January 26, 2020

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Clara Bianco   Un’intervista comporta una preparazione sulla “storia” della persona. Il che significa una raccolta di dati relativi ai suoi trascorsi umani e non, e quando si tratta di un personaggio pubblico quale la Dirigente scolastica dell’ I.I.S.S. “Carnaro ­ Marconi ­ Flacco ­ Belluzzi”, anche ai suoi progetti di vita. Si tratta, insomma, di un lavoro.

 

Così invece non è stato con la prof.ssa Clara Bianco che, col suo carattere gioviale e il sorriso accattivante, fuga subito ogni mia preoccupazione, rendendo l’incontro piacevole e, soprattutto, allontanandolo dagli schemi della classica “scaletta”.

 

Naturalmente ero a conoscenza dei recenti successi dell’Istituto: il rilascio, da parte dell’Enac, della licenza che abilita gli operatori del servizio informazioni volo e di allarme presso gli aeroporti e gli Enti che si occupano di traffico aereo. Ed il primo premio ricevuto in occasione del U.N. Peacekepeer day 2016.

 

Dunque l’argomento “Scuola” le avrebbe dato la possibilità di parlare delle tante altre iniziative, in corso e future, ma lei mi fa capire che ai fatti, anche quelli del recente passato, preferisce le idee, possibilmente nuove e costruttive. Le idee! «Se in questo momento si sta dando un calcio alle ideologie ­ dice ­ non significa che si debba darlo anche alle idee».

 

E questo mi è parso proprio l’attacco buono per dare il via all’intervista.

 

 

   Oriana Fallaci, a proposito di Andreotti, così si esprimeva: “Lui parlava con la voce lenta, educata, da confessore che ti impartisce la penitenza di cinque Pater, cinque Salve Regina, dieci Requiem Aeternam, e io avvertivo un disagio cui non riuscivo a dar nome. Poi, d’un tratto, compresi che non era disagio. Era paura…”. Le è mai capitato, non solo nell’ambiente della politica, di provare un disagio simile?

   Mi risulta difficile pensare alla Fallaci in preda a un sentimento di disagio o peggio di paura. Ho dovuto pensarci un po’ per immedesimarmi perché la ricordo come una persona estremamente coraggiosa e diretta. Alla fine ho pensato che il disagio di cui parlava la Fallaci, sia scaturito dalla sensazione di avere di fronte una persona indecifrabile, che apparteneva a un universo lontano e con il quale non vi era comunicazione.

Personalmente credo di aver avvertito questa sensazione, non solo in ambito politico, ma a contatto di persone che ho sentito come poco leggibili, impenetrabili, dalle quali ritrarsi per non essere contaminati.

 

 

   Nel corso della campagna elettorale svolta un anno fa da candidata nella lista PD a sostegno di Michele Emiliano fu oggetto di alcune “sgarberie”. Espresse il proposito di parlarne a spoglio dei voti concluso. Mi è sfuggito qualcosa o ha pensato che talvolta è bene non togliersi i sassolini dalle scarpe?

   Quando abbiamo parlato lo scorso anno, durante la campagna elettorale, ero preda delle emozioni del momento, ero arrabbiata, anzi indignata. Non riuscivo a concepire alcuni comportamenti che provenivano da candidati della mia stessa formazione politica o dagli stessi vertici, per non parlare di scorrettezze gravi registrate a due giorni dalla chiusura della campagna elettorale, cose alle quali non ero preparata.

 

Mi sentivo “fuori posto” perché a tali atteggiamenti potevo contrapporre solo il mio modo di essere, cioè la persona di sempre, e diventavo sempre più consapevole di non essere affatto disponibile a barattare quello che avevo costruito, in cambio di qualche voto in più. Così ho deciso che non avrei cambiato nulla, non avrei rincorso nessuno, avrei continuato il mio lavoro e la mia testimonianza di vita.

