September 18, 2019

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verso le diciotto, diciotto e trenta un vento gelido …
e poi una spruzzata di neve acquosa mista a grandine lenta ha imbiancato le strade e le aiuole vicino alla stazione per due o tre minuti …
all’improvviso le lucette natalizie hanno acquistato più senso, lo sciarpone di cachemire attorno al collo, il passo frettoloso, il respiro fumante …
ora si che è Natale …

 

questa non può essere una serata qualunque …
chiamo S. e le dico di chiedere ai ragazzi se vogliono uscire con noi …
andremo a mangiare qualcosa tutti assieme in quel ristorante che ci piace tanto …
la risposta arriva dopo poco …
si, si va …
benissimo …
imbacuccatevi!!! …

 

li aspetto in macchina vicino al portone …
entrano sbuffando per il freddo …
alla radio gli Hot Chili Pepper con The adventures of Rain Dance Maggie …
alzo il volume …
la cantiamo tutti assieme per le strade già quasi deserte bagnate e lucide di luci natalizie …

 

il ristorante è caldo e accogliente …
giochiamo a scegliere il cibo più strano …
ridiamo …
per nulla …
come quando dico che mi sento osservato perché dietro di me su uno scaffale c’è una confezione di fagioli dall’occhio nero …

 

il cibo è un pretesto per stare assieme e il dolce finale è una sorta di affermazione di un momento che nessuno di noi vuole che finisca presto …
o che, almeno non sia l’ultimo …
qui bisogna ritornarci …

 

si, ho mangiato bene …
si, bella serata …
papà, i fagioli ti stanno ancora guardando …

 

in macchina ricantiamo …
ora c’è I will survive … è più facile …
poi sottobraccio a coppie corriamo verso il portone riparandoci a vicenda dalle folate gelide …

 

a casa chiedo se la serata è piaciuta meno per avere una conferma della loro felicità e più per protrarre questo momento e rubare un’altra carezza …
canticchiano ancora …

 

credo che mi risponderanno con il loro gergo … … genericamente “forte” o “figo” ? …
“random” per porre l’accento sulla casualità e che non devo illudermi troppo? …
“mainstream” per comunicarmi che non abbiamo fatto niente di eccezionale ? …
la risposta, invece, mi stupisce : “MITICA” …

 

sul divano, da solo, di fronte alla televisione ma senza interesse per nessuna trasmissione, ci ripenso …
“mitica” … che appartiene al mito …
all’invenzione, allo sguardo diverso che non è né verità né finzione …
il mito apre orizzonti nuovi e adatta i gesti quotidiani in un ordito completo di senso compiuto …
il mito è il ricordo di qualcosa che ci appartiene e che abbiamo a cuore ma non è mai avvenuto …
è la tentazione di dare senso alle cose che ci accadono …
è come se guardassimo dall’alto noi stessi e le cose che ci accadono …

 

“nel mito” – ha detto non so più chi – “facciamo visita agli dei” … prendiamo un momento, un’immagine o un pensiero, li purifichiamo dal contingente e li cristallizziamo in qualcosa che da quel momento farà parte della nostra storia e della storia dell’universo come archetipo …

 

mitica …
è vero …
non felice …
che la felicità è la visione di un momento irripetibile ed unico … la ricerca della felicità ha sempre con se qualcosa di triste e di insoddisfatto … il mito è vitale e perpetuo … mitica… come la serata dell’11 dicembre 2018, a Brindisi, verso le nove di sera …

 

Apunto Serni

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