December 12, 2018



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Uno dei capisaldi dell’ars militare, forse già in voga ai tempi delle legioni di Cesare, impone che dopo avere impartito un ordine bisogna controllare che venga eseguito. La storia è piena di “sissignore” e “comandi” cui non ha fatto seguito l’esecuzione. Geremia (17,5) diceva: «Maledictus homo qui confidit in homine», maledetto l’uomo che confida nell’uomo.

Una regola fin troppo semplice che travalica l’ambiente in cui è nata per adattarsi a qualsiasi ambito dell’umana attività. Una regola che procede di pari passo con la furbizia e la mala fede degli uomini così che dovrebbe essere tenuta a mente soprattutto nelle organizzazioni pubbliche nelle quali all’abbondanza dei provvedimenti amministrativi non fa poi riscontro una capillare azione che ne accerti la corretta esecuzione.

 

Un preambolo un po’ lungo per introdurre l’argomento del mancato o scarso controllo delle opere realizzate, a tutto vantaggio di una micro criminalità che si allena a fare il salto di qualità verso quella più grande. Ultimo episodio, in ordine di tempo, la vandalizzazione del campo di calcio e annesse pertinenze ubicati nel quartiere Perrino.

Ma gli analoghi episodi del passato non si contano. A cominciare dalle ruberie dell’oro rosso, il rame, che resero da subito inservibile l’impianto di illuminazione – donato alla città dall’Enel – che solo per poche notti trasformò il Castello Alfonsino in un posto da favola.

Per non parlare delle continue e vergognose “visitazioni” a danno del Parco del Cillarese e del bellissimo polmone cittadino del Cesare Braico. Dei ripetuti sfregi al parco giochi antistante l’Istituto “F.L. Morvillo Falcone” che, per brindisini e mesagnesi, rappresenta un vero e proprio Sacrario civile. E delle continue offese sistematicamente arrecate ai beni monumentali e agli edifici pubblici della città. E perfino alle fioriere che periodicamente vengono sistemate lungo Corso Garibaldi!

 

No, spiace dirlo, ma Brindisi non è il posto dove possono trovare degna sistemazione parchi cittadini, ville comunali o giardinetti per i giochi dei bambini. Nemmeno le zone attrezzate lungo il litorale Nord vengono risparmiate!

 

Si cominciò, tanti anni fa, con l’eliminazione del Parco della Rimembranza da parte di una ottusa amministrazione comunale e si continua oggi con la devastazione operata da bande di piccoli o grandi delinquenti.

E certamente non costituisce un’inversione del trend lo sporadico esempio di alcuni cittadini volenterosi come i quattro residenti del Sant’Elia che stanno gestendo, in una desolante autonomia, la piazza Osvaldo Licini fino a qualche tempo fa oggetto di un mortificante degrado. O quello del “nonno” che però, preso dal raptus artistico, ridà colore a tutto, ivi compreso il càrparo della facciata della Cattedrale!

 

Dunque non sono queste lodevoli (e talvolta pericolose) eccezioni a fare cessare la lunga storia di deturpazioni. Malgrado ciò tornano periodicamente alla ribalta sterili discussioni sulla possibilità di creare, nel centro storico o in periferia, altre zone di verde pubblico. Siamo proprio dei masochisti. Insistiamo sul verde quando sappiamo bene la fine che fa dopo qualche mese o qualche giorno dalla sua pomposa inaugurazione.

 

 

Parco Cillarese – Foto Maurizio De Virgiliis

Sento che sarò tacciato come amante del cemento piuttosto che delle piante e degli alberi. Niente di più sbagliato. Joyce Kilmer diceva: «Credo che non vedrò mai / una poesia bella come un albero. Le poesie sono fatte da sciocchi come me, / ma soltanto Dio può fare un albero». Nessuno più di me ha sofferto quando, alcuni anni fa e senza alcun preavviso alla cittadinanza, furono espiantati alcuni pini secolari che facevano da leggiadre damigelle al composto Monumento al Marinaio d’Italia. E tremo ogni qualvolta, per la sfrontatezza delle radici che tutto svellono in cerca di spazi liberi, si mette mano alla “risistemazione” di un viale o una piazzetta che fino a quel momento godeva dell’ombra di quei generosi rami.

