Paola Crescenzo è una filmaker e giornalista del Nuovo Quotidiano di Puglia. Si occupa di scrittura cinematografica, regia e montaggio. Il suo corto “Guasto”, è stato proiettato nel mese di ottobre al “Alzheimer Fest 2025 – Stile di Vita”, una carovana itinerante che grazie all’impegno di Eridano Cooperativa Sociale, ha scelto la città di Brindisi come tappa conclusiva dell’evento. Paola Crescenzo è stata ospite della trasmissione radiofonica Radiazioni Cult Musica Poesia Resistenza.
Riportiamo una parte dell’interessante intervista realizzata negli studi di Ciccio Riccio.
Marco Greco: Nel 2019 hai dato vita a “Guasto”, un cortometraggio vincitore del bando “Social Film Fund” di “Apulia Film Commision” e “Fondazione con il Sud” che tocca i temi dell’Alzheimer. Come ti sei approcciata a questo disturbo neuro cognitivo e come nasce l’idea di creare un corto?
Paola Crescenzo: Il racconto del corto l’ho vissuto in prima persona, prima del 2019. Ero in compagnia di mia madre e di una persona anziana di cui aveva cura. Rientrando a casa abbiamo trovato l’ascensore guasto, costringendoci a salire cinque piani a piedi. Raggiungere l’appartamento si è trasformato in un insolito viaggio fatto di pause e disorientamento. La malattia dell’Alzheimer dell’anziana signora ha iniziato a dare dei segnali e prendere forma. Nel tragitto ci sono stati diversi incontri con gli altri inquilini del palazzo. Da questa esperienza è nata l’idea di lavorare a un cortometraggio.
M.G.: A “Guasto” hai curato la scrittura e la regia avvalendoti di diversi attori e musicisti professionisti…
P.C.: Ho avuto il piacere di lavorare con artisti molto bravi. L’interprete principale è Lucia Zotti, apprezzata attrice teatrale e cinematografica pugliese; Sara Bevilacqua, eccellente attrice brindisina, con cui avevo già avuto modo di lavorare nel mio primo corto, ha svolto il ruolo della badante. Ci sono anche Andrea Simonetti, Aurelia Cipollini e Valeria Schifeo che ha curato la fotografia. Il corto si avvale di una colonna sonora originale di Antonio Mangialardo e della “Canzone arrabbiata” scritta da Nino Rota ed eseguita da Rachele Andrioli e Rocco Nigro.
M.G.: Parlare di Alzheimer significa rompere i tabù che la circondano e fugare le paure anche attraverso l’arte, un atto di coraggio per superare le solitudini, le difficoltà e i bisogni. Qual è il messaggio finale di “Guasto”?
P.C.: Quello che più mi ha colpito nella storia reale, e che ho voluto mettere in evidenza nel corto, è stato quello di vivere le relazioni all’interno di uno spazio, in questo caso le scale e il pianerottolo. Di solito sono fugaci, fredde, si cerca di evitarsi. Nel corto invece, diventano un luogo di passaggio e ci si accorge dei vicini. Dietro a quel pianerottolo ci sono persone con le loro storie e sofferenze ma si incontrano anche tante energie positive. Accorgersi di quello che succede, a volte, aiuta a vivere meglio.
M.G.: In che modo l’arte può aiutare alla conoscenza ma anche al dono come aiuto concreto per questa malattia?
P.C.: L’arte, il cinema, la musica possono avvicinare alla conoscenza di un argomento che si conosce poco, dove esiste un pregiudizio, uno stigma. Può aiutare ad enfatizzare le storie degli altri e avvicinare le persone.
MARCO GRECO
