Una revoca contestata, un atto definito “illegittimo” sotto più profili e una richiesta formale di annullamento in autotutela con risarcimento danni. Si apre un nuovo fronte nella vicenda della Brindisi Multiservizi con la diffida inviata dall’avvocato Rossana Palladino, ex amministratore unico della società partecipata, al Comune di Brindisi e a una pluralità di soggetti istituzionali, compresa la Procura e la Guardia di Finanza.
Al centro del documento, il provvedimento di revoca adottato il 17 marzo 2026 e il successivo decreto sindacale, mai notificati formalmente secondo quanto sostenuto dalla professionista, che ora ne chiede il riesame e l’annullamento, contestandone la legittimità sia sul piano amministrativo sia su quello societario.
Nella diffida, Palladino ripercorre il proprio mandato alla guida della società, iniziato nell’ottobre 2024 in un contesto definito “fortemente compromesso” dal punto di vista economico-finanziario.
L’ex amministratrice rivendica di aver avviato un percorso strutturato di risanamento, culminato nella composizione negoziata della crisi e nell’approvazione di un piano triennale di riequilibrio. Tra i risultati indicati figurano il miglioramento degli indicatori economici, la riduzione dei costi, il rafforzamento dei controlli interni e un risultato ante imposte positivo.
Secondo la ricostruzione difensiva, tali attività si sarebbero svolte in piena trasparenza, con flussi informativi costanti verso il socio pubblico, circostanza che renderebbe infondate le contestazioni mosse dall’amministrazione comunale.
Uno dei passaggi più delicati riguarda il deterioramento del rapporto con il Comune. La diffida descrive una progressiva trasformazione del confronto da istituzionale a politico, con critiche pubbliche, pressioni e interferenze nelle scelte gestionali.
In questo quadro, la revoca verrebbe interpretata come esito di dinamiche estranee alla gestione societaria, maturate in un contesto politico e mediatico ritenuto “non coerente con la realtà documentale”.
La stessa contestazione del venir meno del rapporto fiduciario viene respinta: secondo Palladino, non può sostituire l’accertamento di fatti specifici e oggettivi, soprattutto nel caso di società in house, dove valgono stringenti obblighi di motivazione.
La diffida entra poi nel merito giuridico, individuando diversi vizi nel provvedimento:
Incompetenza dell’organo: la revoca, secondo la tesi difensiva, avrebbe dovuto essere adottata nelle forme societarie e non tramite delibera di Giunta. Difetto di istruttoria e motivazione: gli atti si limiterebbero a richiamare genericamente il venir meno della fiducia. Travisamento dei fatti: contestazioni basate su circostanze già note e condivise con il Comune. Mancata notifica: la revoca sarebbe stata appresa solo attraverso la stampa, con lesione del diritto di difesa.
A questi si aggiunge l’ipotesi di uno “sviamento di potere”, ovvero l’uso degli strumenti amministrativi per finalità diverse da quelle pubbliche.
La contestazione si estende anche alla nomina del nuovo amministratore unico, indicata come illegittima in quanto fondata su un atto presupposto viziato.
Particolare rilievo viene dato alla natura temporanea dell’incarico conferito, che – secondo la diffida – sarebbe stato prorogato di fatto oltre i limiti previsti, nonostante la conclusione della procedura pubblica di selezione.
Una situazione che potrebbe aprire anche profili di responsabilità contabile e potenziali contenziosi.
Il documento non si limita agli aspetti tecnici. Viene delineato un quadro fatto di “pressioni sistematiche”, interferenze e tentativi di ottenere dimissioni volontarie, fino a ipotizzare un utilizzo distorto del controllo analogo da parte del socio pubblico.
Alcune circostanze, si legge, sono già state segnalate alle autorità competenti, con produzione di materiale documentale.
La diffida rappresenta un atto formale di apertura di contenzioso. L’ex amministratrice chiede l’annullamento della revoca, il risarcimento dei danni e si riserva ulteriori azioni in sede civile, amministrativa e penale.
Sul piano politico e amministrativo, la vicenda della Brindisi Multiservizi si conferma uno dei dossier più delicati per l’ente, con possibili ripercussioni sia sulla governance della società sia sugli equilibri istituzionali e di bilancio.
Ed in questo contesto non possono non pesare le recenti dichiarazione a mezzo stampa della stessa Palladino in relazione ad alcuni lavorazioni che sarebbero state affidate per un importo definito “sovrastimato”.
