November 24, 2020

Brundisium.net
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… già chiuso in casa, sul divano, per poche ore, con un assaggio di aria condizionata … più per verificare che sia tutto a posto in previsione dell’afa e meno per momentaneo reale bisogno di frescura … non male

 

 

… un bicchiere di Schweppes rigorosamente al pompelmo rosa e il Foglio week end … per radio, in sottofondo, le note di Sign of the times … bella … ma troppo triste e struggente se ne conosci il testo … non è il momento … manca una Merit … ce n’è proprio bisogno …

 

 

… decido di uscire portando con me le monete necessarie … il tabacchino sarà chiuso e dovrò combattere con l’erogatore automatico sempre più ciarliero ed invadente … la città è deserta in questo primo pomeriggio veramente afoso … è un anticipo di ciò che dicono ci aspetti quest’estate … nel vento caldo di oggi c’è già qualcosa di minaccioso … il respiro, a quest’ora ti riscalda già dentro al cuore … camminare per questo corso deserto non è un piacere … resisto, è questione di poco …

 

 

sul marciapiede di fronte solamente due neri ciondolanti forse per alcool … poi, per tutto il corso, sino a piazza Vittoria solo un ciclista di una certa età e ancora più in fondo due ragazzine ciarliere e felici … invidio quella vitalità e preferisco concentrarmi sul conto delle monete … ci vogliono cinque euro … e speriamo che nella macchinetta ci siano le mie sigarette preferite … scorro le marche conosciute e già tutte usate in periodi passati … riconosco le mie e mi avvicino con la calma e la lentezza imposte dalla temperatura …

 

ed è un attimo …

 

una donna sguscia dinanzi a me quasi sfiorandomi e si pianta di fronte all’erogatore … mi da le spalle e non ho potuto vederla in viso … alza la gamba per poggiarvi su la borsa e raccogliere dal fondo le monete sparse … è alta quanto me e ben messa … questo sorpasso non previsto mi irrita ma decido di fottermene … da dove è sbucata? … mi guardo in giro … nessuna macchina posteggiata ad attenderla, nessuna moto, niente di niente … la gamba alzata apre lo spacco del vestito nero di lino … intanto respiro un profumo costoso e dolcissimo che inebria … ne ha messo moltissimo e lo sparge tutto intorno quasi voglia rendere artificiale questa aria insalubre da scirocco che non deve assolutamente arrivare alle sue narici … sembra una difesa, un abito, una corazza di note di testa che fanno da scudo …
si gira di lato armeggiando ancora … la gamba è tutta scoperta

 

… guardo istintivamente, se ne accorge e se ne fotte … per un attimo, a quella che non sarebbe considerata una distanza sociale conveniente, ci guardiamo negli occhi … è ancora molto bella nonostante i suoi sessant’anni … so che ne ha proprio sessanta, li ha compiuti a gennaio … mentre la riconosco penso esattamente questo e mi stupisco di aver conservato questo inutile ricordo …

 

S. … S. con il diminutivo … è proprio lei …

 

e l’altro ricordo che si presenta come un lampo, quello che mi ha addolorato tantissime volte, è di quella sera in cui io ed il mio amico E. le chiedemmo se fosse sola in casa … ci disse di si con gioia … i suoi genitori erano in Grecia con la loro barca plurimetrica … eravamo poco più che diciottenni … lei ci accolse spudorata e felice per quella trasgressione che la eccitava … io ed E. ci presentammo con due ragazze tedesche e dopo pochissimi convenevoli ci appartammo in due stanze da letto al piano terra …

 

S. ci rimase malissimo … me ne resi conto soltanto andando via dopo un paio d’ore … mi salutò appena ed i suoi occhi erano un pozzo di dolore e di delusione … ma allora, questa cosa non mi interessava … era delusa, offesa, si vergognava di essersi esposta … nei giorni seguenti parlò malissimo di me con il mio amico … iniziò ad odiarmi … non me ne accorsi subito

