April 5, 2020

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brasile-olimpiadi[1]Non solo questa del Brasile, ma tutte.
Perché le Olimpiadi sono bugiarde? Perché si servono di un evento “pulito” come lo sport per nascondere la realtà. Peggio: danno l’illusione che la realtà sia proprio quella in technicolor che si diffonde dai maxi schermi disseminati per il mondo. Quando, lo sappiamo bene, non è così.
Personalmente amo il Brasile, il suo clima dolce, i colori sgargianti della natura catturati negli abiti, il Carnevale, la statua di Cristo Redentore, le spiagge di Copacabana, la filosofia di vita, il samba, le donne. E ho molto apprezzato la coreografia della serata inaugurale nel mitico stadio del Maracanà dove, oltre alla musica, si è puntato sulla politica toccando i temi della lotta allo schiavismo, della dittatura militare e del riscaldamento del pianeta.
Ma proprio quando la politica ha fatto la sua timida comparsa nel Maracanà, quando un reggente, al posto di un Presidente del Brasile che non c’è, ha dichiarato aperti i Giochi si è sentita la bordata di fischi all’indirizzo di Michel Temer. E questo mentre, fuori, tanta gente veniva soffocata dai gas lacrimogeni della polizia. Ovviamente questi “giochi” non sono stati ripresi.
rio 2016E non è sufficiente il grido dell’attrice Regina Case (“Cerchiamo le cose che abbiamo in comune e celebriamo le differenze”) a fare ritornare subito sugli spalti lo spirito dei Cinque Cerchi.
No, il Brasile non avrebbe dovuto organizzare queste Olimpiadi, anche se rappresentano le prime per tutta l’America del Sud. Non avrebbe dovuto perché attraversa un momento difficile, forse il più difficile della sua storia. Non avrebbe dovuto perché a non molti chilometri dalla festa c’è la favela di Rocinha (una delle settecento sparse per il suo immenso territorio) con tutta una umanità sofferente, anche se i ragazzini sognano di diventare un giorno dei Pelè e le ragazze di sfilare nel sambodromo cantando Brazil, Brazil…
Così come le Olimpiadi non le dovrebbe organizzare nemmeno l’Italia, solo apparentemente in una posizione migliore del Brasile.
renzi rio 2016Il nostro Renzi, con famiglia al seguito, è volato in Brasile ufficialmente per inaugurare Casa Italia e stare vicino ai nostri atleti. A quanti hanno storto il naso per questa ennesima vacanza agratis si è risposto che, in quanto Capo del Governo (poco importa se democraticamente eletto o meno), aveva il dovere istituzionale di presenziare alla cerimonia d’apertura dei Giochi.
Ma come mai questo dovere non l’hanno avvertito anche Putin, o Barack Obama, o il re di Spagna Filippo, o Theresa May, neo Primo ministro del Regno Unito?
Nossignore. Renzi era lì soprattutto per perorare la candidatura di Roma ai Giochi del 2024. Infatti il Premier ha incontrato a Rio de Janeiro il presidente del CIO, Thomas Bach, presenti anche il numero uno del CONI, Giovanni Malagò, il presidente del Comitato promotore Roma 2024 Luca Cordero di Montezemolo, i membri italiani del CIO Pescante e Carraro, il segretario generale del CONI Fabbricini…
E al termine del vertice di quaranta minuti Thomas Bach ha consegnato a Renzi una copia della torcia e un’altra più piccola, in miniatura, per il figlio Emanuele. Mi pare giusto!
olimpiadi romaPerché me la prendo tanto contro le Olimpiadi a Roma? Perché una Roma disastrata quale si presenta oggi non può in pochi anni riprendersi e cimentarsi in una impresa così grande quale sono diventate le Olimpiadi moderne. E se Roma affonda sempre di più è il Paese intero che affonda.
Naturalmente tutta quella gente (sempre i soliti da decenni) che se la sta spassando a Rio è di avviso contrario.
Malagò, al giornalista che gli faceva notare come un elemento a sfavore dell’Italia sia la “conclamata permeabilità alla corruzione”, rispondeva seraficamente che è stato preparato un «protocollo sui criteri di realizzazione delle opere. Cantone distaccherà un suo uomo di fiducia per le Olimpiadi. Vogliamo prevenire, evitare riparazioni in corso d’opera o inchieste a posteriori…».
Come se Mafia Capitale non sia mai esistita e anche quello che si cela sotto lo scandalo della spazzatura sia cosa di poco conto. A questo punto mi trovo d’accordo con Oscar Wilde quando diceva: «Siamo tutti immersi nel fango, ma alcuni di noi guardano le stelle».
E Luca di Montezemolo, dal canto suo, afferma che «l’Olimpiade è uno straordinario veicolo di marketing per un Paese che ha nell’internazionalizzazione della propria economia e nel turismo le due fondamentali leve di crescita. Nei prossimi quindici anni il numero dei turisti/consumatori aumenterà di 800 milioni. Raggiungerli con i nostri prodotti e con i servizi di un turismo sempre più evoluto è per l’Italia una sfida cruciale…».
Senza essere un super manager come lui mi chiedo se veramente si debba ricorrere alle Olimpiadi per rendere il nostro turismo più concorrenziale. O se non sia il caso d’impiegare queste ingenti risorse, anziché nella costruzione di opere faraoniche, nella manutenzione del nostro vastissimo patrimonio ambientale e artistico. Pompei continua a cadere pezzo dopo pezzo, musei e biblioteche di prestigio internazionale (e non solo!) chiudono, il dissesto idrogeologico sta riducendo il Paese un colabrodo e qui si pensa a costruire ancora e ancora.
virginia-raggi[1]L’ultima speranza (per fortuna c’è sempre una ultima spes) la ripongo in Virginia Raggi, sindaca di Roma, e nel Movimento 5 stelle che la supporta.
Signora sindaca, la supplico, tenga duro. Quei signori preoccupati solo di fare i propri interessi la insidieranno, le faranno credere che le Olimpiadi faranno tornare grande Roma; che lei, anche a costo di mettersi contro il Partito, sarà l’artefice prima di questo rinascimento…
Signora sindaca, tenga duro. Non si arrenda alle lusinghe. Faccia come Ulisse con le sirene. Si tappi le orecchie per non sentire le adulazioni che le giungeranno dalle sirene del CIO, del CONI e dei tanti che hanno bisogno di questi eventi per diventare sempre più ricchi.
Signora sindaca tenga duro e pensi solo al bene della sua Roma che, lei per prima ne è convinta, ha bisogno d’altro per vivere. Che dico? Per sopravvivere. Faccia come il pater familias che pensa prima alle cose necessarie per tirare avanti e, solo in tempi migliori, al superfluo.
Anche sul discorso del referendum tra i romani ci penserei su. Cara signora Raggi, noi non siamo svizzeri e il referendum, per mille motivi, potrebbe portare a un risultato non voluto. Ma poi è proprio necessario un referendum? Non è sufficiente che a decidere sia il Consiglio comunale da lei presieduto? A me pare di sì.
Pensi che a Brindisi, la città in cui vivo, la neo eletta sindaca ha adottato sua sponte dei provvedimenti importanti prima ancora che il Consiglio comunale fosse costituito. E non è successo niente di niente!
E dunque, si opponga con tutte le sue forze a quei signori. È lei che governa Roma, insieme alla lupa. Quelle volpi spelacchiate vanno dunque allontanate, con le buone o con le cattive.

 

Guido Giampietro

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