 

Tornando al problema della marmaglia che la fa da padrone sia al centro che in periferia, il modo di risolvere o quanto meno di ridurre l’inconveniente ci sarebbe. In alternativa alla mancanza di una vigilanza in tempo reale (onestamente impossibile da praticare) sarebbe da prendere in considerazione una videosorveglianza che, però, dovrebbe prevedere un operatore costantemente presente davanti ai monitor.

 

A questo punto è necessario che l’Amministrazione faccia un semplice ( si fa per dire) calcolo di costi-benefici: quanto viene a gravare sulle asfittiche casse comunali la spesa per la continua manutenzione dei beni devastati e quanto verrebbe invece a costare una sorveglianza più attiva e, soprattutto, preventiva?

Che poi corrisponde alla domanda che da tempo mi faccio sulla convenienza o meno, da parte dei gestori dei mezzi pubblici, di mantenere a bordo degli automezzi di linea un bigliettaio (come l’Aldo Fabrizi di “Avanti c’è posto”) anziché scommettere sull’onestà (!!!) degli utenti che si traduce in un sistematico passivo e nell’implicito invito a guazzare nell’illecito.

 

L’ultima querelle che si sta consumando in questi giorni riguarda l’utilizzo della ex caserma d’artiglieria ubicata in via Castello, nel cuore del centro storico. La caserma, intitolata a Carlo Ederle, maggiore nato a Verona nel 1892 e morto sul Piave nel 1917, medaglia d’oro al V.M., fu realizzata nel 1919. Dopo essere stata per quasi mezzo secolo un bene dell’E.I., è passata nel patrimonio del Demanio militare e solo da poco ceduta all’amministrazione comunale.
Ebbene, il Comune vorrebbe recuperarla per farne un parcheggio a raso che potrebbe contenere dai 40 ai 70 stalli a seconda che si possano o meno abbattere i ruderi (o beni culturali sottoposti a vincolo?) che si trovano nascosti da una sterpaglia che fa pensare alle foreste vietnamite. Per il reperimento delle risorse necessarie (da un minimo di 700 mila a un milione di euro) si pensa a un bando regionale (“Patto per la Puglia”) riservato a “interventi per le attività di promozione e di infrastrutturazione turistica e valorizzazione dei beni demaniali”. Come dire che, con buone probabilità, l’opera sarebbe realizzata a costo zero!
Ma, nelle ultime ore, si è registrato anche l’interessamento della STP di Brindisi. La Società dei Trasporti Pubblici intenderebbe realizzare a proprie spese il parcheggio in cambio della gestione. Insomma la STP si accollerebbe tutte le spese per la realizzazione del parcheggio e della sua gestione. I prezzi degli stalli sarebbero calmierati e sotto il diretto controllo del Comune che potrebbe anche prendere una percentuale sugli incassi.

Tutto a posto, allora? Neanche a dirlo. Adesso sulla Ederle, ignorata per anni e anni, ognuno dice la sua. E la cosa sorprendente è che se ne voglia fare un parco pubblico! Ma come? Con tutto quello che ho detto sulla fine che fa il verde a Brindisi e con tutti gli esempi di sciacallaggio cui sono sottoposte le zone verdi, si vuole crearne un’altra? Per aggiungerla a tutte le altre che necessitano di continue manutenzioni?
Senza contare che un parcheggio (con annessi servizi essenziali) in quella zona ridurrebbe i disagi di chi va alla ricerca di un posto dove lasciare l’auto. E non tanto per fare shopping ma, soprattutto, per partecipare alla vita culturale della città.

Quel parcheggio, anche se non esaustivo, risolverebbe in parte i problemi di quanti, specie d’inverno e con il cattivo tempo, frequentano il Teatro Verdi o il palazzo Nervegna o il salone della Provincia o il Museo “Ribezzo” o la sala dell’ex convento di S. Chiara o le antiche chiese… Anime in pena che, nella notte, inanellano giri su giri per uno stallo che eviti loro di non aggiungere al costo dello spettacolo anche quello di una contravvenzione.

 

Perciò, per una volta, pensiamo al bene comune e abbandoniamo l’egoistica filosofia – è il caso di dirlo – del verde orticello… In questo modo allontaneremmo da noi anche la brutta immagine di un Bronx che, francamente, la città non merita.

 

Guido Giampietro

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