 

A distanza di un anno, quelle emozioni si sono stemperate, il quadro che si è delineato dopo le elezioni corrispondeva a quello che avevo intuito, ovvero che non basta essere persone serie e oneste per intercettare le migliaia di voti che servivano, e in ogni caso mi sono sentita contenta dei miei 1500 circa voti, perché erano voti di stima e di affetto.

 

 

   Ritiene che il braccio di ferro tra Emiliano e Renzi possa, a lungo andare, nuocere alla Puglia?

   Il braccio di ferro tra Renzi ed Emiliano deriva dal fatto che interpretano il loro ruolo allo stesso modo, sono entrambe due forti personalità, e per motivi diversi, carismatici: il primo per la sua storia personale, per il suo decisionismo, persino per la sua fisicità.

Il secondo per la sua capacità comunicativa, per la sua presenza sulla scena televisiva.

Entrambi segretari del PD, l’uno a livello regionale, almeno fino a pochi giorni fa, l’altro a livello nazionale. L’uno e l’altro tendono a identificarsi con il partito, partito al quale, in altri tempi, chi governava doveva rendere conto e dal quale ricevere un contributo di elaborazione politica. Manca quindi la voce critica del partito, che finisce con l’identificarsi con la linea del leader.

 

 

   È stata opportuna la scelta di Mesagne da parte della Presidente della Camera per parlare di caporalato e sfruttamento delle donne nella giornata del 1° Maggio?

   A Mesagne la Presidente Boldrini è intervenuta in una giornata simbolica, il primo maggio, in un luogo fortemente simbolico, masseria Canali, un bene confiscato alla mafia.

In quella circostanza ha posto fortemente l’accento su una vecchia forma di sfruttamento, il caporalato, che però ha avuto una recrudescenza abbastanza forte, e che riguarda in primis donne e immigrati, ma che non risparmia nessuno.

Ha sottolineato l’impegno del Parlamento nell’approvare una legge che prevede il reato di caporalato. Infine ha ricordato il caso di Paola Clemente, morta letteralmente di fatica lo scorso anno, lasciando tre figli e un marito.

È stata una testimonianza importante, la sua, in una regione che vede l’agricoltura come una delle attività di elezione, e dove era necessario ribadire con fermezza che non si possono annullare diritti così faticosamente conquistati.

 

 

   Come giudica i toni della kermesse brindisina per la scelta del Sindaco, anche alla luce del fatto che si ricandidano ben ventidue consiglieri uscenti (su trentadue)?

   La campagna elettorale che si sta svolgendo a Brindisi non mi entusiasma, e mi appare come un film già visto. Si fa fatica a distinguere la peculiarità dei vari programmi, e purtroppo 22 sono gli aspiranti candidati che hanno ricoperto ruoli di governo nelle precedenti consiliature.

Molti sono i problemi lasciati aperti dalla brusca interruzione della amministrazione Consales e che non possono più attendere, e risulta difficile pensare che possano essere affrontati nel modo giusto, dagli stessi che in vari ruoli hanno amministrato per anni la città.

 

 

   Le quote rosa non hanno più senso, visto che le donne riescono a farsi strada da sole. Purtroppo però facendo sempre più ricorso a linguaggio e mimica maschili. Ne conviene?

   Le cd quote rosa non mi hanno mai convinta, ma purtroppo vedo che continuano ad essere necessarie. Trovo che il sistema della doppia preferenza, che non fu introdotto lo scorso anno nella competizione regionale, e che invece vige nel sistema elettorale comunale è un sistema per facilitare l’accesso delle donne in politica. Specie a livello di amministrazioni locali, dove bisogna misurarsi con le urgenze dei bisogni dei cittadini, le donne possono portare il loro pragmatismo nella risoluzione dei problemi, la loro creatività, la loro maggiore flessibilità.

Naturalmente c’è sempre il rischio di imitare gli stili che caratterizzano gli uomini di potere. In tal caso non si tratta certo di un valore aggiunto.

Penso quindi che a fare la differenza sia il modo con cui si interpreta il proprio ruolo, se come un servizio che si rende alla comunità che ha delegato, o come un ruolo di potere, che debba appagare più protagonismi personali o peggio servire a procurare vantaggi e benefit per sé e per le proprie famiglie.

