Uscirà il 9 aprile nelle sale cinematografiche italiane “Vita Mia”, il nuovo film del regista salentino Edoardo Winspeare. Il lungometraggio, distribuito dalla pugliese Draka Distribution, è stato presentato al 43° Torino Film Festival nella sezione Zibaldone. Il film sarà presentato al Bif&st – Bari International Film&TV Festival 2026.
“Vita Mia” è un racconto che vede protagoniste due donne molto diverse per ceto e educazione ma che in realtà raccontano la stessa storia, quella dell’Europa, dal Salento alla Transilvania. Due mondi a confronto: quello aristocratico e quello contadino e popolare. Due dimensioni sociali e culturali, entrambi espressioni di un passato che condiziona il presente delle due protagoniste. Edoardo Winspeare è stato ospite della trasmissione radiofonica Radiazioni Cult Musica Poesia Resistenza per la presentazione della sua nuova opera cinematografica.
Riportiamo una parte dell’intervista realizzata a Ciccio Riccio.
Marco Greco: Torni alla regia dopo nove anni con il tuo nuovo film. Come nasce l’idea di “Vita Mia”?
Edoardo Winspeare: Il film è partito dall’osservazione di mia madre, donna austro-ungherese che negli ultimi anni della sua vita si è ammalata di Parkinson. Aveva delle allucinazioni che riguardavano quello che era successo durante la seconda guerra mondiale, dalla Shoah all’Armata rossa. Non ha subito violenze ma le sono rimaste impresse quelle situazioni.
M.G.: Le protagoniste del film sono due donne completamente diverse. La prima, Didi, è un’anziana duchessa trapiantata in Salento, la seconda, Vita, è una donna salentina di origini popolari dal carattere deciso. Nonostante le differenze viene fuori un’amicizia inaspettata, non comune, unite da un filo emotivo in cui la politica, i segni e le ferite della guerra portano ancora le cicatrici. Si racconta il passato ma quanta attualità viene fuori dal racconto?
E.W.: Il presente è sempre figlio del passato. Si racconta della guerra ma questo film è una dichiarazione d’amore e di affetto verso l’Europa. Due donne, una mediterranea e l’altra mitteleuropea rappresentano due anime del nostro continente. L’Europa nonostante abbia causato e conosciuto gli orrori della prima e seconda guerra mondiale, il colonialismo, rappresenta ancora un faro di civiltà.
M.G.: “Vita Mia” è una storia di fantasia che presenta molti punti in comune con la vita reale. Chi ha partecipato e quanto c’è di autobiografico in questo tuo nuovo film?
E.W.: Mia madre è stata l’ispirazione. Nel film ci sono molti elementi autobiografici. Ho lavorato con persone vere. Ci tanti attori professionisti come mia moglie Celeste Casciaro, Dominique Sanda, grande artista che ha lavorato con Bertolucci, De Sica, Cavani e Bolognini. Poi ci sono altri bravi attori, anche pugliesi, Nini Bruschetta, Ignazio Oliva, Fabrizio Saccomanno, Carolina Porcari, Johanna Orsini, Francesca Ziggiotti, Dora Sztarenki, Josef Scholler. Il film è stato ambientato a Depressa nella mia vecchia casa, un castello decadente, perché racconta di una famiglia povera, a Sternatia nel Palazzo Granafei della famiglia Mantovano e inoltre a Tricase, Leuca e in Transilvania.
M.G.: Accoglienza ed empatia sono il filo conduttore del nuovo film. La storia di due donne diventa metafora della grande storia d’Europa. Qual è il messaggio finale di “Vita Mia”?
E.W.: Nel film si racconta l’orrore della guerra ma è pieno di tenerezza. Racconta di una donna ferita che può assaporare qualcosa di simile alla felicità. Esiste una forte ricerca di autenticità in cui vengono parlate nove lingue. Il messaggio di “Vita Mia” è quello che dobbiamo riconciliarci. E’ un film che racconta la pace. La riconciliazione è un messaggio di speranza. Racconta il fascino della scoperta . Le due donne protagoniste sono da esempio. Anche se diverse, alla fine sono molto simili, forti, intelligenti, fiere e curiose. Si sentono amiche, una aristocratica e l’altra figlia di contadini salentini. Ho cercato di mettere in scena la bellezza. Basta pensare alla ricchezza della Puglia e del Sud Italia e del fascino dell’Italia e dell’Europa.
MARCO GRECO
