April 4, 2020

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PANDEMIA: ISTRUZIONI PER SOPRAVVIVERE (4)

Un necrologio.

Figlio di una Anna Caiulo Chimienti e di un tale Stefano Creatore ingegnere, si è spento ieri per complicanze dovute alla contaminazione da covid-19, il maestro Felice Creatore. Nato a Brindisi, il 21 marzo 1941, il maestro, fine ed illuminato musicologo, celibe e senza figli, naturalmente schivo sino alla refrattarietà, ha vissuto gli ultimi anni della propria vita a Milano.
Pianista, pluristrumentista appassionato di clavicembalo, esperto conoscitore dell’opera di Gustav Mahler, aveva collaborato, senza che il proprio nome fosse menzionato per propria volontà, alla monumentale e fortunata biografia redatta da Quirino Principe per i tipi Bompiani sul compositore boemo.
Riservatissimo e ritroso, aveva lasciato Brindisi già dal giugno 2018 per trasferirsi nella sua casa milanese di via Procaccini.
Amico personale di Stravinskij, che con estrema riservatezza aveva anche ospitato nella nostra città, soleva dirmi, in risposta alle mie richieste di rendere pubblici i suoi studi, che sui giornali il proprio nome sarebbe apparso solo una o, al massimo, due volte: alla nascita e, se io mi fossi deciso a comporre il suo necrologio, alla morte.
In occasione della sua ultima visita qui a Brindisi eravamo stati entrambi ospiti del suo carissimo amico Albano Carrisi con il quale condivideva l’amore per la musica barocca.
Il maestro Felice è morto ieri, nella giornata dedicata alla poesia, giorno del suo settantanovesimo compleanno.
Nel tentativo di porgergli i miei auguri ed in attesa di ascoltare la sua solita risposta ( “ Gegè, grazie, è passato un altro anno, sbrigati, hai poco tempo “) ho appreso, da una infermiera professionale e compunta, della dipartita del mio carissimo amico e del rinvio delle informazioni attinenti alla salma.
Nell’immaginabile stato d’animo in cui verso, pubblico qui su face book, in attesa di poterle incidere su marmo, queste mie personali rime in ricordo, onore e memoria dell’insostituibile mio fratello in affetto:

Felice Creatore
Brindisi 21 marzo 1941-Milano 21 marzo 2020

Musica!
Di pianoforte o di organetti,
di chitarre, di corni, mandolini,
di arpe, di ocarine, clarinetti,
di sax, di tamburi, di violini.

Musica!
Musica larga, triste, in fa, in falsetto,
monotona, crescente, solo suono,
rococò, barocca, minuetto,
cantata in coppia, in coro … oppure a solo.

Musica!
Lenta, ritmata, con temperamento,
a ninna nanna, sobria, gregoriana,
a bocca chiusa, ad andamento lento,
in controcanto, da solista, strana.

Musica a banda, nuziale, a festa, a morto,
senza accompagnamento o sostenuta
a melodramma, da ballo a passo corto,
moderna, lirica, andante, ripetuta

larga o larghetta, ampia, da soprano,
sale soave … scende … ed è finita…

poi tutto si addormenta piano piano
… non è soltanto musica … è la vita .

(Questo pezzo è stato scritto nel pomeriggio del giorno 22 marzo con sottofondo di Das Lied von der Erde di Gustav Mahler , nel secondo mese di pandemia)

 

PANDEMIA: ISTRUZIONI PER SOPRAVVIVERE (5)

Purtroppo un altro necrologio

Fondatore dell’associazione “BRINDISINI A MILANO”, Artemio Astenuto, di anni 68, è morto ieri all’ospedale Fate Bene Fratelli per complicanze dovute alla infezione da covid-19.
Nato a Brindisi da Rosa Zaccaria e da Vincenzo Astenuto, ambedue deceduti da pochi anni, Artemio ha vissuto a Brindisi, dove ha frequentato le scuole medie “Giulio Cesare” ed il liceo scientifico “Monticelli”, sino all’età di diciannove anni per poi trasferirsi nel capoluogo lombardo in cerca di lavoro.
Dall’età di vent’anni ha svolto le funzioni di caporeparto nel settore manutenzione dei Mercati Generali di Milano conducendo una vita dignitosa e non priva di modeste soddisfazioni ma, inevitabilmente, segnata da una fortissima e struggente nostalgia per la propria famiglia, i propri amici e, naturalmente per la propria amatissima città.
Conservava, a costo di ragguardevoli sacrifici economici, una piccola dependance qui a Brindisi nella quale trascorreva con la sua famiglia tutte i periodi di ferie sia in occasione delle festività natalizie che in estate.
Carattere non eccessivamente gioviale , si è sempre adoperato nell’aiuto concreto e disinteressato di qualsiasi compaesano arrivato nella città meneghina.
Innamorato di qualsiasi forma di brindisinità, mi aveva raccontato, in una delle sue lunghissime telefonate svolte assolutamente in vernacolo, che aveva proposto con successo la rigorosa adozione del nostro dialetto in tutte le circostanze di incontro del suo sodalizio, che oramai contava gli oltre duemila associati.
Non vi è stato medico, muratore, operaio, infermiere, commercialista o professore di origini brindisine e trapiantato a Milano per esigenze lavorative che in tutti questi anni non si sia ritrovato a ripercorrere le proprie radici linguistiche in occasione dei cadenzati incontri mensili.
La lacerante nostalgia per la propria terra lo aveva portato alla realizzazione di una corposa biblioteca privata, la cui dispendiosità era stata sovente fonte di non pochi litigi con la consorte Anna Maria cui vanno le mie più sentite condoglianze.
Il corpus centrale di tale raccolta, da me visionato in occasione della mia ultima visita nella sua dimora, era costituito da un infinito numero di poesie in dialetto brindisino fra i cui autori, al fianco dei più grandi Guarini e Masiello, non era raro imbattersi in strofe o rime dilettantesche e senza alcun valore ma unite tutte quante dall’amore verso la città e la sua lingua.
La cifra di Artemio, se ogni uomo ne ha una sua propria, mi sembra di poterla identificare nel rimpianto: per ciò che non è stato, per ciò che avrebbe potuto fare, per ciò che ha perso.
Con questo spirito, e in ossequio al suo desiderio, più volte espressomi, di cimentarmi anch’io in rime dialettali, dedico questi versi al mio grandissimo amico :

