April 19, 2024

Brundisium.net

E’ un periodo difficile per tutti. Se non arriva la cassa integrazione, se non sono arrivati i bonus del Governo, se non arriva il famoso prestito garantito, se la gente non sta lavorando per via dell’emergenza Covid, vale per residenti del centro città, per chi abita in periferia e per chi vive nelle contrade. Giambattista –Schiavone, Muscia, Montenegro, Torre Rossa, Betlemme costa nord, Palmarini, Santa Teresa Pinti sono contrade di Brindisi e i loro residenti hanno qualche problema in più che si trascina da decenni e di cui non si riesce a trovare una soluzione. Sono contrade sui cui terreni a partire dagli anni ottanta sono state costruite centinaia di abitazioni abusive. Anni in cui si costruiva per necessità, anni in cui era difficile acquistare un alloggio o un terreno edificabile.

Nel 2005 la Regione Puglia approva la variante di recupero che era stata adottata cinque anni prima dal Consiglio Comunale di Brindisi e in molti si illusero che fosse arrivato il momento giusto per sanare il pregresso e rendere vivibile tutto ciò che era stato realizzato con i sacrifici di tante famiglie. Così non è stato. Nonostante l’impegno di alcune amministrazione che ha permesso, attingendo a finanziamenti comunitari, la realizzazione dei tronchi principali dell’acqua e della fogna in alcune contrade, tanti residenti sono stati costretti a realizzare in proprio le urbanizzazioni primarie e secondarie.

Nel 2016 la Giunta Comunale aggiorna gli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria stabilendo ciò che si dovrebbe pagare nelle varie contrade e un paio di anni dopo si iniziano a valutare le pratiche di condono. Ai destinatari si fanno recapitare lettere di accertamento che fanno presagire il peggio, o richieste di integrazione con il fine del ripristino dei luoghi. Non sortisce gli effetti sperati nemmeno la delibera del Commissario prefettizio che il 14 giugno del 2017 definiva “comunali” per esigenze di carattere amministrativo le viabilità incluse nei piani di recupero, e nemmeno l’ordine del giorno approvato all’unanimità dal Consiglio Comunale il 14 dicembre del 2016, per risolvere una situazione propedeutica al risanamento della zona, che era la presa in possesso della viabilità per l’ottenimento da parte dei proprietari delle opere di urbanizzazione.

Alla luce di quanto fin qui esposto e oramai stanchi dei continui esborsi per autospurgo e per il trasporto dell’acqua, i residenti di queste contrade oggi non riescono a capire perché mai il piano di recupero preveda ancora la spesa quantificata prima della realizzazione dei tronconi di acqua e fogna, peraltro avvenuta senza esborsi per il comune?

Se ci fosse davvero la buona volontà di trovare una soluzione, si potrebbero scorporare dagli oneri dovuti gli importi delle urbanizzazioni primarie e secondarie già realizzate, per consentire la riduzione dei costi a loro richiesti. Già era arduo prima affrontare il pagamento di decine e decine di migliaia di euro a famiglia, oggi mi sembra quanto mai improponibile. Si può mettere fine a questo calvario con pazienza e umiltà, sempre che se ne abbia la volontà.

I residenti di queste contrade sono i primi a voler raggiungere un accordo equo che consenta loro di poter pagare il dovuto e di ottenere le necessarie concessioni, ma chiedono, attraverso chi li rappresenta, di potere essere ricevuti ed ascoltati. Ne avranno pur il diritto.

 

Tiberio Saccomanno

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