July 5, 2020

Brundisium.net
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Da cittadini attivi e residenti in provincia abbiamo seguito con grande attenzione gli eventi che hanno portato il Sindaco di Brindisi Riccardo Rossi ad una decisione difficile ma, a nostro avviso, necessaria, ovvero l’ordinanza di sospensione delle attività per il colosso energetico Eni Versalis.

 

Un atto di responsabilità nei confronti di tutti i cittadini e di tutela della loro salute, da quando le rilevazioni effettuate in città, a partire dal 16 maggio, hanno evidenziato la pericolosità delle emissioni provenienti dall’impianto. Non può essere certo un caso se i livelli di inquinanti hanno registrato un preoccupante picco tra il 16 e il 20 maggio scorsi, proprio nei giorni in cui sono giunte denunce di insalubrità dell’aria da parte di molti brindisini.

 

Davanti a questa scelta si è sollevato un forte muro di opposizione, che ha visto protagonisti non solo l’azienda ma anche molti lavoratori, sindacati ed esponenti politici, evidente segno che tutta questa disponibilità ad un confronto costruttivo, e la sbandierata fede nel buon operato e rispetto delle procedure, probabilmente non vi erano. Altri rappresentanti politici invece hanno sfoderato una mirabile, quanto in molti casi inedita, disposizione al dialogo e alla ricerca di soluzioni. E’ chiaro che ci troviamo ancora una volta nel morso di un vecchio ricatto, quello tra salute e lavoro, e nel giogo che le grandi multinazionali come Eni credono di poter esercitare su un territorio come il nostro. Un territorio ancora tanto inconsapevole della propria storia e delle proprie risorse e che, fino ad oggi, a dispetto di tante belle parole, non riesce a costruire un modello di sviluppo al passo con l’innovazione tecnologica e, allo stesso tempo, ispirato alla, non più rimandabile, tutela dell’ambiente.

 

E anche a poche ore dalla revoca dell’ordinanza, con la costituzione di un tavolo tecnico permanente di vigilanza e ri-programmazione, sentiamo che non è affatto giunto il momento di abbassare la guardia e che si è ottenuto solo il minimo indispensabile dalla contrattazione. Ce lo insegna il lungo percorso di battaglie che cittadini, associazioni e comitati di familiari delle vittime da malattia professionale, hanno intrapreso più di 15 anni fa e che non potrà dirsi compiuto fino a quando qualcuno sarà ancora costretto a scegliere tra salute e lavoro.

 

 

Ass. Mesagne Bene Comune

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