January 28, 2020

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PONTE LUNGOMARECome le onde della risacca vanno su e giù lungo la battigia con un moto ripetitivo ma mai uguale, così ricompaiono, ma sempre stucchevolmente uguali, le critiche a quello che oramai, in città, viene appellato il “ponte dei sospiri”. E, come spesso avviene in questi casi, a commenti verosimili se ne aggiungono altri che trasudano incompetenza, se non proprio malafede.

 
Mi riferisco all’appunto più grosso che viene fatto al ponticello che scavalca quasi in tralice via del Mare: quello d’aver distrutto, con il suo posizionamento, un pezzo dei bastioni di Carlo V. Alcuni si spingono oltre chiamando in causa addirittura le più antiche mura messapiche… Quando invece quel bel muraglione in carparo risale alla prima metà del Novecento!

 
Ma il punto non è nemmeno questo. Come si fa a criticare a posteriori, visto che il progetto del ponticello risale a una progettazione fatta e resa pubblica anni prima (durante l’era Mennitti, tanto per intenderci)?

 
Era quello il momento per manifestare le proprie idee contrarie. Prima che si passasse all’esecuzione dei lavori con il contestuale impegno di denaro pubblico. Che senso ha recriminare oggi ad opera conclusa? O si è talmente ingenui da pensare che, a questo punto, il ponticello possa essere rimosso?

 
Non intendo soffermarmi oltre sulla pochezza di questi mugugni che hanno solo lo scopo (anche politico) di distruggere piuttosto che costruire. E passo invece, quantomeno mi cimento, a dire qualcosa sul valore estetico dell’opera, visto che, in quanto alla sua utilità, non serve molto né agli abitanti del quartiere Mattonelle né ai cittadini che, parcheggiata l’auto in via del Mare, dovrebbero più agevolmente raggiungere il centro.

 
viadelmare1024x768Dunque, se devo esprimere un parere, per forza di cose soggettivo, dico che quella struttura non solo è accattivante nella sua sfacciata luminosità, ma contribuisce a rendere più interessante il contesto urbanistico nel quale è collocata. Nel senso che “movimenta” il paesaggio e, di giorno, coi riflessi verdognoli delle vetrate, fa da grazioso pendant a quelli azzurri del mare.

 
E immagino che di notte il gioco di luci che la esalteranno renderà quel tratto di via del Mare uno spazio incantato che ruberà la scena perfino alla magia del cielo. Esagerazioni? Aspettiamo che l’opera venga completata e poi esprimiamo un giudizio finale e, soprattutto, senza condizionamenti.

 
Ma a che serve?, tornerete a chiedere. E io torno a rispondervi: a niente e a nessuno (ho fatto una mini indagine tra gli abitanti delle Mattonelle e su quel ponte sono a dir poco inviperiti!).

 
andy WarholNon ha detto Andy Warhol che «un artista è una persona che produce cose di cui la gente non ha bisogno, ma che lui, per qualche ragione, pensa che sia buona idea dar loro»? E allora dobbiamo convenire che il progettista del “nostro” ponticello (la cui identità, giuro!, mi è ignota!) se non altro è in linea col pensiero del grande artista.
Ma poi siamo veramente certi che l’arte, quella moderna, debba necessariamente assolvere anche a un compito di funzionalità, di soddisfacimento d’interessi pratici?

 
Non credo. Prova ne è l’ultima opera dell’artista bulgaro-statunitense Christo Vladimirov Yavachev, il maestro della land art. Quello che ha “impacchettato” i grandi edifici e le opere d’arte di mezzo mondo. Insomma, quel Christo lì!
L’ultima sua boiata (mi assumo la responsabilità di quello che asserisco!) è la costruzione di un ponte galleggiante sul lago d’Iseo, la cui inaugurazione è prevista per il 18 giugno p.v.

 
Si tratta di un percorso pedonale provvisorio e gratuito per un totale di 4,5 chilometri sulle acque del lago, realizzato utilizzando 70.000 metri quadri (!) di tessuto giallo-arancione, sostenuti da un sistema modulare di pontili galleggianti formato da 200.000 metri cubi (!) di polietilene ad alta densità.

 
E Christo, emulando Quello senza acca, così pubblicizza l’opera: «Vi farò camminare sulle acque, meglio se verrete senza scarpe, sarà una passeggiata di tre chilometri dove sentirete le onde sotto i vostri piedi»… Almeno questa frase se la poteva risparmiare.

