May 26, 2020

Brundisium.net
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Si legge spesso e giustamente negli ospedali “che è severamente vietato e perseguibile per legge qualsiasi aggressione verbale o fisica al personale sanitario”. Niente di più assolutamente vero e condivisibile!.

 

Leggiamo spesso notizie sui media di aggressioni verbali o fisiche a personale ospedaliero avvenute negli ospedali ad opera di assistiti o loro familiari. Tali azioni seppur scaturite dalla rabbia e dall’indifferenza, sono azioni da condannare e prevenire in qualsiasi modo.

 

Mi trovo a raccontare una vicenda che mi ha interessato direttamente per il tramite di un mio Familiare (mia madre), una donna di 83 anni, vittima del mal funzionamento della sanità a Brindisi e comunque in tutta la Puglia se vogliamo allargare il nostro perimetro.

 

I fatti hanno inizio il 10 febbraio 2018, quando a seguito di una caduta, portiamo mia madre in pronto soccorso all’ospedale Perrino di Brindisi per effettuare tutti i controlli di rito.

 

L’odissea ha inizio alle 14,30 presso il pronto soccorso e con dimissioni di mia madre intorno alle 20:00 serali.
La diagnosi con la quale è stata dimessa era la seguente: frattura scomposta del polso destro con gessatura del braccio destro

 

. Durante la visita presso il reparto di ortopedia, visionate le lastre rx da parte del medico ortopedico, veniva immediatamente diagnosticata la necessità di un intervento chirurgico, poichè gli interventi in loco con le manipolazioni per riportare le ossa al loro posto non avevano sortito gli effetti sperati.

Le veniva quindi programmata una successiva visita in ambulatorio ortopedico presso U.O. Perrino a Brindisi per la mattina del 19 febbraio 2018, con prescrizione di effettuare i rx al polso il giorno immediatamente precedente (il 18 febbraio 2018).

 

Al rientro a casa, ci rendiamo conto che il 19 febbraio (giorno della visita ambulatoriale) era un lunedì e quindi le lastre richieste da fare il giorno precedente (domenica ed ancora prima sabato) era impossibile effettuarle anche privatamente. Privatamente e a pagamento, siamo riusciti ad effettuare le lastre richieste la mattina del lunedì 19 febbraio presso una struttura privata, preoccupandoci anche di disdire la visita programmata presso l’ambulatorio di ortopedia e chiedendo lo spostamento ad una data immediatamente successiva che ci venne comunicata per il giorno 22 febbraio 2018.

 

Il 22 febbraio 2018, presso l’ambulatorio di ortopedia U.O. Perrino, il medico ortopedico di turno che ha visionato le lastre, ha diagnosticato la necessità e l’urgenza di procedere al ricovero per effettuare l’intervento chirurgico, in quanto la frattura era scomposta, programmando il ricovero presso il reparto di ortopedia di Brindisi per il 26 febbraio alle ore 7:30.
Il 26 febbraio 2018 ci rechiamo con mia madre per il ricovero e dopo 1 ora di attesa, riceviamo la sgradita comunicazione che non vi era alcuna programmazione di ricovero a nome di mia madre in quella data. Rinviavano il ricovero al 28 febbraio (stessa sorte sullo spostamento della data di ricovero con le stesse motivazioni, interessò anche altra persona presente quel giorno).

 

La mattina di mercoledì 28 febbraio 2018, ritorniamo in reparto di ortopedia per effettuare il ricovero di mia madre e, surreale e paradossale ci viene comunicata nuovamente la probabilità di un ulteriore rinvio del ricovero per mancanza di posti letto. Il tutto si risolve durante la mattinata e finalmente mia madre viene ricoverata in reparto.

 

Stante l’urgenza dell’intervento così come riportatoci dal medico , ci aspettavamo che lo stesso fosse fatto il giorno seguente o nei giorni successivi. Finalmente la sera del 2 marzo 2018, leggiamo al posto letto di mia madre “digiuno dalla mezzanotte per intervento per il giorno successivo” e sarebbe stata la prima ad essere operata.

 

Oggi sabato 3 marzo 2018, mi reco in ospedale alle 7:30, il personale ospedaliero prepara mia madre con il vestiario per l’intervento e mentre attendiamo il suo turno, alle 8:30 si avvicina un medico che ci comunica l’ulteriore rinvio dell’intervento al lunedì successivo per sopravvenute urgenze e per il numero ridotto di interventi da effettuare durante la giornata di sabato.

 

In quel momento, l’impotenza nel non poter fare nulla, la rabbia per la mancata assistenza ricevuta e per la disorganizzazione vissuta sin dal primo giorno, vengono domate solo dal buon senso, dalla buona educazione, dall’essere civile in un mondo che di civile ha ben poco e che mi ha porta a denunciare in ogni modo possibile quanto accaduto nella convinzione che il silenzio, l’abnegazione e la sopportazione di tali inefficienze non porterà mai alcun beneficio alla nostra città ed ai servizi di assistenza alla cittadinanza.

 

Chi ha determinato la chiusura di U.O nella provincia di Brindisi per diminuire i costi della sanità, ha riflettuto sul servizio che si offre alla cittadinanza, all’utenza, al malato???

 

Il così decantato obiettivo di risparmio sulla sanità da parte della classe politica, in cosa si risolve?? Sicuramente non si risolve con la permanenza di una persona nella struttura ospedaliera per 6 gg senza alcun intervento o alcuna cura, alla stregua di un albergo con vitto e alloggio!! Forse, anzichè chiudere le Unità Ospedaliere occorrerebbe organizzarle meglio!

 

Rivendichiamo i nostri diritti alla salute, alla cura, alla giusta assistenza!!!
Non si può risparmiare sulla salute!

 

Fiducioso nell’attenzione che gli organi di stampa vorranno dare a tale lettera, porgo distinti saluti.

 

 

Pica Antonio

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