December 12, 2019

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C’è un vivace dibattito politico in corso, innescato da questa improvvisa crisi di governo di mezza estate, teso a capire quale sia la cosa giusta da fare. Anche nel PD come da consolidata tradizione configgono visioni diametralmente opposte. Il punto di equilibrio che andrebbe perseguito a nostro giudizio non è l’interesse del partito ma è l’interesse nazionale. In questo momento è prioritario salvare il carattere democratico del nostro Stato evitando una deriva autoritaria. E’ vitale mantenere il carattere unitario della nazione evitando secessioni striscianti e disparità di trattamento tra cittadini. E’ necessario salvare i conti del paese evitando che i risparmi degli italiani diventino carta straccia. E’ opportuno decidere se vogliamo continuare a fare parte di un progetto europeo sicuramente da migliorare o se è preferibile fidarsi ed affidarsi alla Russia di Putin.
Andare alle elezioni subito, se i sondaggi dovessero essere confermati, ci esporrebbe al rischio dell’uomo forte alla Erdogan che avrebbe da subito “pieni poteri” e che tra due anni si eleggerà il nuovo presidente della Repubblica ed il nuovo presidente della Consulta indebolendo l’architrave del bilanciamento dei poteri dello Stato scritti nella Costituzione. L’autonomia differenziata non potrà che penalizzare le regioni meridionali riducendo le risorse economiche disponibili a vantaggio delle regioni del nord. Il mancato rispetto degli equilibri di bilancio ci esporrà al rischio concreto di uscita dall’euro e di default dei conti dello Stato, che significherà inflazione alle stelle ed il pagamento di stipendi e pensioni con una moneta con potere d’acquisto decisamente inferiore.
Il Partito Democratico deve fare gli interessi della nazione ed in questo momento l’interesse della nazione è un’alleanza magari transitoria con i 5 stelle che serva ad evitare tutti i rischi sopra esposti. D’altronde non possiamo illuderci ne ora e probabilmente mai più di raggiungere da soli il 40%. Con chi dovremmo dialogare allora se non con una forza alla quale non si può non riconoscere pur con tutti i suoi limiti una reale e sincera voglia di cambiamento. Proposte quali il salario minimo garantito, un reddito a sostegno dei cittadini in difficoltà, la riduzione delle spese della politica e del numero dei parlamentari sono davvero così lontani dalle nostre corde?
Certo non sarà facile dialogare con chi ha infangato e dileggiato in tutti questi anni il Partito Democratico disegnandolo come il male assoluto. Ma in questo momento storico vanno messi da parte rancori e risentimenti cercando di salvare la disgregazione delle istituzioni democratiche, la solidarietà e l’unità nazionale. I nostri figli un domani non capirebbero il perché siamo stati cosi ciechi e stupidamente orgogliosi di fronte al pericolo concreto di un catastrofe incombente.
Salvatore Valentino
Consigliere comunale PD
Presidente associazione politico-culturale “Brindisi Democratica”

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