April 19, 2024

Brundisium.net

Cari Pino e Roberto,
mi permetto di usare la desueta forma della lettera, e di chiamarvi per nome, per la oramai pluridecennale conoscenza.
Non conta certo la frammentaria occasione avuta dello scambio di saluto, e di qualche motto, ma la singolarità di avere vissuto lo stesso spazio pubblico, visto l’incanto di scorci meridiani e di inquietanti landscape, avere “respirato” flagranze e puzze dei quale è intrisa l’esperienza che finiamo col chiamare esistenza e talora vita.

In sostanza si è convissuto nello stesso spazio pubblico, a volte con gioie o dolori: cioè nella stessa polis.
Fra pochi giorni uno di voi potrà forse avere soddisfazione del traguardo raggiunto; sicuramente, passato il dì di festa, sarà caricato di responsabilità gravosa verso la comunità intera.

Guai se così non fosse. Può accadere che si separino e diversamente si valutino le domande che dalle tante anime del territorio salgono, talora con voce flebile e dispersa nel vento adriatico, altre volte con stentorio tono dell’arroganza scomposta che vorrebbe essere sopra e prima di tutto.

Chissà se sarà possibile, non lo è mai stato, provare a “realizzare” il dettato che la storia politico sociale dal dopoguerra sino agli anni ’80 ha sentito come “missione”: rendere una città migliore per il maggior numero di cittadini. (Savater).

Provare a vivere, cioè, quella tradita “missione” necessaria per ricomporre il frammentato spazio sociale, cioè politico, ricucendo fratture e squilibri urbani, sociali, generazionali, culturali che, già dagli anni ’90, hanno segnato la debolezza, e la invivibilità, anche territoriale di questo antico e naturale porto divenuto “in uso” a chi, esterno e lontano, praticava la vecchia “arte” dei forti che è l’antico agire del dividere per meglio “regnare”.

Ricomporre è operare per ritrovarsi in ragioni e sentimenti: quel che a volte frettolosamente si declina come identità che sarebbe meglio chiamare comune sentire e comune agire nella sfera pubblica ovunque essa at/traversi persone e organizzazioni.
Ed allora una buona disposizione all’azione, mancata forse al sindaco Rossi, sarà provare ad ascoltare, stare attenti ad ogni voce: c’è in esse, quando non artatamente ingannevoli e orientate al solo potere, sempre qualcosa di nuovo, di originale, di necessitante, di sguardo altro.
Come districarsi tra desiderata e necessità? Quest’ultima spesso intesa, ed elaborata, come imperativo d’urgenza non meno che di “ricatto”. Cercare allora sentieri, dal momento che strade comode non se ne vedono, che tengano insieme la cruda possibilità della realtà e il motore di idee e sperimentazione.
Insomma la Politica, come l’artigianato, è arte del creare, della manutenzione e dell’osare. Con ciò far percepire, alle persone e alle organizzazioni, il probabile sbocco dei sentieri per un probabile riscatto che superi l’antica legge dei territori secondari (se non ultimi?) ad uso solo di strategie ed economie a distanza (catene globali del valore!) utili forse per isolate “carriere”, neanche certe e durature. A proposito: quasi sempre per non concittadini!

Desiderata, desiderare non è contrapposizione di bisogni e sogni personali; piuttosto poter intravvedere futuro che renda probabile la dignità collettiva e d’ognuno.
Non s’ignora, ovviamente, quanto veloce si diffonda il cinismo dell’agire e del dire. Fatale sarà farci i conti. Cinismo, suono simile a civismo; quella diversa consonante segnala distanza e sostanza che ci interroga. Soprattutto interroga chi proverà a guidare la nostra antica gens, dovendo comunque accorciare la distanza tra cittadini e istituzioni, comunque e dovunque declinate.

 

Un auspicio in questi pochi giorni: si eviti del sentir raccontare di antiche esche, scambi e patti inenarrabili per condurre a votare al ballottaggio.
Chi ha considerazione della “cosa pubblica” non può assecondare metodi che negano in principio lo spirito di destino comune, con ciò facendo da apripista alla disaffezione democratica sempre più palese, col surrichiamato cinismo, nel disertare il voto.

La Politica è una tessitura collettiva, non può essere appannaggio di “solitari al comando” né di “dittature delle maggioranze”. Così non si può rilanciare la forma democratica, peraltro minacciata da infinite altre postazioni oligarchiche.
La moneta cattiva continuerà a scacciare quella buona? Le menzogne corrodono qualsiasi forma di verità, già difficile da cercare e trovare nella “scomparsa di qualunque legame tra parole, comportamenti e principi” (Nicola Chiaromonte).
Abbiamo un’età, e tanto abbiamo visto e qualcosa fatto. Oggi è richiesto, è necessario, essere con passione parte di un tutto che è la città, cioè di tanti, i cui volti in parte conosciamo, che la vivono.
Sono certo che sarà questa passione a farvi da ethos ogni prossimo giorno e convincerci che ne vale la pena.

 

Brindisi, 28 maggio 2023
Lele Amoruso

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