May 25, 2024

Brundisium.net

Un anno fa, un residente che aveva segnalato gli atti vandalici perpetrati da gruppi di ragazzini nei pressi del Parco Di Giulio, è stato minacciato e la sua auto è stata pesantemente danneggiata.

In queste ore, sempre il Parco Di Giulio è lo scenario di un video che sta facendo il giro dei social.
Le immagini immortalano un gruppo di adolescenti che bullizza un coetaneo. Mentre uno dei ragazzi filma con il cellulare, gli altri minacciano e spingono (letteralmente) uno di loro ad aggredire la vittima. Diversi altri adolescenti assistono impassibili, finché un passante non interviene per fermare la violenza.
Il danno, però, è già fatto. Il giovane aggredito ha riportato lividi fisici e, soprattutto, cicatrici emotive.

 

Una madre coraggiosa ha pubblicato il video su Facebook con l’intento di accendere i fari sulla serie di terribili violenze portate da alcuni giovani e, senza mezzi termini, ha puntato il dito contro le loro famiglie.

Dopo qualche ora il video è stato rimosso per rispetto della privacy della vittima che già stava affrontando un trauma significativo.
I suoi genitori hanno sporto denuncia, ma la legge italiana rende difficile perseguire penalmente i responsabili, poiché sono tutti al di sotto dei 14 anni.

In ogni caso, la circostanza che queste azioni siano state documentate e condivise sui social media ha portato il problema direttamente nelle case di ogni cittadino ed ha squarciato il velo del silenzio: vedere bambini e preadolescenti coinvolti in atti di violenza ha avuto l’effetto di scuotere la comunità.
Soprattutto le madri di famiglia appaiono oggi determinate a non far più finta di niente.

 

E’ proprio questo il punto.

Non è più possibile fare ancora finta di niente. Non si può assistere inermi che un parco nel cuore di Brindisi sia trasformato in un palcoscenico di violenza giovanile. Non si può accettare che la brutale realtà delle baby gang prenda sempre più piede anche da noi.

 

Oggi che la situazione è esplosa in tutta la sua drammaticità, non è consentito indugiare oltre. Occorre intervenire, e farlo presto!
Le gesta delle madri che denunciano pubblicamente quanto accaduto e chiedono ai genitori di tenere sotto controllo i propri figli, rappresentano un primo passo importante verso la consapevolezza e l’azione.
E’ assodato, però che, le coraggiose denunce dei residenti, alla lunga, sono destinate a non produrre effetti, se non quello di esporli a danni e ripicche.

Ecco perché è giunta l’ora che le Istituzioni prendano in mano la situazione senza lasciare che il problema sia affrontato esclusivamente dai cittadini.

 

Bisogna porsi l’obiettivo prioritario di prevenire e reprimere il fenomeno del bullismo tra i giovani.
Occorre mettere in atto politiche sociali idonee a sollecitare maggiore responsabilità genitoriale.

Appare chiaro che esistono genitori che non sono consapevoli di dove si trovano i propri figli e cosa fanno quando sono lontani da casa. Vanno responsabilizzati. E laddove ci sono genitori che non sono in grado o non ci pensano proprio a porsi certe domande, va instillato nei loro figli il rispetto per gli altri e va insegnato loro a risolvere i conflitti in modo pacifico, anziché ricorrere alla violenza.

 

La nostra comunità non può più aspettare.

 

E’ tempo di implementare programmi educativi nelle scuole, di aumentare la sorveglianza nei luoghi pubblici, di coinvolgere le famiglie e le associazioni nel supportare i giovani a rischio.
Solo così possiamo sperare di creare un futuro in cui i parchi come  il “Di Giulio” siano luoghi di gioco e di incontro, anziché scenari di violenza e paura.

 

Brindisi che si accinge ad essere sede della cena dei potenti del G7 e che aspira a diventare Capitale Italiana della Cultura non può essere il teatro impassibile di certe scene.

Oreste Pinto

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