Artemio Astenuto
Brindisi 17 aprile 1952, Milano 23 Marzo 2020

‘Nci stai ‘nnu viaggiu ca no feci mai
‘nci stai ‘nnu figghiu ca non hagghiu vutu
‘nci stà ‘nna strofa ca no ‘mmi ‘mparai
‘nci stà ‘nna festa addò no’n’ci’agghiu sciutu.

‘Nci stai ‘nnu baciu ca no agghiu datu
‘nci stai ‘nn’amicu ca no ‘mmi’mbrazzai
‘nci stai ‘nnu fiuru ca no agghiu’nduratu
e ‘nna carezza ca no ‘ffeci mai.

‘Nci stai ‘nnu libru ca no agghiu’ccattatu
‘nci stai ‘nnu mari ca no attraversai
‘nci stai ‘nn’aiutu ca non hagghiu datu
e ‘nnu balconi addò no’mmi’n’facciai.

Tu inveci fani, fani sempri e a cori apiertu
liggimi buenu e poi tienimi a menti
ca iu l’agghiu capitu moi, di muertu,:
“Lu piccatu ‘cchiù bruttu è no ‘ffà nienti”

(Questo pezzo è stato scritto con sottofondo dell’Intermezzo sinfonico di Cavalleria Rusticana nel giorno 24 marzo 2020, secondo mese di pandemia)

 

PANDEMIA: ISTRUZIONI PER SOPRAVVIVERE (6)

Ancora un necrologio

E’ morto un uomo giusto. E’ morto un letterato di valore e un
attento studioso. E’ morto un uomo intelligente e arguto; un filosofo disincantato e obiettivo; un grande amico, sincero e onesto. Il professore Emmanuele Canto si è spento nei giorni scorsi presso la casa di riposo “RINASCITA” di Gardone Riviera in provincia di Brescia. Nato a Brindisi da Immah Abramovic e Germano Canto , Emmanuele, primo di tre fratelli, due ancora residenti qui in città, ha conseguito la laurea in studi filosofici presso l’università Cà Foscari di Venezia discutendo una tesi su “ La metafisica nel giovane Heidegger” sotto la supervisione di Emanuele Severino che affiancherà poi nelle vivaci discussioni sostenute in contrapposizione alle tesi della Congregazione per la dottrina della fede e che gli varranno, nel 1975, il proclama di “insanabile contrapposizione con il cristianesimo”. Emmanuele Canto, poliglotta esperto in tedesco medioevale, è stato membro dell’accademia dei Lincei e Cavaliere di Gran Croce oltre a collaborare per moltissimi anni con Repubblica ed il Corriere della sera con lo pseudonimo di Cervantes. Bizzarro, originale e creativo, ha dedicato tutti i suoi ultimi sforzi intellettuali alla difesa ed alla ineluttabile necessità dell’effimero nella esistenza umana. Pungente, satirico e spiritoso ha fondato qui a Brindisi il “Club degli sciocchi” affidandone al sottoscritto la presidenza a vita. Durante il Festival della filosofia tenutosi a Modena nell’estate del 2018, era riuscito a catalizzare l’attenzione dell’intero auditorio con una stravagante relazione sull’importanza dello zero a zero nelle partite di calcio. Fine dicitore, affascinante conversatore, Emmanuele è stato un sagace studioso del nostro dialetto, sovente usato in occasione dei nostri incontri goliardi. Circa sei mesi fa, ho ricevuto una sua lettera contenente al proprio interno una busta chiusa “da aprire e pubblicare solo in caso di cattive notizie”. La busta è stata da me aperta nella giornata di oggi, 25 marzo 2020, appena appresa la notizia della sua dipartita. Con grandissima pena e profondo dolore, do corso alle sue ultime volontà esaudendo il suo desiderio di pubblicare qui su facebook l’epitaffio da egli stesso composto nella lingua che Emmanuele amava di più.

Emmanuele Canto
Brindisi 1 aprile 1934 , Gardone Riviera 24 Marzo 2020

Totti li cosi cangiunu
perciò no ‘tti ‘ssumbrari:
la vita cu la morti,
la terra cu lu mari.

Lu buiu e poi la luci
lu biancu e poi lu neru
lu bellu cu lu bruttu
casa e poi cimiteru.

L’uva diventa vinu
l’aulia diventa uegghiu
e tu no puè saperi
ci moi stai pesciu o megghiu.

Comunque mo stau acquai
e quandu stà muria
… no mi sirviu a’nnu cazzu
studià filosofia.

(Questo pezzo è stato scritto nella giornata di oggi 25 Marzo 2020, secondo mese di pandemia con sottofondo di Carmina Burana di Orff)

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