May 25, 2020

Brundisium.net
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Che peccato! E’ un vero peccato che stia finendo così; un vero peccato che la grande opportunità della pandemia non abbia prodotto nulla, anzi …
Che peccato!
C’è da essere tristi, e amareggiati.
E per certi versi disillusi.

L’unica, vera, grande chance offerta dalla prima vera grande pandemia del mondo moderno non è stata colta.
Ce la siamo fatta sfuggire senza opporre un minimo di resistenza.

 

Il blocco momentaneo dei rapporti sociali e la crisi del mercato liberale avrebbero potuto indurci a riflettere e a rivedere scelte personali, scale di valori e priorità sia pubbliche che private.
Tutto ciò che abbiamo sempre avversato poteva essere cambiato.

La pandemia poteva e doveva essere onorata come un dono, di Dio o della storia, un regalo straordinario che mai avremmo potuto ricevere: fermare il tempo.
Un dono che ci era stato offerto a costo del sacrificio di migliaia di vite umane, della sofferenza di mogli, mariti, figlie e figli e quindi ancora più prezioso.

Con le lancette del tempo obbligatoriamente e momentaneamente ferme abbiamo avuto possibilità di rimettere a posto tutto quello che di sbagliato e di fastidioso popola la nostra vita assieme all’opportunità di rinascere.
Sul lavoro, negli affetti, negli amori, nei rapporti reali e virtuali; la grande possibilità di ripensare tutto, di analizzare tutto e poi di correggere, di rivedere, di aggiustare.

Senza ansia, liberi dalla fretta delle scelte immediate nell’ economia, nella politica e nella vita.

 

Era l’opportunità che ha popolato i sogni dei più appassionati rivoluzionari ma senza sangue, senza violenza, senza forzature, anche se con molto dolore.

Che peccato! Che spreco! Il tempo si è fermato e noi abbiamo aspettato impazienti soltanto che le lancette si rimettessero in moto.

 

Come in una sala d’attesa: immobili, ad aspettare il nostro turno ingannando quella fastidiosa perdita di tempo sfogliando riviste inconcludenti o armeggiando con il telefonino.

Abbiamo trattato con fastidio un dono straordinario, e abbiamo finto per debolezza, per abitudine, per egoismo, per superficialità, senza poesia e senza slancio, senza fervore e senza volontà.

 

Attendiamo con trepidazione e ansia il momento in cui potremo fare “ciò che facevamo prima “come se quel “prima” fosse il migliore dei mondi possibili nell’economia, nella politica, nella vita personale di tutti i giorni.

 

Come se pochi mesi fa non ci lamentassimo della nostra inefficienza, delle marcate discriminazioni sociali, della mancanza di futuro per i nostri figli, delle pensioni, dei prezzi alti, degli stipendi bassi, della nostra libido che va a farsi fottere, di internet spazzatura, del buco dell’ozono, dei vicini rumorosi, dell’incompetenza della politica, dell’Europa, dei cibi cinesi, della nostra tristezza, del nord contro il sud, della disoccupazione, della fuga dei cervelli, delle tariffe telefoniche, e delle cacche di cane per strada.

 

Oggi quel mondo nel quale ci sentivamo a disagio, che ci rattristava, che ci stritolava, che non ci permetteva di esprimerci al meglio, che ci dava ansia, che non prometteva speranza ma rassegnazione, oggi, quel mondo lì è la nostra unica meta.

 

Che peccato!

E invece cosa avremmo potuto fare? Alla prossima.

 

Gegè Miracolo

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