 
Christo-The-Floating-Piers[1]Non so quanto sia costato il divertissement di via del Mare (credo qualche decina di migliaia di euro). Conosco invece la cifra che si sta spendendo per quell’inutile passerella sul lago d’Iseo: quindici milioni di euro! D’accordo, sono soldi che non pagheranno i cittadini dei paesi interessati e nemmeno eventuali sponsor del bresciano. Tutte le opere di Christo si autofinanziano, dice lui, con la vendita dei disegni preparatori, i collage, i modellini… Intanto proprio in queste ultime ore è scoppiato il caso dei sommozzatori francesi, quelli che hanno ancorato al fondale i pontili galleggianti: non erano dipendenti assunti e non avevano neppure la partita Iva! E, se tanto mi dà tanto, ho motivo di credere che l’autofinanziamento sia una bella storiella.

 
In ogni caso non m’interessa chi paga per quella inutile opera che dopo pochi giorni verrà smantellata. Io penso allo spreco di quei 70.000 metri quadri di tessuto che ricoprirà i pontili e poi sarà gettato via. Forse con la povertà che esiste nel mondo questo artista poteva creare qualcosa di meno appariscente e dispendioso. Ma tant’è, dei poveri, italiani o extracomunitari, non gliene frega niente a nessuno.

 
È giustificabile ora la mia simpatia per quel ponticello di via del Mare? Non sarà il ponte di Calatrava a Venezia (che pure tante critiche ha suscitato in passato) o il Rambla de Mar di Barcellona, ma rimane pur sempre qualcosa di moderno che va sposarsi con la bellezza “antica” del lungomare. E per una volta lasciamo da parte le critiche “a prescindere” ed apprezziamo l’idea coraggiosa del nostro ignoto archistar.

 

Guido Giampietro

7 Comments

  • Rispondi
    Gabriele
    14 Giugno 2016

    Le “riflessioni” di Gudo su quel simbolico ponte dei sospiri pieno di luce e di riflessi non sono un’arrampicata sugli specchi ,come i più semplici di noi possono pensare, ma rappresentano un fine esercizio letterario-filosofico su un tema molto caro ai pensatori, ” L’utilità dell’inutile” E proprio così si intitola un brillante saggio di Nuccio Ordine in cui si dimostra come il culto dell’utile inaridisce lo spirito e mette in pericolo l’arte e la creatività. Ancora una volta
    il “Maestro” Guido Giampietro coglie nel segno proponendoci un argomento, classico ed attuale nello stesso tempo, su cui fermarci a meditare…

  • Rispondi
    Angela
    14 Giugno 2016

    Sa una cosa? Mi ha convinto!

  • Rispondi
    nik
    14 Giugno 2016

    Bellissimi entrambi gli interventi precedenti; resta il fatto che in fase di progettazione i cittadini vengono poco informati sulle reali realizzazioni come è successo per i lavori del Lungomare Regina Margherita progetto originale e realizzazione non coincidono e non ottemperano alle prescrizioni della Soprintendenza ai beni culturali. Riguando alla denominazione “Ponte dei Sospiri”, è necessario specificare “Ponte dei Sospiri Nostri” che ancora scendiamo a compromessi con certa classe politica…..Resta alla città un’opera di dubbia bellezza, perfettamente inutile e forse pericolosa considerando che le scale diverranno scivolose in caso di pioggia non essendo la struttura coperta.

  • Rispondi
    giovanni
    14 Giugno 2016

    Brindisi non è ne Venezia ne Barcellona, non si può permettere l’inutile. Immagino questa effimera opera d’arte tra due anni o cinque anni quanta magia esprimerà.

  • Rispondi
    Enrico
    14 Giugno 2016

    Sono d’accordo in toto e smettiamola di criticare il ponte quando la citta ha ben altre problematiche.

    • Rispondi
      nik
      15 Giugno 2016

      quando la critica è costruttiva ben venga….demoliamolo e costruiamo un ascensore in corrispondenza delle bellissime scale esistenti addebitando l’onere della spesa agli artisti di inutile, siffatta opera “d’arte”….

  • Rispondi
    16 Giugno 2016

    Quando una scala mobile o un ascenzore affiancherà la gradinata che conduce dal Casale alla motobarca ?