Se non è la Russia, è l’America, se non è l’America, è il Governo italiano. In un contesto internazionale segnato da guerre, tensioni geopolitiche e rincari energetici fuori controllo, a finire in ginocchio non sono solo le imprese, sono soprattutto i lavoratori dell’industria agroalimentare, uno dei pochi settori che ancora garantiscono occupazione e reddito in questo territorio. “Dietro le parole crisi e mercato ci sono persone in carne e ossa: operai, tecnici, addetti alla produzione che ogni giorno entrano in fabbrica senza sapere se il giorno dopo lo stabilimento sarà ancora aperto, se lo stipendio arriverà, se il posto di lavoro sarà garantito” dichiara Gabrio Toraldo Segretario Flai Cgil Brindisi.
“A colpire duramente il comparto non è soltanto l’aumento dei costi di produzione, ma una serie di scelte politiche che sembrano ignorare completamente le ricadute sociali. Mentre si parla di sistema Agroalimentare sostenibile si è accettato che un prodotto strategico come lo zucchero venisse importato in massa, senza valutare l’impatto sul sistema produttivo nazionale e sull’occupazione”. Il risultato è un mercato squilibrato, costi crescenti e prezzi compressi, e a rimetterci sono ancora una volta i lavoratori. Il sostegno alle nazioni in difficoltà è una scelta politica legittima, ma farlo senza clausole di salvaguardia, senza limiti quantitativi alle importazioni e senza adeguate compensazioni economiche, significa trasferire i costi di quelle decisioni in prima istanza su agricoltori e imprese e, in ultima istanza, così come succede per tanti altri prodotti di eccellenza di produzione locale dal carciofo brindisino all’olio di oliva ,sull’anello più debole della catena: chi lavora. Lo stesso schema si ripete sul fronte energetico. Il blocco dei certificati verdi e l’incertezza normativa che grava sui meccanismi di sostegno all’energia rinnovabile stanno producendo effetti devastanti. L’incertezza relativa alla proroga del contributo riconosciuto dal Governo italiano ai produttori di energia “green” ottenuta attraverso bio-liquidi sostenibili fa sì che oggi il costo energetico di produzione non renda sostenibile la prosecuzione delle attività produttive.” Per i lavoratori “ dichiara Gabrio Toraldo “questo significa turni ridotti, cassa integrazione, produzione sospesa, stipendi a rischio. Significa vivere nell’ansia continua di perdere il lavoro, senza avere responsabilità sulle scelte che hanno portato a questa situazione”. L’energia auto prodotta da fonti rinnovabili non era solo una scelta ambientale, ma una strategia industriale che garantiva stabilità occupazionale. La sospensione o il mancato rinnovo degli incentivi, senza misure alternative immediate, ha creato un vuoto normativo che si scarica a cascata proprio sui lavoratori delle numerose aziende del comparto agroalimentare.
Emblematico è il caso di SRB S.p.A., realtà dell’industria alimentare, costretta a sospendere la produzione in attesa di capire se gli strumenti di sostegno verranno riattivati e se si in quale modalità o quale sarà il futuro dello stabilimento se parliamo di lungimiranza industriale. “Dietro questa decisione non ci sono solo numeri di bilancio, ma famiglie che non sanno cosa accadrà domani, territori che rischiano di impoverirsi, competenze che rischiano di andare perse. Il paradosso è evidente invece che sostenere politiche green e l’occupazione da parte del governo, si lasciano soli i lavoratori. Non chiediamo privilegi, ma regole chiare, certezze e rispetto dei contratti nazionali, perché senza lavoro stabile non esiste né transizione ecologica né sostenibilità alimentare” sostiene Segretario Gen Flai Brindisi.
Continuare a ignorare questo equilibrio significa condannare uno dei pilastri del Made in Italy a un lento declino. E, come troppo spesso accade, il conto finale rischia di essere pagato sempre dagli stessi: i lavoratori
Segr. Gen. Flai Brindisi
Toraldo Gabrio
