April 8, 2026

Il contesto in cui viviamo ha in sé aspetti contraddittori, caratterizzati da ambiguità e paradossi.
Da quando la rivoluzione multimediale (dalla metà degli anni ’90) è entrata a far parte della nostra quotidianità, il mondo reale e quello virtuale progressivamente sono andati a sovrapporsi, rendendo a volte difficile la distinzione fra ciò che è tangibile, cioè che esiste realmente e che possiamo vedere direttamente e toccare e ciò che non lo è, che appartiene a quel mondo immaginifico che viaggia grazie ai canali multimediali.

Se un tempo (dai 40 anni in su ne abbiamo memoria) realtà e fantasia erano distinte, dai confini chiari e ben distinguibili, con la possibilità di convergere nell’atto creativo dell’artista o nella trascendenza di chi si inerpicava sui sentieri dell’immaginazione, oggi viviamo in un mix potenzialmente distruttivo per chi ne vive gli effetti.

Gradualmente le generazioni hanno subito il paradosso della realtà virtuale e dei suoi effetti deleteri, entrando in meccanismi perversi che annientano la persona e la sua capacità decisionale poiché mirano all’uso degli individui come strumenti di consumo di beni e prodotti.
Ecco che i nati dopo il 1995, chiamati Generazione Z, non hanno contezza di un mondo senza cellulare, tablet e p.c.

A rivoluzione avvenuta, non si vuole negare il vantaggio di un mondo web: dalla velocità dell’informazione alla possibilità di gestire in pochi istanti il mondo della conoscenza, prima ignoto a molti, all’uso straordinario della A.I. nei vari campi di applicazione, per finire con i social che se ben usati possono essere uno fra i vari strumenti di socialità…

Fondamentale per non esserne travolti, è imparare a gestire questa enorme mole di dati legati alla multimedialità.

Ne deriva che l’atteggiamento censorio da parte di educatori ed adulti nei confronti delle nuove generazioni, non raggiunge lo scopo primario. che dovrebbe essere quello di insegnare ad usare il mondo virtuale come un’opportunità di crescita, socializzazione ma anche di divertimento e relax ( videogiochi, playstation..).

Potremmo dunque assistere (perché no) ad un ‘ora di lezione sull’uso corretto di Tik Tok o Instagram invece di limitarsi a vietare l’uso di smartphone o iphone in classe.

In questo modo si potrebbe raggiungere l’uso consapevole di strumenti che lasciati senza istruzioni adeguate nelle mani di chi non ha la capacità di discernere da solo la distinzione fra realtà e fantasia, hanno un potenziale distruttivo.

 

Iacopina Maiolo

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