La polemica tra amministrazione comunale e Chiesa di Brindisi non si chiude e, dopo le parole dell’arcivescovo Giovanni Intini e le accuse dell’assessore ai Servizi Sociali Ercole Saponaro, arrivano due distinte prese di posizione che puntano entrambe il dito contro il sindaco Giuseppe Marchionna.
Da una parte il consigliere comunale Roberto Quarta richiama il primo cittadino alla responsabilità politica e istituzionale, chiedendogli di chiarire pubblicamente la propria posizione. Dall’altra, l’ex assessore della giunta Marchionna, Gianluca Quarta, alza ulteriormente il livello dello scontro, accusando il sindaco di essersi «trincerato dietro il suo assessore» e parlando di un attacco senza precedenti alla Chiesa cittadina.
Il punto di convergenza è dunque il ruolo di Marchionna e, soprattutto, il suo silenzio.
Roberto Quarta accoglie innanzitutto l’invito alla calma e alla collaborazione espresso dal segretario cittadino del Pd Francesco Cannalire, sottolineando come Brindisi non abbia bisogno di alimentare divisioni su temi delicati come povertà, inclusione sociale e ruolo della Chiesa.
Ma, secondo il consigliere comunale, proprio per superare la polemica è necessario fare chiarezza. I precedenti interventi, sostiene, non avevano carattere polemico, ma rappresentavano «un semplice e doveroso richiamo all’umiltà e al rispetto istituzionale dei ruoli».
Da qui la richiesta al sindaco: «Marchionna dica chiaramente da che parte sta».
Per Roberto Quarta, infatti, il prolungato silenzio del primo cittadino lascia aperto un interrogativo politico. L’attacco dell’assessore Saponaro è stato soltanto una sua iniziativa personale o riflette una posizione condivisa dall’amministrazione?
«Se così fosse – sostiene il consigliere – il sindaco ha il dovere politico e istituzionale di prendere immediatamente le distanze». In caso contrario, aggiunge, la città potrebbe leggere quella vicenda come «il frutto di una regia condivisa tra una testa d’ariete e l’uomo nell’ombra che dirige».
Su un piano ancora più duro si colloca l’intervento di Gianluca Quarta, che parla apertamente di «uno dei punti più bassi» della storia recente delle istituzioni cittadine.
Secondo Quarta, dopo le parole «di profondo equilibrio e alto senso civico» dell’arcivescovo Intini, ci si sarebbe aspettati ascolto e rispetto. Invece, sostiene, il sindaco avrebbe scelto «la via peggiore», lasciando che fosse il proprio assessore a rispondere e finendo così per alimentare un attacco politico e istituzionale alla Chiesa.
L’ex assessore allarga quindi il ragionamento al rapporto tra amministrazione e dissenso. A suo giudizio, il caso rappresenterebbe il segnale di una deriva nella quale chi critica l’operato dell’amministrazione rischia di essere delegittimato anziché ascoltato.
Nel mirino finiscono anche le politiche sociali del Comune. Quarta contrappone alle accuse rivolte alla Chiesa il lavoro quotidiano svolto da parrocchie, Caritas e volontariato e richiama, in particolare, la situazione dell’edilizia residenziale pubblica, denunciando le difficoltà vissute dalle famiglie in attesa di un alloggio e dai cittadini con disabilità che abitano in edifici privi di ascensori o con impianti non funzionanti.
Da qui l’accusa più pesante: quella di aver creato un precedente che potrebbe scoraggiare anche altre realtà sociali e associative dal muovere critiche all’amministrazione.
Le due prese di posizione, pur diverse per tono e impostazione, finiscono dunque per convergere sullo stesso bersaglio politico: il sindaco Marchionna.
La palla, ora, torna al sindaco. È Marchionna, secondo i due Quarta, a dover chiarire se le parole pronunciate dal suo assessore rappresentino un episodio isolato oppure una linea politica dell’amministrazione.
