November 17, 2018



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Se oggi la medicina può vantarsi di aver debellato le malattie infettive che dilagavano, 100 anni fa, negli attuali paesi industrializzati, ciò è stato possibile soprattutto per il miglioramento dell’igiene ambientale e personale. Non c’è bisogno di essere laureati in medicina per capire che la sporcizia è fonte di malattie. Ricordo, come se fosse ieri, i tempi della mia infanzia, negli anni ’50 del secolo scorso, quando per lavarsi bisognava andare a riempire l’acqua dalla fontana pubblica facendo la fila. A quel tempo non c’era la possibilità di fare bagni e docce frequenti o cambiarsi gli indumenti intimi ogni giorno. Personalmente, non ricordo di aver usato mai, fino all’età di 12 anni, lo spazzolino per i denti. Ciò era la prassi per la maggior parte della gente di quel periodo.

 

Ovviamente, quel tenore di vita non ci faceva bene e i vermi intestinali ed i pidocchi erano all’ordine del giorno, soprattutto tra i ragazzi. Cento anni fa, non si moriva di cancro con la frequenza odierna ma si moriva con facilità di colera, di TBC, di difterite, vaiolo, meningite, ecc. Grazie al migliorato tenore di vita sia igienico che alimentare (oltre che lavorativo), oggi, possiamo dire che le malattie infettive sono pressoché debellate nei paesi sviluppati.

 

Anche l’aumentata aspettativa di vita (longevità) è frutto del miglioramento delle condizioni di lavoro meno gravosi, dei rapporti sociali più rispettosi della classe operaia, del raggiungimento della parità dei diritti tra uomo e donna (anche in seno alla famiglia). Di certo, non possiamo disconoscere i benefici offerti dalla medicina interventistica che salva ogni anno nel mondo milioni di vite umane. Pertanto, pensare che la longevità odierna sia esclusivo merito del progresso della medicina non è corretto anche se ciò lo sento spesso dire dai rappresentanti della medicina accademica. Affermare ciò è semplice propaganda.

 

Piuttosto, il progresso della medicina, a parte gli innegabili benefici ottenibili nell’affrontare le malattie acute, con il tempo è sfociato nel consumismo farcacologico-medicale. Ricordo che, quando (negli anni ’80 del secolo scorso) davo la prenotazione ai pazienti per fare le radiografie (ed il tempo di attesa era solo di 15/20 giorni), almeno il 30% non si presentava all’appuntamento ricevuto. Come mai? Perché il sintomo nel frattempo era sparito e la gente non era terrorizzata di essere vittima di un qualsivoglia nascosto male incurabile.

 

Il consumismo farmacologico spinge la gente sostanzialmente sana all’acquisto e utilizzo facile di medicine che allievano il sintomo ma che presentano, nel tempo, gravi effetti collaterali mentre il consumismo medicale ha partorito la cattiva prassi dell’accanimento diagnostico e terapeutico. Al tempo della nascita dei miei figli, non era in uso il controllo ecografico mensile come, purtroppo, è consuetudine oggi. Fra non molto tempo, quando il calo delle nascite sarà drammatico, temo che il controllo ecografico dei nascituri futuri diventi quindicinale!

 

Quello che sto trattando in queste righe sembra essere lontano dal tema generale di questa rubrica ma, se ci pensate bene, i nostri comportamenti sanitari sono indotti dalla cultura basata sulla paura della malattia sempre in agguato che ci hanno inculcato da fin bambini. La paura dei microbi e virus, grazie al terrorismo della pubblicità televisiva, è diventata endemica. Non trovi casalinga che non consumi “montagne” di detersivi igienizzanti con la speranza di salvaguardare la salute della famiglia. Purtroppo, paradossalmente, la super igienizzazione provoca l’abbassamento delle difese immunitarie provocando, così, ulteriori sintomi e malattie da intossicazione. Dubito che qualcuno di voi sia veramente convinto che i prodotti chimici facciano bene.

 

Continua…

 

Rocco Palmisano

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