September 30, 2022

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bsp-500x250[1]BRITISH SEA POWER

“Machineries Of Joy” (Rough Trade, 2013)

www.britishseapower.co.uk

 

Tracklist:
01. Machineries Of Joy
02. K Hole
03. Hail Holy Queen
04. Loving Animals
05. What You Need The Most
06. Monsters Of Sunderland
07. Spring Has Sprung
08. Radio Goddard 09. A Light Above Ascending
10. When A Warm Wind Blows Through The Grass

10 piccole storie da un universo parallelo

“In questo momento, il mondo sembra spesso un posto isterico. Vorremmo che questo disco fosse un antidoto, un bel gioco di carte in piacevole compagnia”. Così i British Sea Power hanno presentato la loro quinta fatica discografica ufficiale, “Machineries Of Joy”, un titolo che omaggia il recentemente scomparso Ray Bradbury, autore di “Cronache marziane”, “Fahrenheit 451” e della raccolta di piccole storie “Le macchine della felicità”. Ma non c’è nulla di fantascientifico nei suoni e nelle atmosfere che pervadono questo lavoro, concepito tra le nebbiose Berwin Mountains del Galles, e da quel clima fortemente influenzato.

Sembrano proprio piccoli ma vividi racconti questi che arrivano a due anni di distanza da “Valhalla Dancehall” e a dieci dal debutto “The Decline Of British Sea Power”. Se da una parte queste nuove 10 canzoni sono forti di un campionario d’influenze, sapori e umori in continua espansione, dall’altro rappresentano la summa ideale di quanto riesca meglio a un gruppo che arriva in gran forma al traguardo del doppio lustro d’attività. Una collezione così eclettica che suona come un greatest hits, anche se non lo è: il suono è spesso cinematico, evocativo ma non evanescente, con una sapiente alternanza tra la pomposità dei tappeti d’archi e i più diretti riff chitarristici – tutto in perfetto equilibrio tra tensione e distensione.

Tutto questo dimostra che la band di Brighton non ha mai smesso di lavorare sodo; non importa se i colleghi che oggi sono arrivati col fiatone negli anni Dieci hanno raggiunto prima di loro i tanto agognati traguardi. I British Sea Power sono ancora come li abbiamo conosciuti, solo che oggi li ritroviamo più consapevoli della qualità del proprio songwriting. Pur non avendo perso il gusto per l’eccentricità, sono riusciti a confezionare l’album che finalmente può far avvicinare al loro mondo anche il neofita più restio. Se non è un successo questo… (http://sentireascoltare.com/recensioni/british-sea-power-machineries-of-joy/).

Ascoltare l’album dei British Sea Power significa incamminarsi in un sentiero che cambia costantemente direzione, una musica che a tratti sembra subire una mutazione genetica senza però che nulla si alteri o si deformi. Il loro marchio resta chiaro, così come la compattezza stilistica nei rimandi al post-punk, al rock degli anni duemila, a sonorità beatlesiane. E questo, indipendentemente dai giudizi di merito, compare nei resoconti di alcune recensioni anche non del tutto positive lette un po’ in giro per il web. Ma il suggerimento finale, per quanto mi riguarda, resta sempre il solito: non curatevi troppo di chi recensisce (neanche di noi!) e ascoltatela tutta la musica! La decisione di ciò che è buono e di ciò che non lo è, resta sempre del tutto soggettiva! (www.mentinfuga.com/web/index.php/british-sea-power-machineries-of-joy-una-raccolta-di-musiche-tra-refrain-di-chitarre-e-aperture-di-archi/).

Dieci anni di carriera non hanno quindi affatto disseccato la vena compositiva dei nostri, che probabilmente, con questo album, raggiungono i loro vertici, sia in termini qualitativi che di piacevolezza all’ascolto, segnale evidentemente di ispirazione, ma anche di raggiunta maturità. Detto che il gruppo ha dichiarato la propria volontà di rendere l’album “caldo e ristoratore, come una partita a carte tra amici”, fin dall’inizio si fa sul serio, con le atmosfere in stile kraut, sull’insistito del basso e sul tappeto di viola e tastiere della fantastica, cinematica “title track”, seguita dalla possente “K-Hole”, che ci introduce al lato più rockettaro dei nostri, mentre “Loving Animals”, un altro dei pezzi forti del disco, paga il dovuto agli immancabili Beatles. Il disco termina con la suggestiva “When A Warm Wind Blows Through The Grass”, probabilmente un altro dei momenti migliori del disco, con il suo arpeggio circolare e un’atmosfera quasi sinistra, degna conclusione per un disco notevole (www.distorsioni.net/canali/dischi/machineries-of-joy).

a cura di: Camillo “RADI@zioni” Fasulo

“RADI@zioni/N.R.G.” è un programma ideato da Camillo Fasulo e realizzato con la radi@ttiva collaborazione di Gabriella Trastevere, Mimmo Saponaro e Carmine Tateo, in onda tutti i lunedì tra le ore 22 e le 24 sull’emittente radiofonica “Ciccio Riccio” (www.ciccioriccio.it) di Brindisi.

 

 

 

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