Quando penso a donne che hanno profuso un impegno nella politica, connotato da forti valenze etiche in tutti i ruoli che hanno ricoperto, mi viene in mente il nome dell’europarlamentare Elena Gentile, donna sensibile, preparata, instancabile, attenta ai bisogni dei nostri territori ed ora in Europa, a quelli del nostro Paese.

 

 

   Giolitti scrisse: “Il Paese stimerà più il Parlamento quando i deputati saranno pagati, o attualmente che non lo sono?”. Cosa ne pensa degli emolumenti dei politici lievitati più del pane dentro la madia? E di quelli che pretendono di goderne anche se hanno conti aperti con la Giustizia?

   La questione degli emolumenti dei politici non è nuova, e c’è chi come il Movimento 5 Stelle, ne ha fatto un vessillo, riuscendo ad attrarre consenso cavalcando questo cavallo di battaglia e naturalmente si comprende, come in un momento di grave crisi economica, in cui il gap tra chi gode enormi privilegi e chi non riesce ad arrivare alla fine del mese, ciò sia potuto accadere.

Se poi consideriamo che vi sono parlamentari e consiglieri regionali che frequentano assai poco le aule, il quadro diventa deprimente e porta la gente a vedere nella classe politica una lobby che vive gravando sulla comunità.

Se infine aggiungiamo i numerosi esempi di politici corrotti e collusi, di cui le cronache danno notizie pressoché quotidiane, il quadro diventa sconfortante e spiega l’allontanamento dei cittadini dalla politica e l’astensione dal voto e fa sì che scemi la speranza di un cambiamento.

 

 

   Pensa che possa esserci un riscatto per il Sud? E, nello specifico, per il nostro Salento?

   Il riscatto del Sud e del Salento parte da ciascuno di noi, e da quanto ci impegneremo a cambiare l’esistente e soprattutto la nostra mentalità. Deve cambiare il concetto di cittadinanza. Un tempo tutto ci arrivava dall’alto e questo valeva anche per la scuola, ora ci vengono richieste prestazioni sempre più performative di noi stessi. Dobbiamo migliorare noi stessi per migliorare il resto.

Al concetto di economia deve subentrare il concetto di economia solidale. Si chiede a ciascuno di noi di essere non meri esecutori ma esseri volitivi. La società deve evolversi in un’ottica circolare e in quest’ottica l’orizzonte a cui pervenire non è una meta ma un nuovo inizio da cui ripartire. La nostra missione di cittadini in questa dinamicità è cambiata e presuppone condivisione.

In quest’ottica deve cambiare anche la mission della politica e il criterio con cui scegliere chi ci governa.

Mi spiego meglio: non si può scegliere di votare qualcuno in base a promesse di soddisfacimento di un mio bisogno personale, ma perché quella persona dà garanzie di competenza e di volontà di guardare alla soluzione dei problemi nella dimensione circolare di cui si diceva prima, in cui ognuno deve avere la consapevolezza di essere necessario al cambiamento culturale generale.

Io credo che la società abbia un grande bisogno di equità; alla base non può esservi il concetto di concorrenza, uno solo che vince e tanti che perdono, ma di competitività dove la società, come la scuola, mette in condizione ognuno di arrivare ad una meta possibile.

 

 

   Dalla Sua scuola i giovani escono per navigare, sul mare o nel cielo. Ma sull’esodo forzato degli altri, so che non è d’accordo. Nel programma per le Regionali del 2015 diceva che “occorre continuare a dare speranza ai nostri giovani affinché non continui la fuga dei cervelli in luoghi sempre più lontani…”. Cosa si dovrebbe fare, in concreto, per ridurre questa moria sia a livello locale che nazionale?

   La scuola deve essere al centro di questo cambiamento, occorre accrescere la consapevolezza necessaria che l’istruzione e la formazione sono occasioni che non vanno sprecate. I nostri giovani vanno aiutati a capire quali sono le priorità della loro vita nella delicata fase di crescita che attraversano nel periodo in particolare della loro frequenza della scuola superiore.

