January 20, 2020

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Mercoledì 11 dicembre h 18,30 a Brindisi, Caffetteria letteraria Nervegna, all’interno del Palazzo Granafei Nervegna, di fronte al Teatro Verdi, (Caffetteria Letteraria Nervegna, Via Duomo 20, 72100 Brindisi) si terrà la presentazione del libro di poesia Nei tuoi arcobaleni…e altre poesie, di e con Marcello Buttazzo, per le edizioni iQdB, con l’intervento dell’editore Stefano Donno.
(intervento di Maria Grazia Palazzo) In apertura il libro reca una dedica a Laura e Rosetta; segue, in esergo, una citazione di Attilio Bertolucci. Ogni poesia è contrassegnata da un numero romano che, pagina dopo pagina, in crescendo giunge al numero L, con la ulteriore citazione di Ercole Ugo D’Andrea Tanto l’amore è circolare, ritorna. In effetti, già dalla prima poesia, sembra che l’autore celebri il suo rapporto con la scrittura, come con la vita, col femminile, con l’altra metà del cielo, in una sorta di movimento circolare, di sentimenti e di pensieri. Emerge nella poesia di Marcello Buttazzo l’attraversamento di un paesaggio vivo, di una terra fatta di stagioni, di attesa, di cammino, con tutta la bellezza di destini fragili come un sogno. Le immagini liriche offerte al lettore sono molteplici e intense, ora di una fanciulla divina, ora di un tramonto, cangianti, a volte repentini, come i colori dell’arcobaleno. Così nella raccolta poetica si dipana la profondità delle parole scelte che appartengono ad un vissuto preciso, alla terra abitata, con le luci ed ombre dell’agguato di una fiamma, anche di ciò che manca inesorabilmente. Ed infatti, tra le tante suggestioni, ciò che sembra suggerire questa raccolta si condensa, forse, nel verso (poesia I, p. 13, v.8) fragile è la vita. Il titolo della raccolta, infatti, sembra offrire i colori vibranti di certi arcobaleni, quasi a dire che la vita è fatta di stagioni, di tempeste e di schiarite, poiché gli arcobaleni prendono il posto, dopo ogni tempesta, di ciò che è buio, di là dalle scure nubi (p. 13, v.6) di ore morte ( p. 13, v.16). I versi di Marcello Buttazzo declinano variazioni sentimentali di cui il quotidiano è attraversato, a volte scosso, poi illuminato. Le parole usate sono quelle del vivere pulsante della natura e, come in un moto liberante, quelle dell’oltrepassare le apparenze dei fenomeni e le gabbie spaziotemporali. Sembra che il poeta tenga in una mano il fuoco rosso amaranto” (poesia IV, p.16, v. 6) di un tramonto che è fatto di incanto, amore, attesa e, nell’altra mano, altri fuochi, altri soli, fatti di vertigine, di “cadute rovinose” (poesia X, p.22, v.11), quasi a rammentare che tutto è anche dissolvimento, perdita, fallimento mortale, in un abbandono continuo, quasi un rito. Ma nel contempo sembra ci dica che nulla si perde di ciò che è vita, anche quando il dolore irrompe. Numerose le ascendenze poetiche che il lettore attento e curioso potrà ravvisare, anche solo per attraversamenti d’immagini o per similitudini di climax, dalla poesia francese visionaria di Baudelaire, Verlaine, Rimbaud, ricca di aforismi, a quella spagnola, piena di passione, di Lorca, ma anche echi della poesia italiana di Pascoli, Quasimodo, Ungaretti, per una certa compostezza e sintesi formale, fino ad echi di Campana, di Pavese, quando il verso si fa più radicale, struggente, fino a stemperarsi in una leggerezza giocosa, che fa pensare a Penna. Si potrebbe dire che la poesia di Buttazzo ha pennellate a volte più leggere, proprio come di acquerello, altre più materiche, come di tempera, a dire lo stupore, la trepidazione, lo spavento, il dolore di ogni storia individuale che è anche storia di relazioni affettive, familiari, in un ingranaggio di destini che sembra incomprensibile. Eppure la poesia può aprire orizzonti di superamento anche del dolore, con il coraggio di una coscienza che si estende fino ad abbracciare tutto, anche la morte. La poesia di Marcello Buttazzo, in tal senso, è poesia che abbraccia l’universo, evocazione come il canto greco di alcuni poeti elegiaci della Grecia antica, negli accenti drammatici e di ricomposizione del dolore e della domanda d’amore, panici, totalizzanti, di potente bellezza. Si pensi alla poesia LI, p.53, in cui il sentimento assume una sorta di rivincita sul tempo e sulla morte, in accenti profetici di speranza. Nella sezione “Altre poesie” vi è la silloge “Verranno rondini fanciulle” in cui pure s’incarna un sentimento del tempo che coglie non solo l’orizzonte del piano di cose accadute ma la verticalità della destinazione umana, di superare i limiti imposti dalla condizione, della sua mortalità. Tra i lemmi che ritornano e sembrano segnare questa duplice direzione, del tempo percepito poeticamente, vi è il rosso e l’azzurro, le nuvole, il rosa rivelazione ora di un tramonto ora di un’alba, con tutto il magma umano di esistenza, la sua malinconia, quando il tempo assume il sapore del ricordo. Chiunque ama la poesia troverà materia per elevarsi dalla mera quotidianità e lasciarsi trasportare nel viaggio d’anima, di Marcello Buttazzo che sembra dirci di non smarrire la purezza del fanciullo innamorato della vita, degli occhi di una madre, del sorriso di una donna, occasione di possibile maturazione umana e poetica. Anche perciò, possiamo affermare, con Barberi Squarotti che “la lettura della poesia” non è mai un atto razionale ma un incontro quasi mistico, col suo ritmo segreto, con la sua vita rarefatta. (intervento di Maria Grazia Palazzo)
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