La drammatica e prolungata incertezza che avvolge lo stabilimento Euroapi, società di Sanofi, di Brindisi rappresenta l’ennesimo e intollerabile schiaffo a un territorio che ha sempre dato tantissimo in termini di professionalità e dedizione. Riteniamo sia giunto il momento di denunciare con fermezza e senza sconti le gravissime responsabilità del gruppo Sanofi ed Euroapi in questa vicenda che sta assumendo contorni eticamente inaccettabili. Quello che solo pochi anni fa veniva presentato da Sanofi come un ambizioso progetto industriale di spin-off si è rivelato nei fatti una disastrosa operazione finanziaria che oggi viene scaricata interamente e cinicamente sulle spalle dei lavoratori e della nostra comunità.
Ci troviamo infatti di fronte a un management che prima lamenta la perdita di clienti e le fermate produttive per poi annunciare disinvestimenti e un progressivo azzeramento delle attività in vista della prossima estate. Dal punto di vista etico e sociale, quindi, questo comportamento rappresenta un vero e proprio tradimento poiché non si può sfruttare un territorio per decenni usufruendo delle sue eccellenti competenze per poi chiudere i rubinetti al primo cambio di rotta deciso nei salotti parigini lasciando centinaia di famiglie nella più totale disperazione tra dipendenti diretti, lavoratori in somministrazione e addetti dell’indotto.
Proprio per scongiurare l’ennesima fuga industriale che ricalca il copione di un film già visto nel nostro territorio, dobbiamo pretendere risposte anche dal Governo che grazie all’interrogazione parlamentare presentata nei giorni scorsi dal nostro deputato Claudio Stefanazzi, è stato già sollecitato. Infatti al Ministro Urso abbiamo chiesto e pretendiamo assoluta chiarezza sulle procedure di vendita e sulle reali prospettive industriali del sito affinché le operazioni di riorganizzazione societaria non si traducano nell’ennesima emorragia occupazionale inaccettabile per il comparto chimico-farmaceutico brindisino.
A fronte di questo scempio, la reazione delle Istituzioni può essere determinante e per questo rivolgiamo un appello forte e accorato alla Regione Puglia affinché intervenga con il massimo rigore possibile. L’azienda ha infatti in essere accordi di programma e altre linee di finanziamento ereditati da Sanofi mediante fondi pubblici che sono vincolati a precise clausole di salvaguardia occupazionale e noi pretendiamo che qualora non vengano rispettati gli impegni sul mantenimento dei livelli di impiego si giunga senza esitazioni a revocare ogni singolo euro di aiuto concesso dal momento che il denaro pubblico deve generare valore sociale e lavoro anziché finanziare disimpegni e desertificazione industriale.
In questa fase estremamente delicata l’imminente cessione dello stabilimento non può assolutamente avvenire a scatola chiusa né tantomeno può essere preceduta da inaccettabili snellimenti preventivi dell’organico messi in atto al solo scopo di compiacere chi subentra. È invece imprescindibile e urgente riaprire in via permanente il tavolo della task force regionale Sepac, che si è dimostrata ancora una volta una irrinunciabile garanzia, pretendendo la convocazione non solo dell’attuale management ma, anche e soprattutto, dei potenziali compratori per discutere a viso aperto del futuro produttivo dello stabilimento che deve essere salvaguardato nella sua interezza e orientato verso un piano industriale finalmente diversificato e sostenibile.
Noi non siamo disposti a elemosinare ammortizzatori sociali ma rivendichiamo una politica di sviluppo vera che garantisca non solo la difesa dei posti di lavoro attuali ma guardi anche all’implementazione e alla crescita dell’occupazione in una prospettiva di rilancio che restituisca a Brindisi le certezze necessarie.
Partito Democratico Città di Brindisi