Nel frattempo le Istituzioni devono impegnarsi a semplificare per dare opportunità, accompagnando l’auto imprenditorialità. Infine bisogna che la nostra società progetti un’idea di futuro. Non nascono più bambini forse perché facciamo fatica ad immaginare il futuro e perché siamo diventati più egoisti ed attaccati ai beni materiali.

  

 

 

   Lei è una che ha bisogno del sole estivo oppure il sole se lo porta dentro tutto l’anno?

   Sono una persona che non si stanca di cercare un raggio di sole, anche quando ci sono le nuvole e in ogni caso spero sempre che sorga nonostante alcune vicende veramente dolorose che ho dovuto affrontare nella mia vita. Cerco comunque di mantenere sempre la mia serenità quando ascolto gli altri perché non mi piacciono le persone che si lamentano di tutto e il mio desiderio è di trasmettere positività.

 

 

   Secondo Borges “essere felici dovrebbe essere un dovere, ma molto raramente viene rispettato”. È d’accordo?

   Quello della felicità è un tema sul quale spesso mi sono interrogata. Oggi posso dire che la mia idea di felicità è molto cambiata nel tempo e via via ho capito che essa dipende sempre meno dagli altri e sempre più da noi stessi. È anche vero che spesso presi dai tanti problemi o pseudo tali, ci dimentichiamo di essere felici, ovvero di apprezzare quello che comunque abbiamo o di cui possiamo godere.

 

 

   Il destino esiste davvero? O ce lo costruiamo con le nostre mani?

   Sì, credo che il destino, inteso come caso o fortuna, come dicevano i romani, abbia un peso nelle vicende umane. Però è pure vero che se non possiamo scegliere le cose che ci accadono è pur vero che possiamo almeno scegliere, sempre che ci siamo attrezzati nel tempo, il modo con cui affrontarle.

Da qualche tempo, diciamo da quando sono entrata in un’età più matura, i miei bisogni naturali si vanno riducendo all’essenziale, mentre avverto la necessità di arricchire la mia interiorità di sentimenti, riflessioni, valori, belle esperienze, ricordi che mi facciano stare bene con me stessa e che posso portare con me ovunque mi trovi.

Il grande sociologo Baumann, in un articolo su Repubblica di qualche settimana fa, diceva che nella nostra società si vive troppo di emozioni e poco di sentimenti. Vero, l’emozione si brucia in fretta, il sentimento si radica e vive talvolta per sempre.

 

 

   C’è una domanda che avrebbe voluto le rivolgessi?

   Come immagino la mia vita dopo che avrò preso congedo dalla scuola. E allora rispondo.

Penso che una volta finita la mia esperienza difficilmente tornerò sul “luogo del delitto”, forse perché penso ci sia un tempo per ogni cosa e dopo aver vissuto con molta intensità la mia vita scolastica, proverei una sorta di disagio a essere ospite di un luogo che ho vissuto come il mio habitat.

Non dico nemmeno che mi dedicherò ai vari interessi fin qui trascurati, perché le cose che mi interessavano, in qualche modo non le ho mai trascurate.

Probabilmente farò qualche viaggio in più, passerò più tempo con le persone care, leggerò, ascolterò musica e poi sogno di vivere nei mesi di bel tempo in una casetta vicino al mare. Vedere sorgere il sole e guardare il mare per ore.

Questo è il mio sogno e spero che il caso, la sorte o chi per lei mi dia abbastanza tempo per realizzarlo.

 

 

Fine dell’intervista, anche perché, nel frattempo, è stato scoperto l’ufficio della Vice presidenza dove ci eravamo rifugiati per stare un po’ tranquilli. D’altro canto i problemi quotidiani di un Istituto così grande e complesso non possono attendere oltre. Ci salutiamo dopo averle augurato che il suo sogno nel cassetto, nemmeno tanto impossibile, si realizzi. Se lo merita.

 

Guido Giampietro
Giornalista pubblicista

 

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