 

 

… il sole per me faceva ombra solo alle spalle ed ero giovane, moro, sfacciato e strafottente … S. si fece (come usava dirsi) M., il più brutto ed il più sgangherato di noi … ho capito poi che lo aveva fatto per punirmi …

 

 

adesso riprende a cercare nel profondo della sua Prada color ruggine che costerà poco più del mio stipendio mensile … si ferma come incantata e rialza velocemente lo sguardo per guardarmi negli occhi con stupore e felicità … mi ha riconosciuto ma ci ha messo un po’ a realizzare chi fossi … mi sorride … arrossisco … mi abbraccia impicciata dalla borsa ed uniamo per un attimo i sudori del viso … per un attimo mi sembra ancora bellissima … S. era la più bella, la più ricca, la più bbona, la più libera … il sogno di noi tutti tranne che il mio … ed io ero il suo

 

… l’ho capito poi, con una di quelle folgorazioni che ti arrivano all’improvviso e che ti lasciano stupito di aver guardato ma non aver visto … troppo tardi …

 

… allora si cresceva in fretta … i rapporti cambiarono presto …

 

… S. partì per l’università e quando, l’estate successiva, tornò a Brindisi era fidanzata con un diafano rampollo romano il cui aspetto dimostrava indubbi introiti e altrettanti assoggettamenti di S. alle volontà paterne …

 

i suoi amici di gioventù erano stati spazzati via … troppo poveri, troppo neri, troppo spudorati, troppo menefreghisti …

 

 

S. legge immediatamente nei miei occhi un residuo di ammirazione … decide di piacermi … mi sorride, mi adula … che faccio, dove vivo non sono cambiato … tu si … sei più donna … che peccato … si stupisce, sembra che la stia offendendo … le spiego che quella S. è irripetibile … che era un mito che è rimasto vivo per noi tutti per tanti anni … è avida di complimenti e di ricordi … le dico che era troppo bella per noi tutti , troppo intelligente, troppo moderna, troppo ricca

 

… la cosa le piace moltissimo e vuole che lo ridica e lo ridica … lo faccio … aggiungo che quando decise di “farsi” M. lo invidiammo per anni … che fine ha fatto M.?… ride … come ho fatto? … che brutto che era … era una trasgressione … ne avevi bisogno … ha deciso di essere sincera … forse sono l’unico che ricordi quella scopata passeggera … forse sono l’unico che ancora ricordi quanto era bella … deve per forza accettare tutte e due le cose assieme e ci sta …

 

 

… mi racconta che ora vive qui … insegna, anzi dovrebbe … è in terapia da due anni e forse riuscirà a non andare più a scuola andandosene in prepensionamento … depressione … ha un compagno … sai chi? … forse lo conosci ? … ma si … da quanto non vedo anche lui … non esce mai … poi dice che la depressa sono io … mi sa che sta più fottuto di me … ridiamo … allegro proprio non è stato mai manco da ragazzo … ride a crepapelle …

 

i denti sono ingialliti dal fumo … i capelli hanno una ricrescita biancastra …

 

 

continua a guardar dentro la borsa che adesso è aperta verso di me … abbondano cartuccelle e medicinali vari … si accorge del mio sguardo e quasi si scusa … qualche giorno li butto tutti dalla finestra, non so se mi fanno stare meglio o peggio … gli occhi le si arrossano … ha uno strano tremore sul mento … mi bacia e mi abbraccia andando via … forse non si ricorda il mio nome …

 

… non ha più la calma necessaria per trovare ed usare le monete che servirebbero per le sigarette …

 

non sto bene … non so cosa sia … penso che non siamo mai abbastanza preparati per i segni del tempo … The sign of the time .. e pensare che ero uscito da casa proprio per non sentire il pezzo di Harry Styles …

 

…porcogiuda….

 

 

Apunto Serni

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