September 30, 2020

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costellazioniE’ stato pubblicato nello scorso mese di marzo “Costellazioni”, il 3° album de “Le Luci della Centrale Elettrica”, il progetto artistico-musicale di Vasco Brondi.
Dopo un silenzio di quattro anni, il nuovo lavoro del cantautore ferrarese sta riscuotendo molti consensi da parte del pubblico, della critica e della stampa specializzata.

 

Vasco Brondi è stato ospite di Radiazioni Cult, riportiamo una parte dell’intervista effettuata qualche giorno prima del concerto al Dopolavoro di Brindisi.

 

Radiazioni Cult: Sono passati alcuni anni dalla pubblicazione del tuo ultimo disco. Sei sorpreso di questa accoglienza, sicuramente positiva da parte del pubblico, ma anche degli addetti ai lavori?
Vasco Brondi: Sono molto contento. “Costellazioni” è un disco su cui ho lavorato tantissimo e in cui ho azzardato molto. Non sapevo cosa aspettarmi dopo la pubblicazione. Era quello che volevo e l’ho fatto con molta libertà. Ho allargato un pò gli orizzonti. Anche nei concerti ho notato una partecipazione maggiore. Lo considero un disco di incoraggiamento, nonostante la difficile situazione in cui viviamo.

 

Vasco BrondiPunk sentimentali, Blues del Delta del Po. 15 canzoni all’interno di una costellazione. Ognuna di esse può avere una propria direzione. Quali sono quelle prese nell’album?
Sono tante, ogni canzone ha una sua traiettoria precisa. Mi piaceva che ci fossero tante direzioni, ognuna delle quali con un corto circuito all’interno di essa. Anche dal punto di vista strumentale, “Costellazioni” è un disco organico ed elettronico. Si alternano degli strumenti che solitamente non stanno assieme.

 

Nel disco ha collaborato Federico Dragogna dei Ministri. Che ruolo ha avuto nella realizzazione di “Costellazioni”?
Ha avuto un ruolo certamente fondamentale. Ci conosciamo da anni, ma la collaborazione è nata quasi per caso. Non avendo una band, mi ha dato subito degli imput positivi. L’idea era quella di ampliare alcune parti musicali. Il nostro lavoro si è mischiato. Riguardandolo non viene in mente chi abbia avuto un’idea o l’altra.

 

Il nome del tuo progetto si riferisce all’ex Polo Industriale della Montedison di Ferrara. Quanta poesia ma anche quante problematiche sono raccolte dietro a questa attrazione, quella de “Le Luci della Centrale Elettrica”?
Anche per questo disco ho voluto evocare il Polo Industriale per come l’avevo visto agli inizi: una cosa spettacolare, una forma di fuochi d ‘artificio. Certamente non come degrado della periferia. Le luci della centrale elettrica erano l’unica attrazione di Ferrara, città in cui sono cresciuto.

L’idea era che da quel complesso inquinante, potesse nascere una cosa stupenda, qualcosa di magico. Mi piaceva l’idea che le luci si potessero confondere con le stelle e brillare come il titolo del mio nuovo album, “Costellazioni.

 

MARCO GRECO

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