June 20, 2024

Brundisium.net

Incontro molto partecipato quello del 19 maggio scorso, organizzato a Brindisi dal comitato No al Carbone per un confronto sulla proposta A2A di riconversione della vecchia centrale Brindisi Nord con un mega impianto di compostaggio anaerobico insieme ad un impianto di solare termodinamico e pale eoliche. Sono molti i dubbi che emergono dal progetto presentato per una centrale ormai inattiva dal 2013 e per la quale si prevedeva la dismissione e la bonifica del luogo.

 
I relatori intervenuti: Geni Mancarella già componente del gruppo progettazione PUG Brindisi, Roberto Paladini Presidente Cooperativa InnovAction, Angelo Consoli Presidente del CETRI-TIRES e Alessandro Cannavale ricercatore e blogger de Ilfattoquotidiano. Gli interventi hanno trattato i temi con informazioni tecniche, prospettive e descrizioni di realtà già consolidate, a dimostrazione che una gestione innovativa dei rifiuti e dell’energia sono possibili ed anche necessarie per un’economia sana, rispetto della salute e dell’ambiente.

 
Geni Mancarella ha focalizzato l’attenzione sulla destinazione dell’area portuale attualmente occupata dall’ex centrale Brindisi Nord. Per quest’area infatti, già nel 2011, era prevista dall’allora amministrazione comunale Mennitti, una diversa destinazione rispetto al vecchio che prevedesse attività di retroportualità, quelle collegate agli scambi commerciali e passeggeri sul porto.

 
Roberto Paladini ha esposto l’esperienza del compostaggio di comunità realizzato nel Comune di Melpignano, un impianto innovativo ed ecosostenibile che utilizza il sistema aerobico abbinato alla lombricoltura. Questa soluzione al problema dello smaltimento dei rifiuti organici ha prodotto vantaggi economici per l’amministrazione e per i cittadini.
Angelo Consoli ha descritto i principi della Terza Rivoluzione Industriale. Qualsiasi impianto di grosse dimensioni non è più attuale, come già ribadito a livello europeo dal 2007. Seguendo i principi dell’Economia circolare il “rifiuto” non è un problema ma una risorsa, prima di divenire “rifiuto” ogni oggetto può essere riusato, poi riciclato e solo in ultima ipotesi trasformarsi in rifiuto, con ovvi vantaggi economici per la collettività, per la riduzione dei rifiuti e la creazione di un sistema virtuoso che genera anche posti di lavoro.

 
Alessandro Cannavale ha illustrato le enormi potenzialità dell’energia distribuita, delle smart grid e delle nuove tecnologie per la produzione ed autoconsumo di energia, nonché di quelle relative al risparmio energetico come ad esempio i materiali cromogenici e smart windows per arrivare alle case “Zero Energy”. Tutto ciò è già fattibile con il know-how che possiede oggi la Puglia.

 
Dopo gli interventi c’è stato un confronto costruttivo con singoli cittadini, rappresentanti di associazioni ed alcuni consiglieri comunali e regionali. Nonostante si tratti di un progetto descritto in poche pagine, esprimiamo le motivazioni per cui riteniamo che si debba respingere la proposta A2A:

 

1) In una zona in cui studi scientifici inerenti le emissioni dei tre impianti termoelettrici in termini di PM10 evidenziano un grave impatto sulla salute, è impensabile riattivare un nuovo insediamento industriale così vicino al centro abitato;

 

2) Il progetto prevede di reimmettere in rete il biogas prodotto, per questo il biogas deve subire trattamenti di desolforazione, deumidificazione, eliminazione dei composti organici volatili e delle polveri, rimozione dell’anidride carbonica, processo che avviene con l’ausilio di sostanze chimiche e produzione di rifiuti tossici che necessitano di discariche speciali, residui di acque derivanti dal trattamento anch’esse contaminate. Inoltre è possibile che lo stesso non sia accettato dal gestore della rete gas perché non sufficientemente puro. Parte di questo gas inoltre andrebbe a supportare con la sua combustione il solare termo-dinamico con nuove emissioni in atmosfera;

 

3) A2A parla di COMPOST prodotto di ottima qualità, processo anaerobico che non produce compost ma un DIGESTATO che è a tutti gli effetti un rifiuto. La digestione anaerobica produce percolato, che in parte viene riciclato sulla massa in digestione aumentando così il contenuto di sodio, cloruri, ferro, metalli pesanti nel prodotto finale;

 

4) In un’area ad alto rischio di incidente rilevante un impianto del genere rappresenta un ulteriore pericolo per la comunità. In Italia tra il 2013 e il 2014 si contano più di 10 incidenti nei soli digestori anaerobici, con esplosioni o sversamenti di digestato nelle aree circostanti, nei fiumi o nel mare;

 

5) Infine, l’area in questione dovrebbe prima di tutto essere bonificata con la relativa dismissione di tutti i gruppi, e poi restituita alla sua naturale funzione, che è quella portuale.

 
Rifiutare il progetto proposto da A2A vuol dire recupero ambientale, sviluppo portuale con il riutilizzo degli attracchi esistenti per evitare ulteriore cementificazione come quella prevista a S. Apollinare e l’eliminazione di un forte impatto paesaggistico dovuto alla imponente presenza della centrale, oggi visibile da ogni angolo della città che guarda il mare. I mega impianti generano sempre un grave impatto sul territorio, bisogna dare un freno a soluzioni calate dall’alto che violano la vocazioni naturali di questa città. E’ ora di voltare pagina.

 
 No al Carbone

No Comments