June 25, 2026

Negli ultimi anni si è consolidata una prassi che non possiamo più accettare: alle imprese esecutrici vengono attribuite responsabilità che, molto spesso, nascono ben prima dell’apertura del cantiere.
I ritardi autorizzativi, i progetti incompleti o tecnicamente carenti, le interferenze non risolte e la necessità di varianti in corso d’opera finiscono per gravare quasi esclusivamente sull’impresa, come se fosse l’unico soggetto responsabile del buon esito di un’opera pubblica. Non è così.
La validazione di un progetto non può essere un mero adempimento formale. Se un progetto presenta errori, lacune o criticità che emergono durante l’esecuzione, è evidente che il problema riguarda l’intera filiera tecnica e amministrativa. Esiste una responsabilità condivisa che coinvolge dirigenti, RUP, progettisti, verificatori, validatori e direzione lavori. Non è accettabile che questa corresponsabilità si dissolva nel momento in cui emergono le difficoltà, lasciando l’impresa da sola ad affrontarne le conseguenze economiche, organizzative e, troppo spesso, reputazionali.
Le imprese italiane investono in competenze, innovazione e sicurezza. Meritano regole chiare, progetti realmente cantierabili e tempi amministrativi certi. Non possono essere chiamate a supplire alle carenze della programmazione o della progettazione, né diventare il parafulmine di un sistema che fatica ad assumersi le proprie responsabilità e, anzi, cerca di occultarle o procrastinarle nel tempo, forte delle eventuali lungaggini processuali. In alcuni casi, neanche l’obbligatorio CCT, previsto per i lavori sopra soglia, ha risolto il problema, poiché le stazioni appaltanti agiscono ritardandone la costituzione o, peggio ancora, cercando di orientare le decisioni dei suoi componenti.
Come Presidente di ANCE Brindisi e Amministratore del Consorzio Stabile Build, ritengo sia arrivato il momento di ristabilire un principio fondamentale: ogni attore della filiera delle opere pubbliche deve rispondere delle proprie decisioni e del proprio operato. Solo così sarà possibile realizzare infrastrutture di qualità, rispettare tempi e risorse pubbliche e restituire dignità al lavoro delle imprese. Il Codice dei Contratti (D.Lgs. 36/2023) lo afferma chiaramente nei suoi principi, in particolare nei primi due: il principio del risultato e il principio della fiducia.
Da oggi lanciamo una proposta chiara: alla prima criticità progettuale bisogna fermare il cantiere; è l’unica vera arma che abbiamo: senza noi costruttori le opere non si fanno! Meglio una sospensione che mesi di tira e molla e milioni di euro scaricati su chi esegue i lavori. Se il progetto è sbagliato, non è l’impresa che deve continuare a costruire sperando che qualcuno, prima o poi, approvi una variante. Fermarsi subito significa tutelare l’interesse pubblico, evitare contenziosi e obbligare ciascuno ad assumersi le proprie responsabilità. Solo così si potrà porre fine all’abitudine di trasformare le imprese nell’anello debole della filiera e nel capro espiatorio di errori che appartengono ad altri.
Angelo Contessa
Presidente ANCE Brindisi
Amministratore Consorzio Stabile Build

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