October 24, 2020

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Il 24 settembre del 1997 moriva il dott Antonio Di Giulio nel “suo” ospedale Di Summa.

In questa sede voglio ricordare il percorso ambientalista contro le centrali termoelettriche a carbone.

 

Nel 1981, quando gli chiesi di diventare il punto di riferimento del ” Comitato per la difesa ambientale” (che pochi mesi dopo avrebbe dato vita a Legambiente Br) mi disse, con compiacimento ed un pizzico di civetteria: “è possibile che mi proponete sempre cause perse?” In realtà per Tonino Di giulio la lotta contro l’inquinamento dell’ambiente e delle coscienze era la logica continuazione dell’impegno in campo sanitario in favore della prevenzione primaria delle cause di patologie, anche degenerative quali i tumori. Fondamentale era per lui anche l’insegnamento che costantemente trasferiva ai suoi collaboratori ed ai tanti medici ai quali trasmetteva la capacità di vedere il paziente più che come un caso clinico come una persona da seguire nell’ambiente di vita.

 

Seguirono anni di attività frenetica, a cominciare dall’assistenza anche giudiziaria data ai proprietari ed ai conduttori di terreni su cui avrebbe dovuto sorgere la centrale di Cerano. In quegli anni ,grazie al carisma ed alle capacità relazionali del dott. Di Giulio furono fondamentale il coinvolgimento delle diocesi di Brindisi e di Lecce e la costituzione della prima commissione in Italia incaricata di valutare l’impatto ambientale delle centrali termoelettriche a carbone.

 

Tonino Di Giulio diceva “una amministrazione pubblica che non vuole decidere prende tempo nominando commissioni, ma l’insegnamento dei professori che fanno parte di queste ci servirà a far capire i problemi che il carbone crea”. Era la dimostrazione della saggezza e dell’umiltà di un professionista che, in realtà, aveva tanto da insegnare e che ebbe con noi il merito di evidenziare gli effetti di quello che allora si chiamava “inquinamento transfrontaliero” (e che oggi ricollegheremmo ai mutamenti climatici) con particolare riferimento alle piogge acide che, causate dalle produzioni industriali in Germania interessavano la Scandinavia.

 

Con la stessa umiltà il Dr. Di Giulio seguì i due congressi internazionali sull’impatto ambientale delle centrali termoelettriche a carbone che nel 1984 si svolsero a Brindisi ed a Lignano Sabbiadoro.

 

In tale contesto maturò la decisione di Tonino Di Giulio e di Franco Rubino di candidarsi e di venire eletti nel Consiglio Comunale di Brindisi, anche se entrambi mantennero l’impegno primario di continuare la professione, tanto è vero che rinunciarono nel 1987 ad assumere l’incarico di Sindaco proposto loro. In quello stesso anno, dopo una lunga notte di discussione, Tonino Di Giulio accettò di candidarsi alle politiche nella lista dei Verdi, ma con la condizione di non essere capolista alla Camera e di scegliere il collegio senatoriale di Lecce e non quello naturale di Brindisi. Aveva la convinzione di dovere ancora una volta servire la causa per la quale tanto si batteva, ma non aveva alcuna aspirazione di essere eletto: eppure tale elezione sfuggì soltanto per pochi voti all’atto della valutazione dei resti.

 

In quegli anni proseguiva, l’impegno del dott. Di Giulio per giungere alla costituzione del reparto di oncologia e per creare, tra medici specialisti e di base il tessuto connettivo necessario per diffondere la prevenzione primaria all’interno della popolazione. Proseguiva anche il suo impegno per difendere e valorizzare le risorse culturali, monumentali, ambientali economiche del territorio: cito soltanto l’impegno in favore delle produzioni agricole e soprattutto del vino di qualità, della mobilità sostenibile (trent’anni fa è stato presentato da legambiente un piano della mobilità che ha avuto come primo redattore il compianto Ing Vito Maiellaro); tante furono le sue proposte per valorizzare il patrimonio storico-artistico locale.

 

Un discorso a parte merita l’attenzione riservata dal dott. Di Giulio, fino agli ultimi giorni di vita al porto di Brindisi al quale ha dedicato numerose proposte per lo sviluppo delle attività commerciali e turistiche in contrapposizione con la pesante in tutti i sensi, servitù del carbone. Come al solito vedeva oltre l’interesse contingente di chi era concentrato solo sulla movimentazione del carbone e non si accorgeva che le risorse portuali nobili venivano calpestate in favore di altri porti.

 

Gli anni, i mesi ed i giorni finali della vita del dott. Di Giulio furono dedicati a far inserire nel piano di risanamento dell’area ad elevato rischio di crisi ambientale i progetti per realizzare il registro tumori, l’osservatorio epidemiologico permanente, l’indagine epidemiologica sui lavoratori e sui cittadini prioritariamente a rischio ed il piano di monitoraggio ambientale globale (purtroppo in seguito molti di questi progetti sono stati disattesi).

 

Tra 1995 ed il 1996 il dott. D Giulio volle pubblicare i dati epidemiologici che dimostravano quanto a Brindisi città, ma anche nella provincia, alcuni tumori, con primario riferimento a quello del polmone stessero avendo una crescita ben superiore rispetto alla media regionale e perfino rispetto a quella nazionale.

 

In confronti epistolari con il prof. Veronesi, il dott. Di Giulio chiese come si potesse addebitare la causa di ciò soltanto al fumo ma è rimasta nella memoria di tanti la sua reazione in una trasmissione Rai nei confronti del prof. Schittulli al quale battendo i piedi com’era solito fare quando era arrabbiato chiese : “Ma l’aumento così elevato dei tumori femminili del polmone a brindisi è causato dal fatto che le donne qui fumano di più rispetto a Bari o all’inquinamento ambientale?”

 

Quando capì che la fine era vicina volle morire nel suo ospedale Di Summa nel quale aveva lavorato da ben più di cinquant’anni. Le ultime settimane furono dedicate ai temi che gli stavano a cuore ed il personale del nascente centro oncologico gli era vicino rassicurandolo sul consolidamento del servizio offerto alla popolazione. Io ed altri ricevevamo continue telefonate e facevamo la spola con l’ospedale per prendere in consegna documenti da diffondere o per informarlo su tutto ciò che accadeva a Brindisi o sulle reazioni che i sui documenti producevano. Era chiaramente il suo modo di passare il testimone.

 

Tutta la sua vita è stata ispirata dal celebre detto indiano che tanto gli piaceva: “La terra ci è data in prestito dai nostri figli”. La difesa della terra dei suoi equilibri, dei suoi prodotti, l’educazione alimentare e la dieta mediterranea quale stile di vita erano per Tonino Di giulio l’altra faccia di quella prevenzione sanitaria primaria che non poté non sfociare nell’impegno ambientalista portato avanti con passione e con coerenza fino alla morte.

 

 

Doretto Marinazzo

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