosi “muerti”, evocati senza offesa e con funzione apotropaica.

 

Cerco di riprendere il filo: dapprima è intervenuto Marco, il quale, dopo qualche notazione specifica, ha anche letto con evidente, sacrosanta commozione, un capitolo intitolato “Casa dolce casa” (ovviamente quella dove ha vissuto bambino), poi è stata la volta dello storico locale Giovanni Membola, prefatore del libro che ne ha delineato il contesto storico ambientale, e quindi del poeta Pierpaolo Petrosillo che ha letto una sua lirica dal titolo “Quanto vulia”.

Intanto il pubblico, già del tutto coinvolto, ha continuato sempre più a respirare quell’”Aria d’amuri” (titolo della canzone che poco dopo ha presentato Paola) suscitando interesse e approvazione tra il pubblico).

In questa magica atmosfera di condivisione e idem sentire che ha accomunato brindisini doc e brindisini d’adozione come il sottoscritto, il pomeriggio è proseguito con i preziosi contributi offerti dal poeta Franco Romanelli, che ha declamato una sua lirica sul villino Skirmunth (per i brindisini “la villa degli spiriti”), dall’attore poeta Franco Zuccaro con la sua “Nc’era na vota… Brindisi”, da Giampiero Perri che, tra l’altro, ha ricordato con affetto e verve la figura di don Augusto Pizzigallo (“papa Piccigallo”).

L’intervento di Nicola Ingrosso, abile affabulatore oltre che giornalista e scrittore, ha strappato più di un sorriso perché ha testimoniato, con brio e acutezza, l’emozione di tutti coloro che, come lui, sono giunti a Brindisi da ragazzi o da giovani, trovandosi immersi nella vista mozzafiato di un porto che stupisce e strega.

 

Anche Oreste Pinto, responsabile di Brudisium.net, ha voluto esprimere un breve ma significativo commento all’evento in corso che, come prevedibile, è andato ben oltre la mera presentazione di un libro, in quanto ha finito per assumere una valenza di autentico, genuino legame affettivo tra persone di una stessa comunità che, nel gratificante ricordo dei tempi andati, lungi da improduttivi sensi di fatalismo nostalgico, prendono coscienza del presente, lo vivono con consapevolezza e orgoglio, additando alle generazioni future la strada da compiere: innovare una società che non dimentica le proprie tradizioni e la memoria dei luoghi che ci appartengono per storia e per “amuri”.

 

Ha chiuso la lunga teoria di interventi Luciana Pastorelli, un’amica d’infanzia di Marco che con sensibilità tutta femminile ha ricordato con dolcezza gli anni “scuscitati” della sia adolescenza.

Si è concluso così un pomeriggio librario di estrema gradevolezza che rimarrà scolpito nella memoria di tutti noi. E non mi riferisco a una memoria generica, ma a quella che Milan Kundera definiva “poetica”, cioè a quella forma di memoria emotiva che si nutre di affetti, di legami condivisi, di cose concrete e reali quali sono, paradossalmente, le emozioni profonde che vengono fuori dalle microstorie che recuperano dal pozzo della memoria il meglio di noi stessi.

Chapeau a Marco e a tutti gli attori che hanno contribuito al pieno successo di questa lodevole iniziativa culturale.

 

Gabriele D’Amelj Melodia

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