La “riserva a freddo” per la centrale Enel “Federico II” di Brindisi non è cosa fatta come è apparsa in molte delle dichiarazioni di rappresentanti della maggioranza di governo, ma resta una ipotesi ancora al vaglio, che potrà essere oggetto di esame da parte del Ministero competente nell’ambito delle strategie nazionali di sicurezza energetica.
È quanto emerge dalla risposta scritta del Sottosegretario di Stato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Fausta Bergamotto, all’interrogazione presentata dall’onorevole Claudio Michele Stefanazzi (PD).
Nel passaggio più rilevante, il Governo chiarisce che: «Per quanto concerne l’eventuale ipotesi di riserva a freddo degli impianti e la designazione del soggetto gestore, si rappresenta che ogni valutazione sarà assunta dal Dicastero competente nell’ambito delle strategie nazionali di sicurezza energetica, nel rispetto delle decisioni assunte in sede di phase-out e in coerenza con gli obiettivi di decarbonizzazione»
Una frase che, di fatto, smentisce qualsiasi automatismo e qualsiasi manifestata certezza pregressa, rimandando ogni decisione a un quadro più ampio, nazionale ed europeo.
Per il resto, la risposta del Sottosegretario Bergamotto, ricostruisce l’attività del Comitato di Coordinamento per il phase-out e la riconversione della centrale di Cerano, istituito con decreto-legge nel 2022 e operativo dal 2023.
Il Comitato – dice l’esponente di Governo – «ha portato avanti la sua attività negli anni successivi, svolgendo un ampio lavoro finalizzato a individuare progettualità per la reindustrializzazione dell’area di pertinenza della centrale e di tutte le aree industriali del territorio brindisino, nonché a coordinare tutte le istituzioni coinvolte nel favorire la realizzazione dei progetti con prospettive di sviluppo industriale ed occupazionale sostenibile»
Dopo aver ricordato la nomina del Commissario unico, il Ministro ha citato le 51 manifestazioni di interesse e 61 progetti pervenuti nell’ambito della consultazione pubblica promossa dal MIMIT ed ricordato che nel successivo incontro del novembre 2025 «sono state illustrate le progettualità delle aziende che hanno risposto alla consultazione: circa dieci di questi progetti risultano in fase matura e potranno confluire nell’Accordo di Programma attualmente in corso di definizione».
Sulla tenuta occupazionale, il Governo afferma che l’Accordo di Programma «impegna le parti a garantire la tutela di tutti i lavoratori che saranno interessati dalla cessazione delle attività della centrale di Cerano», che è prevista «una mappatura delle competenze del bacino di questi lavoratori e delle professionalità richieste dalle aziende per lo sviluppo delle nuove attività produttive», oltre a «percorsi di re-skilling per favorire il loro pronto reinserimento nelle nuove attività industriali».
Passando al ruolo di Enel, la Sottosegretario ha dichiarato che Enel ha confermato «la disponibilità a individuare soluzioni concrete volte a sostenere le opportunità di riconversione produttiva del sito» e si è impegnata a «garantire la continuità occupazionale per un periodo compreso tra i 24 e i 30 mesi successivi, sia per il personale diretto che per quello dell’indotto».
Parte degli addetti, inoltre, sarà riassorbita «nelle nuove attività che saranno in capo a Enel in alcune delle aree di pertinenza della centrale, per la realizzazione di un impianto di accumulo BESS (Battery Energy Storage System)».
In chiusura, si rinnova che «il Ministero delle Imprese e del Made in Italy si impegna a portare avanti, in stretto raccordo con le istituzioni territoriali, il proprio impegno a sostenere la riqualificazione industriale e il rilancio occupazionale della centrale e di tutto il territorio brindisino».
