October 4, 2022

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Le ombre della sera poi, da quel giorno, erano arrivate fresche e rassicuranti.

Lo scirocco, il vento della Shiria, aveva allentato la sua presa torrida sugli uomini e sulle cose.

 

Ulisse era stato accolto da principe e gli interpreti, con occhi fissi al suolo, avevano riportato le poche parole di benvenuto declamate da quel piccolo gruppo di notabili nel quale anche le donne avevano pronunciato essenziali frasi di accoglienza.

 

Nei tre giorni trascorsi a Sparta prima di essere ricevuto in una festa in suo onore, Ulisse “scrutò” la città ed i suoi abitanti.
Forse quell’eroe “superiore” colse il segreto di quella città che ancora oggi rimane in noi come un enigma.

 

Forse capì perché i suoi cittadini si dicevano uguali “homioi” , forse ebbe timore di quel popolo che non abbandonava le proprie armi in nessun momento del giorno e della notte, forse rimase contagiato dalla scelta di quegli uomini di odiare il superfluo.

 

Quella città era un esercito e l’esercito di quella città era la città stessa con tutti i propri cittadini.

 

Non sappiamo se Ulisse rimase affascinato da quella filosofia di vita e non sappiamo se rimase inorridito da quelle madri commosse ma fiere che lavavano nel vino i propri figli neonati per verificarne la forza gettando poi nelle discariche del monte Taigeto i più piagnucolosi o febbricitanti.

 

Ciò che ad Ulisse apparve chiaro, così come chiaro era a tutti i nemici di Sparta, fu il primato della città sull’individuo, la supremazia dell’efficienza sul sentimento, l’odio per la sovrabbondanza e quindi per la poesia, per la retorica, per la scultura, per le arti … per la bellezza.

 

In quella città, dopo tre giorni dal suo arrivo, in una tiepida sera d’estate, durante una festa in suo onore, nella sala grande del palazzo di Icario, Ulisse incontrò per la prima volta Penelope.

 

 

E fu allora che tutti e due ascoltarono, per la prima volta, la voce dell’altro.
Ulisse quella sera raccontò della sua terra, di popoli che solcavano il mare, di dei antropopatici e sacrifici, di templi e di statue bellissime e commoventi, di viaggi e di scoperte, di eroi e di poeti e di tenere madri e di amici devoti, di retorica e di piazze assolate dove scambiare merci e parole.

 

 

Era tò Hellenikon, la cosa greca , ed era il mondo che gli spartani odiavano senza conoscerlo veramente.

Ulisse con le sue parole quella sera non “incantò” nessuno; Hermes non aveva donato questa capacità a quell’eroe dal “multiforme ingegno”.

 

 

Quel racconto così dettagliato e razionale, così geometricamente armonioso, era solo per Penelope.

 

 

Solo lei aveva interpellato con domande l’ospite, solo lei aveva captato la vibrazione della sua voce, solo lei era rimasta, il giorno prima, estasiata di fronte a quell’uomo che con piccoli accorgimenti aveva battuto tutti i migliori guerrieri spartani nella corsa, nel lancio del giavellotto e nella lotta.

 

 

Quell’ingegno e quella astuzia, quella capacità di argomentare, quelle dettagliatissime falsità erano ciò che cercava, erano l’unica vera lotta che l’avrebbe ancora caricata di tensione e di paura.

 

 

Quell’uomo era come lei, per tutti e due il primato era nella mente : per lei significava accorto e freddo controllo, per lui prolifica e geniale invenzione.
Dal giorno dopo, anche i loro corpi trovarono una corrispondenza: nascosti in grotte disadorne, nelle ore di peggior calura, fra spini e rovi rinsecchiti o in cunicoli squallidi di torri abbandonate, i due si amarono violentemente ed appassionatamente donandosi l’un l’altro le fantasie più segrete.

 

 

Quando, alla vigilia della partenza, Ulisse informò Icario del desiderio di fare di Penelope la sua sposa e di volerla portare con se ad Itaca , il padre della ragazza si oppose con tutte le sue forze.

 

 

Inseguì i due amanti fino al porto e scongiurò la propria figlia di non partire; perché Penelope avesse scelto quell’uomo goffo e tarchiato, Icario lo aveva capito e proprio per questo aveva previsto per i due le peggiori sciagure.

 

 

La ragazza fu ferma ed irremovibile, salpò con il proprio compagno in un giorno di tramontana quando i venti sembrano ostacolare i viaggi sul mare … quel vento era un messaggio divino ma i due lo abbracciarono con audacia e frenesia, con sfida e calcolo … quella sarebbe stata la cifra della loro vita a venire.

 
(Segue)

 

 

Apunto Serni

 

 

Una storia d’amore? (parte prima)

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