La soluzione individuata da Confindustria, Cna, Enel e sindacati per risolvere il dramma dei 50 ex lavoratori della Sir va nella direzione auspicata, anche se il periodo di tre mesi non consente alcuna distrazione. In questo caso il territorio è riuscito ad intervenire in maniera efficace, mentre in passato – quando hanno chiuso i battenti numerose aziende metalmeccaniche brindisine per effetto della crisi dell’indotto – non si è stati in grado di intervenire per evitare drammi occupazionali. Adesso, però, è necessario, così come sta facendo a livello nazionale il parlamentare Mauro D’Attis, incalzare il Governo perché si proceda con una definizione del futuro della centrale di Cerano. Decisione da cui dipende il destino occupazionale di centinaia di addetti dell’indotto ed anche la disponibilità di aree – portuali e industriali – dove poter realizzare nuovi investimenti produttivi nell’ambito di un auspicato processo di reindustrializzazione. E’ evidente che anche l’Amministrazione Comunale sarà chiamata a svolgere il suo ruolo, garantendo tempi celeri nei percorsi autorizzativi e sostenendo chi è in grado di proporre alternative valide ad una grande industria che, giorno dopo giorno, si allontana sempre di più dal futuro economico ed occupazionale di Brindisi.
Lino Luperti – consigliere comunale e provinciale
