May 22, 2024

Brundisium.net

Quello che alla vigilia si presentava come un match ad alto rischio si è rivelato tale.

Primo stop casalingo per l’Happy Casa Brindisi che, contro la Fiat Torino, ha messo a nudo i suoi attuali limiti ma, al tempo stesso, specialmente nella seconda metà di gara, ha mostrato le potenzialità sulle quali lavorare per il futuro.

 

 

Fatta eccezione per Marco Giuri, Anthony Barber e Cady Lalanne per il resto tutti da rivedere, a cominciare da Brian Randle, ancora lontano parente di quel giocatore che gli appassionati di basket hanno ammirato sui parquet di tutta Europa.

Attualmente l’ex Maccabi Tel Aviv non ha ritmo e condizione fisica, ma soprattutto ha soltanto una settimana intera di allenamento nelle gambe, quella di avvicinamento al match col Torino.

 

E’ apparso indietro nella condizione anche Milenko Tepic, altro giocatore d’esperienza, impalpabile per tutta la durata del match, quasi mai incisivo e a tratti impacciato.

 

Ciò significa che quando questo roster avrà a disposizione questi due atleti al top sicuramente ne beneficerà l’intero gruppo a disposizione di coach Sandro Dell’Agnello che, specialmente nella seconda metà di gara ha alternato difese a uomo a difese a zona (soprattutto fronte pari) per provare a mettere in difficoltà l’attacco piemontese capace di mettere a segno ben 46 punti nei primi 20’.

 

Scelte tattiche che alla fine hanno pagato, considerato che la Fiat nei secondi due quarti ha realizzato 26 punti parziali ma soprattutto ha rischiato di essere raggiunta all’ultimo minuto di gioco.

 

 

E’ stato infatti grazie al grande orgoglio del brindisino doc Marco Giuri (per lui 16 punti e sette assist) che Brindisi si è riportata sotto nel punteggio dopo aver inseguito per tutto il match fino ad avere il possesso del pareggio sul -3.

E’ finita invece 72-67 per Torino che si è dimostrato organico più completo ed esperto, ma soprattutto con ambizioni diverse rispetto a quelle di una Happy Casa Brindisi ancora alla ricerca dei migliori equilibri tecno-tattici.

Infatti, spesso i bianco azzurri si sono affidati alle iniziative dei singoli con tiri forzati e affrettati che si sono esposti al micidiale contropiede dei piemontesi che quando hanno premuto sull’acceleratore sono scappati via con troppa facilità, facendo arrabbiare e non poco coach Dell’Agnello.

 

 

Più equilibrio e soprattutto maggiore pressione difensiva nella seconda metà di gara quando Brindisi ha sistemato qualcosa in fase offensiva ma soprattutto ha concesso meno all’attacco della Fiat che solo grazie all’esperienza dei suoi fuoriclasse ha trovato canestri pesanti.

 

 

Per Brindisi da rivedere le prestazioni di Obi Oleka, apparso troppo evanescente e poco concreto, di Scott Suggs, troppo discontinuo e poco preciso al tiro, ma soprattutto quasi mai capace di incidere nell’economia del gioco offensivo di Brindisi.

 

 

Al di là della sconfitta resta comunque il buon secondo tempo disputato, dal quale bisognerà ripartire per migliorare in vista dei prossimi impegni della Happy Casa, a cominciare dal posticipo di lunedì a Pistoia, prima del match casalingo contro i campioni d’Italia di Venezia e la trasferta di Milano. Insomma un poker quasi impossibile sul quale costruire la solidità che da qui in avanti dovrà portare Giuri e compagni alla salvezza.

 

 

A condizione che il PalaPentassuglia torni ad essere quel campo “caldo” dove i tifosi storicamente hanno da sempre rappresentato il “sesto uomo” in campo.

Sarà stato per la diretta Eurosport o forse per l’orario (palla a due alle ore 12), ma resta il fatto che erano troppi gli spazi vuoti sulle tribune del palasport.

Per il momento può rappresentare un singolo episodio, ma se si considera che gli abbonamenti sottoscritti in questa stagione sono stati poco più di 2200 bisognerà cominciare a riflettere per il futuro e capire se il fenomeno basket, nonostante gli sforzi compiuti dalla dirigenza, interessa soltanto questi 2200 o se intorno a questa squadra (da ricordare che è una delle tre nella massima serie nel meridione) c’è ancora interesse e affetto che porterà a riempire le tribune del vecchio palasport per tutta la stagione.

Un indizio di certo non costituisce una prova, ma se l’andazzo dovesse essere questo anche nelle prossime partite, e considerato che dalla prossima stagione bisognerà avere necessariamente un palasport con una capienza minima di 5000 posti, allora sarebbe inutile continuare a dannarsi l’anima (attraverso l’acquisizione di fondi pubblici e privati, senza considerare gli sforzi compiuti dai soci della New Basket) per provare a costruire quella che rischierebbe di diventare una vera e propria cattedrale nel deserto.

 

Quella a cui sono chiamati gli appassionati di basket da qui a breve rappresenta una vera e propria prova di maturità che, se non superata, potrebbe indurre i dirigenti a fine stagione a gettare gioco forza la spugna.

 

Nel frattempo la società ha deciso di riaprire la campagna abbonamenti dalla quale, è inutile nasconderlo, si aspetta un primo segnale importante.

 

Pierpaolo Piliego

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