January 28, 2020

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… e poi fu la guerra … la più lunga, violenta, estenuante, crudele, appassionata guerra che sia mai stata raccontata , la guerra nella quale gli dei decisero di sopprimere tutti gli eroi non sapendo, non immaginando, che anche per loro presto, sarebbe arrivata la fine.

 

Niente e nessuno, dopo di essa, sarebbe stato uguale a prima: né le storie, né gli eroi, né gli dei, né gli uomini e, fra loro, né Penelope e né Ulisse.

 

Anni dopo, Elena per raccontare a Telemaco le imprese del padre, avrà bisogno di ricorrere all’oppio, la droga che “impedisce di piangere per un giorno intero” anche se “uno vedesse, con i propri occhi, cadere sotto il bronzo un fratello o un figlio amato”.

 

Elena aspetterà che la droga faccia il suo effetto per raccontare di quando Ulisse entrò a Troia la prima volta travestito da mendicante: narrerà di come solo lei lo avesse riconosciuto, di come lui non si fidasse e delle cure che lei dovette dargli per rassicurarlo nella sua nuova veste di traditrice dei troiani.

 

Non sorvolerà su come Ulisse, “rinnovato nelle forze” si dedicò alla strage di soldati, di donne e bambini per le vie della città prima di scappare con l’aiuto delle tenebre.

 

Sarà precisa nel narrare come solo lei avesse intuito cosa ci fosse dentro la pancia di quell’enorme cavallo di legno che ispirava “terrore e bellezza”.

 

Era una bestia enorme: la chioma era stata dipinta d’oro splendente e gli occhi erano di ametista; i troiani avevano cinto il collo del cavallo con ghirlande di fiori umidi e sotto di esso era stato steso un tappeto di petali di rosa mentre i bambini e le donne tutt’intorno giocavano felici.

 

L’invenzione di Ulisse, il suo stratagemma, la sua idea di trasformazione della realtà, aveva ingannato tutti tranne Cassandra ed Elena.

 

Il cavallo era stato trainato dentro le mura della città e faticosamente era stato portato sull’acropoli mentre tutti rendevano grazie agli dei per quel dono simulacro della fine della guerra.

 

Se Cassandra non era stata creduta Elena si guardò bene dal riferire ciò che “solo lei aveva intuito”.

 

I soldati greci nascosti nella pancia dell’animale rimasero muti ad ascoltare per ore le urla e le preghiere della festa che i troiani inscenarono in onore di quel cavallo.

 

Poi piano piano le urla finirono, le voci festose si fecero più rare e quando scese la sera arrivò Elena.

 

Accarezzava il cavallo e gli girava in torno lentamente, chiamava con desiderio e voluttà i nomi di quegli eroi che lei sapeva essere nel ventre della bestia , per ognuno di loro una intonazione, per ognuno di loro una promessa nella voce, Menelao, Diomede, Ulisse, Anticlo …

 

Alcuni di loro si agitarono, alcuni, si fecero catturare dalla nostalgia e dalla soavità di quei richiami, e quando Anticlo, stordito da tanta dolcezza, decise di rispondere Ulisse gli tappò la bocca e lo strinse al collo soffocandolo lasciandolo morire mentre Elena continuava a chiamare i loro nomi.

 

Ulisse non avrebbe permesso a niente e a nessuno di rovinare il suo inganno “più grande”.

 

 

Nella notte del saccheggio di Troia, poi, quando il sangue avrebbe imbrattato tutte le strade, quando tutte le statue sarebbero state distrutte, quando i bambini sarebbero stati decapitati, le donne stuprate e gli uomini trafitti, quando le urla avrebbero turbato anche Zeus, quando gli uomini capirono per la prima volta che nessun limite, nessun freno poteva esser posto alla propria ferocia, Ulisse se ne rimase da solo cercando di non sentire e di non vedere.

 

La sua guerra era stata vinta, la sua spada era stata l’ingegno, la sua forza l’astuzia, aveva già ucciso troppo, aveva già versato troppo sangue, il resto non lo riguardava.

 

Era venuto il tempo di ri-tornare a casa, di intraprendere il viaggio , il “nostos” per ri-conoscersi e per ri-trovarsi prima di ri-presentarsi a Penelope.

 

Era venuto il tempo di insegnare a tutti gli uomini a viaggiare fra i pericoli e le tentazioni della vita.

 

(Segue)

 

 

Apunto Serni

 

 

Una storia d’amore? (parte prima)

Una storia d’amore? (parte seconda)

Una storia d’amore? (parte terza)

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