Non c’è pace per Cala Materdomini.
Quella che nell’agosto del 2021 era stata presentata come una conquista per la città di Brindisi – la prima spiaggia pubblica attrezzata con servizi – si è trasformata nel giro di pochi anni in una storia fatta di contenziosi, bandi andati deserti, strutture vandalizzate e, oggi, nuove polemiche sulla procedura di affidamento.
Un percorso accidentato che racconta molto delle difficoltà nel custodire e valorizzare uno dei tratti di costa più suggestivi del territorio.
Dall’inaugurazione alle prime difficoltà
Quando fu inaugurata nell’estate del 2021 dall’amministrazione guidata dal sindaco Riccardo Rossi, Cala Materdomini rappresentava un traguardo atteso da anni: una spiaggia pubblica con servizi, bar, docce e area ristoro, pensata per rendere accessibile a tutti un tratto di costa fino ad allora poco valorizzato.
L’entusiasmo iniziale, però, lasciò presto spazio alle difficoltà.
Negli anni successivi il lido ha attraversato una serie di vicende complicate: sequestri, revoche di concessioni, atti vandalici e problemi gestionali che ne hanno progressivamente compromesso il funzionamento.
Il colpo più duro è arrivato nel 2024, quando l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Giuseppe Marchionna ha rescisso il contratto con il gestore per presunte inadempienze contrattuali. La decisione ha aperto un contenzioso legale e da quel momento il sito è rimasto sostanzialmente abbandonato.
Le strutture sono state prese di mira dai vandali e l’area ha perso progressivamente decoro e funzionalità.
I bandi falliti e l’ennesimo tentativo
Nel 2025 il Comune ha provato a rimettere in moto la macchina pubblicando due bandi per l’affidamento della gestione del compendio. Entrambi si sono conclusi con un nulla di fatto.
Da qui la scelta di avviare una nuova procedura per assegnare la gestione delle aree di Cala Materdomini e delle Bocche di Puglia, nella speranza di restituire alla città un luogo che nel frattempo si presenta in condizioni sempre più precarie.
La realtà, infatti, stride con i render e le immagini diffuse negli ultimi giorni: oggi l’area appare fatiscente, segnata da atti vandalici e priva di manutenzione, mentre la stagione estiva si avvicina rapidamente.
Il rinvio dell’apertura delle buste
Proprio quando sembrava che la nuova gara potesse segnare una svolta, è arrivato l’ennesimo intoppo.
L’apertura delle buste con le offerte, prevista per venerdì 6 marzo, è stata rinviata “a data da destinarsi”. La motivazione ufficiale parla genericamente di “impegni istituzionali”, senza ulteriori spiegazioni.
Dietro il rinvio, però, si intravede una questione più complessa. Il responsabile unico del procedimento ha infatti ricevuto una diffida da parte del rappresentante legale di una delle tre società partecipanti alla gara.
Secondo la società, un concorrente avrebbe violato il principio di segretezza delle offerte previsto dal Decreto legislativo 36/2023, diffondendo alla stampa parte della propria proposta progettuale prima dell’apertura delle buste.
Nella lettera si chiede quindi l’esclusione del concorrente e la sospensione della procedura, paventando il rischio di un condizionamento esterno della commissione giudicatrice.
La palla passa ora al Rup, chiamato a decidere come procedere. Fra le ipotesi teoriche c’è persino quella di una rimodulazione del bando, con il rischio concreto di arrivare a ridosso dell’estate senza una gestione definita.
Il progetto “Amare”
Il progetto finito al centro della polemica è “Amare”, proposto dall’impresa Monkey di Lorenzo Cacciatore, attiva nel settore della ristorazione e dell’hospitality.
La proposta prevede un modello di gestione basato su servizi sportivi e di benessere, attività inclusive, un’area kids e iniziative culturali e sociali.
Nel primo anno dovrebbero partire bar e ristorazione leggera, corsi sportivi e noleggio di canoe e SUP; dal secondo anno sono previsti quaranta ombrelloni, cabine, un campo da beach volley e ulteriori servizi.
Il progetto cita inoltre collaborazioni con associazioni del territorio e con Confcommercio, oltre a una partnership con la rete associativa ATS Brindisea, impegnata nella tutela ambientale e nella valorizzazione del mare.
La precisazione di Brindisea
Proprio questo riferimento ha spinto ATS Brindisea a intervenire pubblicamente.
Il consiglio direttivo della rete ha infatti diffuso una nota per chiarire di aver appreso dalla stampa il proprio presunto coinvolgimento nella cordata.
Secondo quanto precisato, l’associazione sarebbe stata contattata nelle settimane scorse da diversi soggetti interessati alla gara e avrebbe manifestato disponibilità al dialogo su eventuali collaborazioni future.
Brindisea sottolinea però di non aver aderito formalmente ad alcuna cordata e di non risultare coinvolta in alcuna proposta progettuale presentata nell’ambito dell’avviso pubblico.
Tra rinvii e tensioni politiche
La presa di distanza di Brindisisea assume un peso ulteriore se si considera che la rete di associazioni é già impegnata in un percorso condiviso con Confesercenti per la gestione della Casa dell’Ammiraglio. Per questo motivo, la loro improvvisa comparsa – almeno sulla carta – in un progetto che vede il coinvolgimento di Confcommercio per la gestione di un’altra struttura pubblica è apparsa a molti come una vera e propria “tirata di giacca”.
Nel frattempo, sul rinvio della procedura aleggia anche un’altra lettura che circola negli ambienti politici cittadini. All’ombra dello stop all’apertura delle buste potrebbero infatti intravedersi anche le fibrillazioni emerse di recente all’interno della maggioranza che sostiene l’amministrazione Marchionna.
Un elemento che, pur restando sul piano delle indiscrezioni, contribuisce far crescere l’impressione di una vicenda intricata nella quale interessi amministrativi, progetti imprenditoriali e dinamiche politiche finiscono per sovrapporsi.
Un luogo simbolo ancora senza destino
Così, mentre la procedura si arena tra diffide, rinvii e precisazioni, Cala Materdomini continua a restare sospesa.
Da un lato i progetti, i render e le promesse di rilancio.
Dall’altro la realtà di un luogo oggi segnato dall’abbandono.
Una storia che, a cinque anni dall’inaugurazione, somiglia sempre più a un piccolo romanzo amministrativo.
E che, per ora, lascia aperta la domanda più semplice: chi riuscirà davvero a restituire Cala Materdomini alla città?
