October 3, 2022

Brundisium.net
Print Friendly, PDF & Email

Cara Anghela,

tu a me non mi fotti.

Non so se ce la farai con i greci o se la spunterai con i portoghesi, spero proprio di no, ma so per certo che con me non ce la farai ne ora e ne mai.

Io a lavorare di più, a rimboccarmi le maniche, a sacrificare tutta la mia vita perchè da qualche parte c’è un bilancio da pareggiare non ci sto proprio.

 

La triste poetica del lavoro nobilitante è robaccia che poteva andar bene per i soviet e la vulgata dei sacrifici salvifici lasciamola declinare ai politici pensosamente impegnati.

Non mi fotterai perché io sono fondamentalmente, decisamente, geneticamente, culturalmente italiano e solo incidentalmente europeo.

 

Alla tua pretesa di trasformarmi in un genitore che si augura che i propri figli vadano a lavorare a tremila chilometri di distanza io oppongo le tavolate domenicali con le polpette della mamma;

alla tua pretesa della settimana lavorativa lunga o lunghissima io oppongo i miei deliziosi ponti dal 25 aprile all’uno di maggio, i tre giorni a carnevale e le vacanze natalizie che sfiorano il mese intero.

 

Tu vorresti che io fossi impegnato tutto il giorno a fissare bulloni per la nuova Golf ed invece io sogno un posto di usciere all’Inps fra impegnative settimane enigmistiche, piacevoli discussioni sportive ed imprecazioni politiche.

Tu vorresti togliermi il piacere del pomeriggio fra un divano ed un bar ed invece io sogno addirittura una pensione prima dei sessant’anni in modo da poter vivere quell’ultimo spezzone di vita fra la cura dell’orto, la ripresa di letture adolescenziali, l’ascolto e la ricatalogazione della collezione di vinile che mi aspetta da tempo e la scrittura di pensieri saggi e definitivi.

 

So cosa vuoi farmi : vuoi togliermi, così come hai fatto ai greci, il piacere della tavolata fra ouzo ghiacciato e declamazione di poesie di Kavafis per sostituirlo con la disperazione e la paura quotidiana di non farcela ad accudire i propri figli; vuoi arruolarmi nell’esercito di chi si avvita nella spirale del più lavoro-più soldi-più spese.

Sappi che con me non ce la farai anche se hai ultimamente arruolato tutta la classe politica del mio paese.

 

Lo riconosco, sei stata abile ; non c’è politico che oggi per apparire pensosamente interessato al mio futuro non disegni un mondo lavorativo senza feste, senza interruzioni e pieno di sacrifici. E anzi è un superarsi, un rincorrersi a chi la spara più grossa, a chi propone sacrifici sempre più esasperanti; e allora via l’articolo 18, via le assunzioni a tempo indeterminato, via le attenzioni per le donne incinte, via le ferie pagate, via tutto ciò che sa di civiltà e di felicità opponendo a ciò le inchieste alla Fabio e Mingo sul cieco finto a Sassari, il contadino con la spider a Canicattì, il furbastro presente una volta al mese a Foggia ecc ecc.

 

A me non mi fotti.

Questi mezzucci non attaccano.

Questa è la patria dell’ozio e della lentezza, del pensiero e della speculazione astratta, la patria del dolce naufragare in questo mare. Il tuo spread, il tuo rientro del tre per cento, il tuo pil in linea con gli altri paesi europei, la tua produttività e la tua frenesia tieniteli per te; a me non interessano.

 

Io ho una visione della vita, anzi dell’esistenza che tu invidi e che non riuscirai mai ad avere; il tuo odio per greci, spagnoli, italiani, portoghesi, per tutti coloro, cioè, al di sotto delle alpi, è un odio tenuto acceso dall’invidia; invidia per la mia tenacia, per il mio estro, per la mia pacatezza, per la mia gioia di vivere che tu non hai mai avuto.

Sarebbe facile farmi scudo dei miei nobili passati da Michelangelo a San Francesco e sarebbe facile ricordarti che il tuo concittadino Goethe trovò ispirazione qui da me ma sarebbe sparare sulla croce rossa e a me non piace vincere facile. Ho il gatto da accarezzare, un libro da leggere, una sigaretta da fumare pensando al senso recondito dell’inconsistenza e poi devo affrettarmi a pensare cosa mangerò domani per pranzo; alle mazzancolle in pastella accoppio un bianco fermo o un prosecco? Scusami, ti lascio; come vedi, ho un sacco di cose da fare. Ma stai sicura che ci risentiamo.

 

Tu, se vuoi, se hai tempo, se ti va, se non hai di meglio da fare, rispondimi … con calma, a tiempu tua … quando vuoi. Absit iniuria verbis.

 

 

A.Serni

No Comments

WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com